La gelosia | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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martedì 3 agosto 2010

La gelosia


La gelosia è un sentimento che parte dall'idea che ciò che io ho di più "caro" lo potrei, da un momento all'altro, perdere. Essa si lega al concetto di possessività, alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio. Entrambi i sentimenti pretendono l' "altro", vogliono la sua presenza in termini esclusivi e personali. Parlo di pretendere l'altro perchè lo si considera un "oggetto" piuttosto che un "soggetto".
Spesso chi ne è affetto manifesta la sua gelosia in assenza di qualunque fatto, di qualunque circostanza che possa giustificare un vissuto del genere.
Una doverosa premessa: bisogna distinguere fra gelosia "normale" e gelosia "patologica". La gelosia normale è inseparabile dal'amore per il partner, ed è sempre presente a livelli accettabili. Anzi se non ci fosse si potrebbe addirittura dubitare se è vero amore. Inoltre serve a far sentire l'amato veramente amato, perchè attraverso la gelosia manifestiamo la paura di perderlo. Invece parleremo di gelosia "patologica" quando essa assume le seguenti caratteristiche:
paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
sospettosità per ogni comportamento relazionale del partner verso persone dell'altro sesso;
controllo di ogni comportamento dell' "altro"; 
invidia ed aggressività verso i possibili rivali;
aggressività persecutoria verso il partner; 
sensazione di inadeguatezza e scarsa autostima di noi stessi.  
La gelosia, quella patologica è, dunque, il timore di perdere qualche cosa che si ritiene essenziale per il proprio benessere e che questo qualcosa, che si ritiene essenziale, altri possano impossessarsene. Essa si manifesta anche in assenza di qualsiasi motivo valido. Spesso proprio la gelosia è in alcuni casi la causa della rottura di una relazione. Anzi si teme tanto che una relazione possa finire che, senza volerlo, la si fà finire per davvero. La gelosia patologica prende origine da sospetti o circostanze infondate, affondando la sua vera natura in un'angoscia che prende forma nella mente senza nessun riscontro nella realtà. Quest'angoscia produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui si "costruisce" il "rivale" e le "prove d'infedeltà" e la realtà effettiva viene interpretata erroneamente. Tutto ciò può arrivare a dei veri e propri "deliri di gelosia" che spesso sono all'origine di veri e propri fatti di cronaca come i delitti passionali.
La gelosia patologica, il più delle volte, affonda le sue origini nell'infanzia in una cattiva relazione che il geloso ha instaurato con i propri genitori. Quest'ultimi non hanno adeguatamente rinforzato il bambino nella fiducia per sè stesso e nell'autostima contribuendo così a determinare un adulto geloso perchè non conscio delle sue possibilità e del suo valore, profondamente insicuro. Ciò porta a pensare che il proprio partner potrebbe amare un altro perchè più degno, a non essere sicuro del suo amore. Ma la gelosia patologica può tradire anche un desiderio di possesso assoluto del partner. Ciò avviene, anche in questo caso, per una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, sopratutto quello di sesso opposto.

C'è la presenza di un'affettività che non ha trovato correspensione durante l'infanzia, e si pensa di riscattarla da adulti, attraverso il possesso assoluto dell'altro.
In fin dei conti il Geloso, spesso, non vuole crescere, vuole solo manifestare il suo bisogno di possesso confondendolo con l'amore. Questa visione tipica dell'amore cortese, confonde la Gelosia con l'Amore.. in tale visione non si vuole il bene dell'altro ma fagocitarlo, possederlo, per garantire a se stessi il proprio valore.

Spesso i soggetti gelosi si incontrano e confondono un sentimento autentico di donazione reciproca con un sentimento velato e latente di gelosia auto-illudendosi che questo sia amore.
A volte vivono tutta una vita così non maturando mai (strutturando quella che si dice una coppia a vita-relazionale-chiusa).. e poiché hanno incontrato un soggetto che vive la stessa patologia rimangono ancor più fermamente cristallizzati in questa povertà ed in questa illusione. 
Per tali motivi, pur manifestandosi in maniera diversa, la Gelosia non è propria solo di un sesso ma è presente in ugual misura in entrambi i sessi.


Anche nella vita pastorale la Gelosia non smette di "mietere" vittime..
Come ogni contesto sociale, sia esso politico, lavorativo, collaborativo, anche la vita delle nostre comunità non è immune da questa patologia.
E come in ogni contesto sociale essa colpisce tutti impiegati e dirigenti, tesserati e leader politici, laici e clero.
Il geloso spesso non è disponibile al servizio ma, se lo è (anche se non appare) usa gli altri e le situazioni; usa anche Dio.
D'altronde non è capace di gesti di gratuità perché tutto gira, in fondo, sul suo tornaconto affettivo e sulla stabilità della sua nevrosi.
Per questo facilmente tiene il "muso" e si nutre dell'altrui senso di colpa. In genere è un lamentoso per professione.
Non ama invece promuovere la responsabilità sulla colpa proprio perché è incapace di maturare responsabilità verso se stesso. Spesso matura un sentimento distruttivo parallelo di invidia.
 

Il non piacersi non lo fa riuscire sull'essere se stesso e pertanto legge la riuscita degli altri non come un dono partecipativo ma come una sconfitta di sé. In questa dinamica il geloso è "intriso" del cancro della superbia.

Quante comunità sono ferite da questa piaga!

La gelosia, in fin dei conti camminando sulla linea dell'invidia, bestemmiando la persona, non fa altro che compiere quell'opera satanica di divisione che il maligno, invidioso fin dal principio, geloso di Dio e dell'uomo fin dall'inizio, ha compiuto e continua a compiere in forma sottile e untuosa.
Il Geloso in fin dei conti è un narcisista che fa ruotare tutto attorno a sé e ai suoi fantasmi tende ad essere falso, untuoso, manipolatorio, mormoratore, incapace di gratuità e di collaborazione.
Cos'è la gelosia



La gelosia non è una vera  malattia, ma può diventarlo.

Per alcuni è un fastidio, una sottile sensazione di disagio, per altri un’ossessione. A volte è un bisogno, una dipendenza. Per alcuni gelosi si nasce, per altri si diventa.
La gelosia non è tipica di una mente debole e immatura. La gelosia può essere compresa e riconosciuta, non negata e sottovalutata. La gelosia appartiene a quella gamma di sentimenti che hanno nell’animo umano un posto poco nobile come la rabbia, l’invidia, l’avidità.  Nella nostra cultura chi è geloso è compatito e approvato. La gelosia, al di là della sua connotazione negativa, pare garantire la presenza di affetti legittimi, primo fra tutti l’amore: chi ama davvero deve essere geloso.

Ritroviamo il “dramma della gelosia” in letteratura, in musica, nel cinema, nelle arti figurative,  addirittura nella giurisprudenza che sembra giustificarla e compatirla attribuendo un significato “onorevole” ai suoi delitti. Eppure spesso ci sfugge il sottile legame che la avvicina alla sua parente più prossima: l’invidia.
In termini psicologici non è facile distinguere l’invidia dalla gelosia. Al di fuori del rapporto tra innamorati la gelosia è quasi sempre invidia.

Il dizionario recita così: l’invidia è verso qualcosa o qualcuno che non abbiamo e vorremmo avere. La gelosia è verso qualcosa o qualcuno che crediamo di possedere e non vogliamo perdere. Tuttavia, chi è geloso viene capito e in qualche modo “giustificato”, mentre chi invidia è disprezzato e condannato tanto che, sin dal lontano Medioevo l’invidia capeggia tra i sette Vizi Capitali mentre la gelosia non è menzionata tra i peccati neanche da Dante.
La gelosia è comunemente considerata un difetto del carattere, talvolta un atteggiamento. Per molti la gelosia sarebbe in qualsiasi caso priva di legittimazione poiché sorgerebbe quando trattiamo come oggetti di nostra proprietà le persone che amiamo. Il geloso quindi commetterebbe un duplice crimine; tratta le persone come oggetti e ne rivendica il possesso esclusivo.
Si rilevano almeno tre caratteristiche tipiche della gelosia: il bisogno di possedere, il bisogno di controllare, la paura dell’abbandono.

Le persone gelose sono vittime di emozioni indesiderate che portano alla rovina proprio i rapporti a cui tengono di più. La gelosia insorge quando una nostra particolare relazione con qualcuno viene minacciata o riteniamo che lo sia.  Quando un rapporto é esposto al pericolo della infedeltà o della rottura si hanno reazioni molto varie e complesse. Molti Autori, a questo proposito, parlano di sentimenti di possessività, amore egoistico, vanità, eccessiva tendenza al controllo del proprio partner. Molti considerano la gelosia come una frustrazione dovuta alla diminuzione di attenzioni da parte del partner, altri parlano di gelosia retrospettiva che si manifesta nei confronti di persone non più presenti.

La gelosia atavica
 

Una delle teorie  sulla gelosia la considera alla stregua di un istinto atavico cioè un’emozione che avremmo ereditato dai nostri predecessori. Secondo alcuni autori la gelosia non solo è insita nella natura umana ma è l’emozione più fondamentale e diffusa e pervade tutti i rapporti umani. L’origine di questa emozione andrebbe ricercata nel passato dell’umanità quando l’uomo era primitivo e selvaggio.
Eppure  l’intensità e la forza della gelosia non diminuiscono con l’evolversi   dell’umanità,  con la cultura,  il progresso,  la ricchezza, l’industrializzazione. La gelosia, quindi è un istinto, molto vicino all’istinto di conservazione e di sopravvivenza. Questi autori parlano di gelosia atavica e non semplicemente istintiva per indicare il fatto che essa non è soltanto una tendenza ereditaria, ma anche una forza irrazionale che può divenire distruttiva. Non dimentichiamo che per gelosia si muore e per gelosia si uccide.

La gelosia infantile

 Se si esclude che la gelosia sia ereditaria allora si deve supporre che milioni di bambini in tutto il mondo hanno inventato di volta in volta la gelosia in maniera originaria.
Già nel 1927 si riteneva che la gelosia tra fratelli fosse essenzialmente un fenomeno indotto dai genitori. Accanto all’ostilità, alla diffidenza, all’imitazione, ai dispetti tra fratelli, ci sono anche attaccamento, affetto, interesse. Inoltre non tutti i conflitti tra fratelli sono attribuibili alla gelosia.
I bambini litigano per molte cose: sul possesso delle loro cose, dei loro oggetti, del loro territorio o dei propri spazi (“vattene dalla mia stanza”), sulla disciplina (i bambini si impartiscono ordini a vicenda). Forme accentuate di pura gelosia si presentano in quasi tutte le famiglie con l’arrivo di un nuovo nato. In questo caso sarà probabilmente il primogenito a soffrire di gelosia. Una ricerca dimostra che con l’arrivo di un neonato i fratelli più grandi diventano più piagnucoloni ed esigenti esibendo non di rado comportamenti regressivi.  
L’arrivo di un neonato in famiglia implica necessariamente una diminuzione delle attenzioni.   Spiegarci la gelosia infantile con i suoi moventi e le sue modalità di espressione ci è utile per capire quanto la gelosia sia “naturale” considerando il fatto che si manifesta così precocemente.

L’Esclusività 


Quello che le persone desiderano in una relazione affettiva è l’esclusività. Il concetto di “legame esclusivo” è molto importante sia nell’amore che nella gelosia. In questo caso non importa se l’intruso provochi una effettiva riduzione del tempo, dell’affettività, dell’amore: ogni intrusione in sé rappresenta una effettiva limitazione del carattere di specificità del rapporto. Lo si vede nelle relazioni in cui un partner, spesso per senso di colpa, ricopre l’altro di regali e attenzioni pur coltivando un legame con una terza persona. Anche nel caso in cui  l’ammontare complessivo delle risorse affettive venga distribuito in maniera da accontentare tutti, la perdita dell’esclusività sarà ritenuta comunque di importanza capitale.

Il possesso
 
Il discorso sulla esclusività non ci porta molto lontano da quello sulla proprietà, la possessività,  l’attaccamento. Usiamo la proprietà per soddisfare i nostri bisogni: di cibo e abitazione nel caso degli oggetti, di servi e prostitute nel caso delle persone.
La proprietà è anche alla base dell’orgoglio e della vanità: siamo orgogliosi di ciò che effettivamente ci appartiene, siamo vanitosi per il semplice fatto di possedere qualcosa. A rendere tanto precario il possesso di una persona è il fatto che la persona che possediamo ha un potere di controllo sull’amore che vogliamo a lei e che tanto più teniamo a quel possesso tanto più diveniamo vulnerabili.
Sarebbe come se in un mondo di collezionisti ognuno potesse tenere per se un unico oggetto d’arte. La qualità del pezzo rappresenterebbe la misura del proprio lavoro di collezionista.

Si consideri la descrizione di una donna che vede il suo uomo a tavola con un’altra:
“L’avrei uccisa. Se ne stava lì seduta nella mia cucina, con il mio uomo e mangiava nei miei piatti le mie uova”. Una delle esperienze più strazianti descritte dai gelosi è quella di dover improvvisamente constatare che i loro partner avevano ripetutamente violato l’esclusività del loro mondo privato per fare colpo su un’altra persona. Non va dimenticato, infatti, quanto il possesso di un altro includa il possesso di una casa, di un luogo condiviso, di una intimità condivisa, di ricordi condivisi.

Il bisogno di controllo


Spesso, purtroppo, la gelosia degenera in emozioni ancor più negative come la rabbia, 1’ira. Per gelosia si uccide, non dimentichiamo il delitto d’onore o il delitto passionale. Secondo alcuni autori quando aumenta a dismisura l’intensità di un “attacco” di gelosia si compiono azioni disdicevoli poiché si perde il controllo. Non il controllo di sé, il controllo dell’altro, della relazione, della situazione. Caratteristica di base del soggetto geloso è infatti il bisogno di controllare. Esistono due aspetti del controllo. Il primo riguarda le persone che, anche in condizioni di stabilità e al di fuori di una situazione di pericolo incombente hanno bisogno di conservare la supremazia e un rigoroso controllo sulla loro relazione. Tali soggetti tendono a reagire vivacemente nei confronti di ogni intrusione che ne minacci il controllo. L’altro aspetto del controllo riguarda la reazione nei confronti di una minaccia attuale. Alle volte è proprio il partner minacciato ad assumere per primo l’iniziativa (pur di controllare la situazione) e spingere l’altro al tradimento (“tanto prima o poi mi tradirà”).

I fondamenti della Gelosia
 
 La Gelosia trova le sue fondamenta in una persona che non si piace e non si stima. Si mendica con la violenza ciò che non si ottiene naturalmente.
In qualche maniera si estende quella fonte dei bisogni primari tipici nel neonato di cura, affetto e di centralità della propria esistenza.

Il Geloso è insicuro e diffonde insicurezza, spesso unisce a tale sentimento anche una condizione ansiogena.
Anche una persona che sembra apparentemente equilibrata, in determinate situazioni che colpiscono la delicata sfera delle profondità affettive, può manifestarsi come un "geloso".

Queste situazioni di "prova" sono importanti, talvolta necessarie, per rivelare, scoprire, la persona nella sua struttura base:

qui comincia, se lo si vuole, il cammino di guarigione;
qui può operare la Grazia di Dio e la presenza accogliente e ferma allo stesso tempo della Chiesa.

Anche gli apostoli nella loro relazione con Gesù manifestano questi sentimenti feriti ( cfr.Lc 9,46) e Gesù con accoglienza e con fermezza pian piano li orientò a superare se stessi.


Gelosia e invidia


Sebbene la gelosia si distingua per natura dall'invidia essa però porta la stessa matrice ferita.
La Gelosia non sopporta la separazione dall'altro; l'invidia non sopporta l'essere dell'altro.
Tale distinzione pur necessaria logicamente è in realtà puramente discorsiva poiché sia l'Invidia che la Gelosia nascono (psicologicamente) da una poca stima di sé e da un residuo infantile della vita affettiva, pertanto spesso si uniscono in maniera tale che è difficile dire dove finisce l'una ed inizia l'altra!
Entrambe nascono però dalla stessa nevrosi affettiva e di identità.

La protezione necessaria


Per amore di sé e dell'altro è necessario proteggersi dal Geloso con amore e con fermezza.
Questo si può fare solo se si è fatto i conti con la propria immaturità e il proprio grado di Gelosia.
Se si è fatto un buon cammino sulle proprie ferite si può aiutare l'altro innanzitutto con la presenza empatica e poi qualora ne si ha la possibilità con atteggiamento specialistico.
Tutti siamo in cammino e tutti abbiamo bisogno a questo livello di guarigione.
Se rimani dipendente da qualcuno generi Gelosia in te e in lui/lei. Devi insegnare a te stesso e al partner geloso a trattarti come vorresti essere trattato; guadagnare giustamente i tuoi spazi.

Spiega pure verbalmente perché fai una cosa, soprattutto quando ti senti in obbligo di farla.
Deciditi anche a dire di no; saper dire di no talvolta è il gesto di amore più grande.. è un profondo sì alla vita, al rispetto, all'altro e a se stessi. "Se il tuo partner desidera andare in un posto diverso da quello scelto da te, permettiglielo. Ricordati che si può sempre cambiare. Se ti accorgi di essere sottomesso, dipendente, puoi smettere di esserlo."

Tuttavia, talvolta, ciò è difficile perché il geloso sceglie i suoi simili in un circolo di alleanze sotterranee ed immature.
In tale "circolo relazionale di immaturità" non si capisce mai realmente chi è il carnefice e chi la vittima.
La persona gelosa non comunica, si sfoga con altri che non sono la persona interessata e non sa distinguere i contesti protetti da quelli non protetti... anzi se può sceglie proprio quelli non protetti per instaurare alleanze a sostegno della sua nevrosi.
Il Geloso non sa stare realmente da solo, non sa realmente essere autonomo.
Il Geloso non è capace di intimità e di indipendenza.
Se diventi indipendente, anche chi desidera dominar-ti inizierà a rispettarti.
Se inizi ad amar-ti poni il contesto psico-affettivo affinché anche l'altro si ami e si rispetti... o alla peggio non permetterai all'altro di farti realmente del male e quindi eviterai che l'altro strutturi sempre più la sua patologia.
Nella vita di coppia tali accorgimenti cautelativi sono necessari come l'aria che respiriamo, infatti la vera intimità nasce dalla maturità e non è da confondere con l'intimità fisica, la quale vissuta nell'impulso di superficie della sessualità nasconde in realtà un radicale bisogno di possedere l'altro e di confermare la propria isteria gelosa.
La vera intimità presuppone una libera donazione sessuata e quindi una guarigione dalla frustrazione e dalla nevrosi della Gelosia.

Il potere distruttivo della gelosia


LA GELOSIA può indicare un appropriato zelo per ciò che è giusto. Per esempio, Dio è geloso del suo buon nome, e così i suoi devoti servitori. (cfr.Esodo 34:14; I Re 19:10, 14; Ezechiele 39:25). Troppo spesso però la gelosia scaturisce da motivi errati o è mal diretta. Chi è geloso può sospettare degli altri senza motivo o risentirsi per le attenzioni che altri ricevono, pensando di essere l’unico ad averne diritto.

La gelosia errata ha un potere distruttivo. Può privare della serenità e alimentare ira e odio.

La persona gelosa può arrivare al punto di passare notti insonni, vomitare, soffrire di stomaco o di mille altri disturbi. Come dice il proverbio biblico, “la gelosia è marciume alle ossa”.(Proverbi 14:30)
 
Amore non significa Gelosia


La Gelosia uccide la libertà della persona.
La Gelosia dà sofferenza, l'amore dà libertà, salute psichica e spirituale.
Chi crede che se prova Gelosia ama. È nel torto.
L'amore è rispetto per l'altro, per le sue scelte, qualunque esse siano.
Il geloso non dà mai, pretende soltanto, anche quando sembra che dona.
La Gelosia è una malattia, e come tale deve essere curata.
Il Geloso dice "mio", il maturo dice "tu".
Amare significa capacità di trascendenza, Gelosia significa incatenarsi ed incatenare.
L'Amore porta alla ricerca  del vero; la Gelosia vive di dipendenze, nostalgie e di ricordi; alimenta e genera fantasmi; spiritualizza i difetti e non li chiama per nome.
Così facendo l'uomo veramente uccide pian piano il meglio che c'è in sé e tende a soffocare ed obnubilare il meglio che c'è nell'altro. L'amore invece promuove il meglio di ognuno.
Gli sollecita e gli ricorda la nostalgia di Dio; sempre!
La risposta nella Parola di Dio
 

Come già accennato in questo itinerario, la Parola di Dio offre un aiuto al dominare e guarire anche la piaga della Gelosia.
La religione si distingue dalla fede anche da questo:  là dove la religione, figlia della gelosia e dell'invidia diventa fondamentalismo produce morte.

La fede produce libertà dentro e fuori di noi, quella libertà dei figli di Dio a cui Cristo ci chiama... ciascuno ha dunque per spinta dello Spirito di Cristo una chiamata alla libertà  (cfr. Gv 8,32; Gal 5,13)
La chiamata alla libertà nasce innanzitutto dal chiamare le cose con il proprio nome, dal guardarsi dentro  senza mai barare con se stessi.
Terminologicamente la radice di Gelosia viene da dal Greco Zelous e nella Bibbia ha una valenza sostanzialmente positiva di interesse e affezione di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio; il termine in sostanza, eccetto alcuni casi, investe la positività del termine e non la sua accezione patologica.

Guardiamo alcuni brani salienti della Bibbia che trattano la Gelosia

Nel libro della Genesi leggiamo Gn 4, 3 "Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo».
L'equivalente opposto dello Zelo per Dio e per le "cose di Dio" è l'ira che Caino prova che ne causa l'abbattimento del volto (cioè una mancanza di autostima) e l'inizio della Gelosia-invidia verso Abele il fratello.
Dio lo mette in guardia nel non ascoltare questa pulsione dannosa perché essa porta all'omicidio.
Quello che non fa Caino è ascoltare fiducioso ciò che Dio gli dice, non vuole cambiare e tale disubbidienza consumerà la sua passione gelosa in omicidio con le conseguenze che conosciamo.

Infatti la gelosia, non dà un punto di vista formale ma sostanziale, spezza la comunione; l'unione con se stessi con Dio e con la comunità.
Questo è fondamentale.. è il geloso che alimenta la sua frattura con ciò che lo guarirebbe, cioè il "noi", la comunione; è il geloso, in definitiva, che si autopunisce. Egli è fonte del suo stesso malanno e della sua fuga dalla guarigione.
L'invidia che a volte ci muove tra un gruppo di appartenenza ad un altro, tra un ordine religioso ed un altro, tra una congregazione ed un'altra non segue altro che queste dinamiche di povertà affettiva e di povertà spirituale.
Questa gelosia può anche rovinare la migliore delle amicizie. Ben lo illustra il caso di Saul, re d’Israele, e del suo leale suddito Davide. 
Saul rimase colpito dal coraggio di Davide nell’affrontare il gigante filisteo Golia e nell’abbatterlo con una fionda da pastore, per cui mise Davide a capo dei suoi soldati. In questo incarico Davide sostenne lealmente la regalità di Saul e riportò numerose vittorie sui filistei. Un giorno accadde che Davide fu lodato con canti più dello stesso re Saul. Accogliendo i soldati vittoriosi al loro ritorno, le donne israelite danzarono cantando: “Saul ha abbattuto le sue migliaia, e Davide le sue decine di migliaia”. Saul se ne risentì molto, convinto che si stesse dando a Davide l’onore che spettava a lui come re. Da allora Saul cominciò a guardare Davide con sospetto, come un rivale che ambiva al trono. ( cfr.I Samuele 17:57, 58; 18:5-9).


I buoni rapporti di un tempo fra Saul e Davide cessarono. Pur non avendo alcun motivo per sospettare di Davide, Saul non si fidava più di lui. Ossessionato dall’idea che Davide minacciasse il suo trono, Saul decise di ucciderlo, così che Davide fu costretto a fuggire. (cfr. I Samuele 18:10-25; 19:9-12).

Il tipo di gelosia manifestato da Saul si può evitare. Come? Bisogna stare attenti a non essere troppo suscettibili per quanto riguarda la propria posizione, le proprie capacità o la propria reputazione. Se altri vengono lodati in nostra presenza, non dovremmo concludere che si voglia deliberatamente minimizzare ciò che abbiamo fatto noi. Anche se i commenti sembrano attribuire ad altri risultati maggiori, come nel caso delle donne che lodarono Davide, non si deve dimenticare che molte cose si dicono innocentemente, senza alcuna intenzione di fare paragoni. Specialmente le espressioni dovute alla spinta emotiva del momento vanno viste alla luce delle circostanze e non si possono prendere come valutazioni critiche dei singoli individui. È davvero triste quando tali affermazioni divengono motivo di risentimento nei confronti di qualcun altro.

La libertà offerta da Gesù



La Gelosia e l'invidia sono una nevrosi e nascono dalle tentazioni e dai legami del peccato.
La libertà offerta da Gesù, camminando con Lui, nella verità di noi stessi ci fa assumere il bisogno senza esserne dipendenti.
Ci fa amministrare le nostre passioni.
E si amministra solo ciò che si conosce.
Il bisogno non fa maturare la personalità.
Il bisogno non è mai una scelta.
Il bisogno non è mai sazio.
Il bisogno non è razionale.
Il bisogno rende schiava la persona che soggiace.
Il bisogno non rende liberi.
Il bisogno fa soffrire.
Il bisogno può essere diabolico, divide!
La Gelosia è un bisogno.
L'Invidia è un bisogno.
Ognuno è ciò che mangia.. se ti nutri di Cristo, della Sua Parola e vai a fondo nella conoscenza delle tue passioni senza ancorarci lo "sguardo", ma portandole come bagaglio nel cammino di Cristo e con Cristo, vedrai che esse pian piano perdono peso e poi scompaiono.. e se non scompaiono del tutto, sono lì, magari a ricordarti che sei una creatura sempre bisognosa di perdono.



La Bibbia mostra che per dominare la gelosia è indispensabile l’amore. 

Nelle Scritture leggiamo: “L’amore non è geloso”. (I Corinti 13:4) 

Se uno è incline a sospettare degli altri o a risentirsi per i riconoscimenti che ricevono, farebbe bene a imparare a conoscere quelli di cui è geloso. Dovrebbe cercare di vederne le buone qualità e sforzarsi di apprezzare quello che stanno facendo. Invece di partire dall’idea che gli altri stiano offuscando i suoi meriti, dovrebbe essere lieto che la lode vada a chi spetta. È ovvio che nessuna persona può fare tutto. La modestia e il buon senso dovrebbero farci capire che è una benedizione quando ci sono molte persone qualificate in grado di assolvere responsabilità.
 
Sotto questo aspetto Mosè vedeva le cose nel giusto modo. Quando Eldad e Medad ricevettero lo spirito di Dio senza che Mosè fosse presente e cominciarono a profetizzare nel campo d’Israele, Giosuè, l’aiutante di Mosè, divenne geloso per il suo “signore”. Giosuè pensava che la loro attività profetica sminuisse l’autorità di Mosè e che quindi dovesse essere impedita. Ma Mosè non fu geloso del fatto di non essere più l’unico sul quale lo spirito di Dio operasse in modo speciale, e corresse Giosuè con queste parole: " Vorrei che tutto il popolo di Dio fosse profeta, perchè Dio porrebbe su di esso il Suo Spirito" (Numeri 11: 10,29)

Ma che dire se la persona tanto lodata in effetti non se lo merita? Che dire se è stata sopravvalutata? Questo, ovviamente, può succedere. Il perspicace scrittore di Ecclesiaste osservò: “Esiste qualche cosa di calamitoso che ho visto sotto il sole, come quando esce uno sbaglio a motivo di chi è al potere: La stoltezza è stata messa in molte alte posizioni, ma i ricchi stessi continuano a dimorare semplicemente in una bassa condizione. Ho visto servitori a cavallo ma principi camminare sulla terra proprio come servitori” (Ecclesiaste 10:5-7).

A causa dell’imperfezione umana, funzionari, datori di lavoro e altri che hanno autorità possono commettere seri errori di giudizio. Possono mostrare scarso riguardo per chi ha lavorato sodo ed è un ‘principe’ o persona di nobili sentimenti, trattandolo come un semplice servitore. Allo stesso tempo possono favorire uomini molto meno qualificati. Questo può dare molto fastidio.

Ciò nondimeno, servirebbe a ben poco prendersela tanto per queste cose.

L’unico risultato sarebbe quello di perdere la pace di mente e di cuore. Ciò potrebbe anche influire negativamente sulla propria salute fisica. È molto meglio aspettare con pazienza. Il salmista ispirato esortò ad ‘aspettare Dio con ardente desiderio e a non mostrarsi accesi ad alcuno che ha successo nella sua via (cfr. Salmo 37:7).
A tempo debito anche chi ha commesso l’errore può vedersi costretto a riconoscerlo.

Dovremmo pure sforzarci di evitare di far nascere gelosie in altri

Le donne israelite che celebrarono col canto le imprese di Davide non pensavano affatto che questo avrebbe provocato accesa gelosia nel re Saul. Se avessero valutato bene la cosa, forse sarebbero state più caute per non dare l’impressione di attribuire più onore a un suddito che al re stesso. Riconoscendo che le persone sono imperfette, facciamo bene a stare attenti quando, in presenza di un’altra persona, lodiamo qualcuno o ciò che ha fatto. Vorremo assicurarci che ciò che diciamo non possa essere facilmente interpretato dall’altra persona come un paragone sfavorevole fra lei e colui che viene altamente lodato.
 
 
 Considerando quanto può essere dannosa la gelosia, dovremmo evitare di cedere ad essa noi stessi e di farla nascere in altri. A tal fine dovremmo sforzarci di coltivare un amore sempre più grande per ogni sorta di persone, apprezzandone le buone qualità e le capacità. Dovremmo anche tener conto dell’effetto che le nostre parole e azioni possono avere su altri. Questo contribuirà sensibilmente alla nostra felicità e al mantenimento di buoni rapporti col prossimo.




"Allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto" 
(I Corinzi 13:12) 
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