Servire o apparire | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

Ultime News

    • Pregare nel nome di Gesù

      Uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, ma allo stesso tempo, uno degli aspetti più fraintesi, è la preghiera. Come è vero che la preghiera è uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, è altrettanto vero che è estremamente facile sbagliare grandemente in questo campo. Un errore è quello di non pregare abbastanza. È molto facile credere di non avere tempo di pregare. Questo è un ragionamento sbagliato, perché alla base di questa convinzione c'è il pensiero che non abbiamo veramente bisogno di Dio. Però, dall'altro estremo, uno può anche pregare tanto, ma pregare in modo sbagliato. Vogliamo esaminare alcuni brani della Bibbia che parlano della preghiera, affinché possiamo averne un concetto più conforme alla Bibbia. Se preghiamo a modo nostro, che però non è conformato alle verità che Dio ci ha lasciato nella Bibbia, le nostre preghiere possono essere inutili, o peggio ancora, possono essere un'offesa a Dio. Perciò, prestate molta attenzione alle verità che Dio ci insegna nella sua parola sulla preghiera. La Bibbia insegna che dobbiamo pregare al PADRE. Troviamo questo insegnamento ripetutamente, come anche quello che lo Spirito Santo prega per noi. Ma la verità che vogliamo considerare molto più a fondo in questo studio riguarda il fatto che dobbiamo pregare nel nome di Gesù Cristo. Consideriamo, molto attentamente, che cosa significa pregare nel nome di Gesù. Chi può pregare? La prima verità da capire quando consideriamo la preghiera è: chi ha diritto di pregare? Ovvero, chi può pregare, avendo la certezza biblica che Dio lo ascolterà? Chiaramente, oggi, come sempre, tante persone pregano. Ma il fatto che tante persone pregano non significa che vengono ascoltate da Dio. Secondo la Bibbia, sono coloro che hanno Gesù Cristo come Signore e Salvatore, e perciò come Sacerdote e Mediatore, che possono pregare. Per esempio, in Ebrei 4:14-16, che è stato scritto per coloro che hanno Cristo come Sacerdote e Signore, leggiamo che è per mezzo di Lui che abbiamo accesso al trono di Dio per essere soccorsi. Quindi, è per mezzo di Cristo che possiamo pregare. Chi è senza Cristo non ha questo libero accesso al trono di Dio. Leggiamo il brano. “14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.” (Ebr 4:14-16) Quindi, solamente chi è un vero figlio di Dio ha diritto di pregare. A CHI si deve pregare? Quando preghiamo, a chi dobbiamo rivolgere le nostre preghiere? E' giusto pregare solo a Dio Padre, o si dovrebbe pregare anche a Gesù e allo Spirito Santo? Cosa ne dice la Bibbia? In Matt. 6:9 Gesù ci insegna a pregare, e Lui ci dichiara chiaramente di pregare a Dio Padre. “Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;” (Mat 6:9) In Giov. 16:23 Gesù parla della preghiera al Padre. “In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà.” (Giov 16:23) La Bibbia ci insegna ripetutamente, sia con insegnamenti, sia con esempi, che dobbiamo pregare a Dio Padre. Allora, qual è il ruolo di Gesù e qual è quello dello Spirito Santo? Se dobbiamo pregare a Dio Padre, che ruolo hanno Gesù Cristo e lo Spirito Santo? Nel nome di Gesù Gesù ci ha insegnato di pregare nel suo nome. Fra poco esamineremo questo concetto. Lo Spirito Santo Per quanto riguarda lo Spirito Santo, non esiste alcuna preghiera nella Bibbia rivolta allo Spirito Santo, tranne una profezia in Ezechiele 37. Quindi, visto che non esiste alcuna preghiera rivolta allo Spirito Santo, è chiaro che non dobbiamo pregare a Lui. Ma qual è il suo ruolo? Lo Spirito Santo ha il ruolo di glorificare Cristo e di indicarci la giusta strada per giungere a questo fine. “Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giov 16:14) Si può anche leggere Giov. 14:14-26. Quando un grande faro illumina un palazzo di notte, se fa un buon lavoro, non lo si nota neanche, ma si nota ed ammira solamente il palazzo. Similmente lo Spirito Santo è come il faro: ci aiuta a vedere ed ammirare la persona di Gesù Cristo. Inoltre, lo Spirito Santo, prega per noi aiutandoci nel nostro debole ed incerto modo di porgere le nostre preghiere, perché, Egli conosce Dio nel suo profondo. “26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.” (Rom 8:26-27) Che consolazione! Quindi, a chi dobbiamo pregare? Dobbiamo pregare a Dio Padre, nel nome di Gesù Cristo. per COSA si deve pregare? Per che cosa dobbiamo pregare? Possiamo pregare per qualsiasi cosa? Dio esaudisce ogni preghiera? È possibile chiedere qualsiasi cosa nel nome di Gesù, oppure, pregare nel nome di Gesù ci limita nelle nostre richieste? Chiaramente, nella carne, l'uomo prega per ottenere tutto quello che desidera. Prega per avere buona salute o per una guarigione, prega per avere successo negli affari, prega di superare gli esami a scuola, prega per avere sicurezza in viaggio, prega per un buon tempo durante le vacanze. Che cosa ne dice la Bibbia? Esaminiamo alcuni brani fondamentali sulla preghiera. Questi brani sono importanti per il loro insegnamento, ma spesso vengono presi fuori contesto ed interpretati male. Quando abbiamo un concetto sbagliato della preghiera, questo ci fa molto male spiritualmente. Giovanni 14 Consideriamo per primo il brano in Giovanni 14:12-14. Leggiamolo. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Prima di esaminare con cura questi versetti, ricordiamoci che a volte siamo tutti tentati di voler far dire alla Bibbia quello che ci è comodo. Cioè, nella carne, abbiamo la tendenza di interpretare la Bibbia non in base a quello che è realmente scritto, ma in base a quello che ci è comodo. Quindi, dobbiamo sforzarci di dividere rettamente questo brano. Alcuni credenti, e purtroppo anche delle chiese intere, interpretano erroneamente questo brano dicendo che noi possiamo chiedere qualsiasi cosa che desideriamo nel nome di Gesù, e Dio sicuramente ci esaudirà. Questo implica che la frase “nel nome di Gesù” diventa quasi una formula magica che ci fa ottenere quello che vogliamo. Questa falsa interpretazione fa diventare Dio il nostro servo celeste, soggetto ad ubbidire alla nostra volontà. Chi insegna questa falsa interpretazione cita la parte del brano che dichiara: “quello che chiederete nel mio nome, io la farò”, come se tutto l'insegnamento fosse racchiuso lì. Chi crede a questa menzogna, pensa che se preghiamo qualcosa con cuore, Dio la farà. Questo è un pensiero molto falso, e molto pericoloso. Pensiamo a come una persona che crede a questa falsità potrebbe pregare in diverse situazioni. Immaginate un credente che lavora in proprio. La sua attività comincia ad andare molto male, e lui rischia di perdere tutto. Non solo, ma ha anche dei grossi debiti con la banca legati all'attività. Citando questo versetto, egli chiede a Dio di salvare la sua attività. Perciò questo credente è sicuro, visto che ha pregato nel nome di Gesù, che Dio salverà la sua ditta. In un secondo esempio, un credente ha un figlio adulto ribelle, lontano dal Signore. Il credente prega, citando questo versetto, e così è convinto che Dio salverà suo figlio. In un altro esempio, un credente ha un figlio con una grave malattia. Il credente, prega, e citando questo versetto, dichiara che è sicuro che Dio guarirà suo figlio, visto che è convinto che si può ottenere qualsiasi cosa se la si chiede a Dio nel nome di Gesù. In un altro esempio, un credente sta cercando di comprare una casa, e avendone trovato una che gli piace tantissimo, prega, chiedendo a Dio di operare in modo che il proprietario abbassi il prezzo abbastanza da permettergli di comprarla. È convinto che Dio opererà per fargli ottenere quella casa al prezzo che desidera. Senza andare ad analizzare questi esempi in dettaglio, considerate il principio che sta alla base di questo modo di pensare. Se fosse vero che possiamo chiedere a Dio qualsiasi cosa che desideriamo, avendo la certezza che Lui ci esaudirà solamente perché abbiamo citato la frase “nel nome di Gesù”, allora, Dio diventerebbe il nostro servo celeste, pronto ad esaudire ogni nostra richiesta. Dio sarebbe soggetto alla nostra volontà. Se è così, allora Gesù ha sbagliato quando ha insegnato il Padre Nostro, perché avrebbe dovuto insegnarci a pregare: “sia fatta la nostra volontà, non la Tua” Però, Dio NON è il nostro servo, e NON esiste per esaudire le nostre preghiere come vogliamo noi. Non dobbiamo pregare che la nostra volontà sia fatta, ma che la volontà di DIO sia fatta! Ci sono tante verità bibliche che ci aiutano a capire questo principio. Per esempio, leggiamo Matteo 26:39, quando Gesù era nel Giardino: “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Gesù, nonostante i suoi diritti di Figlio di Dio, non chiese al Padre che cambiasse la sua volontà per esaudire la propria richiesta. Piuttosto, rese nota la sua richiesta al Padre, e poi, chiese che la volontà del Padre fosse fatta, non la sua. In Luca 22, Gesù stava preparando i discepoli per la sua morte. Egli spiegò a Pietro che sarebbe stato provato duramente. Notiamo che Gesù non chiese che Pietro potesse evitare la prova, pregò solamente per la fede di Pietro. Vi leggo. “31 «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; 32 ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli».” (Luca 22:31-32) Gesù NON ha chiesto che Dio gli togliesse la prova. In Apocalisse 2, Gesù sta parlando alle sette chiese. Notiamo quello che dichiara alla chiesa di Smirne. “8 «All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita: 9 Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. 10 Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. 11 Chi ha orecchi ascolti ciò che che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda.” (Apo 2:8-11) Egli spiegò che vari credenti in questa chiesa sarebbero stati messi a morte per la loro fede. Possiamo presumere che questi credenti erano padri e madri, e avessero le loro famiglie. Però, è evidente che la volontà di Dio per loro era che morissero per la loro fede. Dal brano però comprendiamo che la morte fisica non era una sconfitta, perché poi Gesù dichiarò che se quei credenti fossero rimasti fedeli fino alla morte, avrebbe dato loro la corona della vita. Quindi, Dio aveva stabilito il suo piano per quei credenti, e nessuna loro preghiera avrebbe potuto cambiare il perfetto piano di Dio. Non dovevano pregare Dio affinché li salvasse dalla morte fisica, presumendo per di più che Dio li avrebbe esauditi. Infatti, Dio ha un piano perfetto, che è la SUA propria volontà, e Dio fa TUTTO secondo la decisione della Sua volontà. È importante capire questa verità basilare. Quello che Dio fa, lo fa secondo la decisione della Sua volontà. Leggiamo Efesini 1:11 “In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà,” (Efe 1:11) Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, il mondo non sarebbe stabile, Dio non sarebbe Dio, e nulla sarebbe sicuro. La volontà di Dio cambierebbe di minuto in minuto, in base alle diverse preghiere che Gli arrivano da tutto il mondo. Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, per esempio, non sarebbe vero quello che è scritto nel Salmo 139:15,16 che riguarda il momento della nostra morte e di quella dei nostri cari. “15 Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” (Sal 139:15-16) Se Dio ci desse qualunque cosa che Gli chiediamo, questo brano non sarebbe vero, perché tante persone, vedendo arrivare la morte, pregherebbero, chiedendoGli di guarire o di superare il pericolo, e in questo modo sarebbe stata fatta la loro volontà, non quella di Dio. Se fosse così la morte non dipenderebbe più dalla volontà di Dio, ma dalla volontà dell'uomo. Non arriverebbe più al momento stabilito nel libro di Dio, ma nel momento stabilito da noi. Ma non è così! Non è l'uomo che stabilisce quando morirà, come non è l'uomo che stabilisce quando un certo problema deve risolversi come vuole lui. È il Signore che opera tutte le cose secondo la decisione della Sua volontà! Per esempio, leggiamo in 1Samuele 2:6-8 “6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. 7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. 8 Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo.” (1Sam 2:6-8) E' il Signore che determina le cose, tramite le nostre preghiere, non noi! Allora, qual è il senso di Giovanni 14:13, quando Gesù dichiara:    “e quello che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov 14:13)? Per capire bene questa verità, dobbiamo leggere non solo questa frase, ma tutto il suo contesto. Cosa significa “nel mio nome”? Dobbiamo capire il senso della frase, “nel mio nome”. Dobbiamo anche capire il motivo che ci spinge a pregare nel nome di Gesù. Gesù stesso ci spiega questa motivazione. Infine, dobbiamo capire altre condizioni che la Bibbia ci dà per poter pregare. Molto spesso, un brano non insegna tutta la verità biblica di un certo argomento, e deve essere considerato insieme ad altri brani. Quindi, qual è il senso della frase: “nel mio nome?” Chiedere “nel nome di Gesù” non è una formula magica che, aggiunta ad una preghiera, costringe Dio ad esaudirci. A quel punto, Dio sarebbe il nostro servo, e noi saremo i sovrani. Ma non è così! Pregare “nel nome di Gesù” non è una frase che si aggiunge a qualsiasi preghiera, per garantire che Dio farà come Gli abbiamo chiesto. Invece significa almeno due cose: 1. chiedere per i Suoi meriti Prima di tutto, pregare nel nome di Gesù significa pregare per i Suoi meriti, riconoscendo che noi non ne abbiamo. Nessun di noi merita alcuna cosa buona da Dio. Quindi, dobbiamo chiedere per i meriti di Gesù. Se chiedo un favore al mio migliore amico, lo chiedo nel mio proprio nome, cioè riconoscendomi degno, visto che sono il SUO migliore amico, che mi venga fatto questo favore. Però, se devo chiedere un grande favore all'amico del mio amico, che non conosco personalmente, so di non meritare da lui nulla (visto che non mi conosce), e perciò, non gli chiedo nel mio nome, ma gli chiedo nel nome del mio amico. Allora, chiedere nel nome di Gesù necessariamente implica un cuore umile. Chi chiede nel nome di Gesù SA che, per conto suo, non merita nulla da Dio. Perciò, questa consapevolezza della propria insufficienza cambia anche la richiesta stessa. Infatti chi sa di non aver nessun merito, non pretende nulla, e non considera Dio come Colui che esiste per esaudire i nostri desideri. Sa che Dio è sovrano, e va ai piedi di Dio umilmente, pronto ad essere sottomesso alla Sua volontà. Tutti questi sono aspetti del pregare nel nome di Gesù. 2. chiedere secondo la volontà di Gesù Dobbiamo però considerare anche una seconda verità estremamente importante nel fatto di chiedere nel nome di Gesù. Chiedere nel nome di Gesù significa anche chiedere secondo la Sua volontà, non la nostra. È importantissimo capire questo principio. Ripeto: chiedere nel nome di Gesù significa chiedere secondo la SUA volontà, non la nostra. Un soldato semplice, che porta gli ordini dati dal comandante agli altri, chiede nel nome del comandante. Non chiede quello che vuole lui, chiede quello che è la volontà del comandante. Infatti, se dovesse chiedere quello che vuole lui, usando il nome del comandante per ottenerla, sarebbe colpevole di un grave reato. In 1Giovanni 5:14,15, leggiamo una chiara spiegazione di quali sono le preghiere che Dio esaudirà. Leggiamo. “14 Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1Giov 5:14-15) Avete notato la frase: “se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce”? Chiedere nel nome di Gesù DEVE essere secondo la SUA volontà, non la nostra. Quindi, se preghiamo per ottenere qualcosa che desideriamo tantissimo, ma se non è la volontà di Dio, non possiamo chiederla nel nome di Gesù. Se preghiamo per quello che vogliamo noi, e aggiungiamo le parole, “nel nome di Gesù”, siamo come i pagani, usando quelle parole come un talismano, cercando di controllare Dio. Quindi, ricordiamo che chiedere nel nome di Gesù significa chiedere con umiltà, sapendo di non meritare alcuna cosa buona da Dio, e questo atteggiamento ci aiuta ad accettare qualsiasi cosa che Egli ci darà. Significa anche chiedere secondo la volontà di Cristo, non seconda la nostra volontà. Affinché il Padre sia glorificato Allora, qual è il senso di Giovanni 14:12-14? Per capire correttamente questo brano, dobbiamo leggerlo tutto, e leggere anche il suo contesto. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Notiamo che le richieste che facciamo qua sono legate al fare opere per la gloria di Dio, e infatti, il MOTIVO per cui Gesù ci esaudisce è per glorificare il Padre. Gesù non risponde ad ogni nostra richiesta. Risponde se la richiesta glorificherà il Padre. Infatti, in Giacomo 4:2-4 leggiamo: “2 Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:2-4) Non avete perché non domandate, ovvero, perché non pregate, e se domandate spesso non ricevete, perché domandate per spendere nei vostri piaceri. Quando chiediamo per ottenere quella che è la nostra volontà, Dio non risponde. Torniamo agli esempi che ho dato all'inizio di questo studio. Pensiamo all'uomo che lavora in proprio e la sua attività comincia ad andare molto male, e si ritrova con tanti debiti. Egli prega Dio affinché salvi la sua attività. Sta pregando affinché Dio risolva i suoi problemi. Non sta cercando la gloria di Dio. Nell'esempio del genitore che ha un figlio che spiritualmente cammina male (che è ribelle), quel credente chiaramente vuole che suo figlio sia salvato. È buono pregare per la salvezza dei nostri cari. Però, in un certo senso, quella preghiera può essere anche un frutto di egoismo, perché quel genitore non sta cercando per prima cosa la gloria di Dio. Non gli pesa il fatto che tanti altri genitori hanno figli ribelli. Egli vuole che SUO figlio sia salvato. Sta pensando, in fin dei conti, a se stesso. Poi ho fatto l'esempio del credente con il figlio con una grave malattia. Il genitore vuole che il figlio sia guarito, perché vuole il piacere di goderlo per tanti anni ancora. Però, nemmeno questa richiesta è cercare la gloria di Dio. È una preghiera per non dover subire la sofferenza della morte di una persona cara.    Poi c'era il credente che chiedeva l'intervento di Dio affinché potesse comprare la casa che gli piaceva tanto. Anche qua, il credente sta cercando di ottenere da Dio quello che sarebbe il suo gradimento. Non sta cercando in primo luogo la gloria di Dio. Quindi, non dobbiamo credere la terribile menzogna che basta pregare aggiungendo la frase “nel nome di Gesù” e possiamo essere sicuri che Dio ci darà quello che Gli chiediamo. Chiedere nel nome di Gesù significa chiedere che sia fatta la Sua volontà e significa anche farlo con un cuore umile, che quindi cerca non il proprio comodo, ma la gloria di Dio. Un brutto risultato Che cosa succede, quando uno crede la menzogna che Dio esaudirà qualsiasi sua richiesta? Quando Dio NON esaudisce quella preghiera, la fede di quel credente viene fortemente scossa. Egli sta molto male, e solitamente, o cade in grave depressione spirituale, oppure, si arrabbia con Dio. Perciò credendo a quella menzogna quel credente rimane deluso di Dio. Giov. 15:5-7,16 Quindi, è importante capire il senso vero dei principi di Giovanni 14. Per capire meglio questo discorso, esaminiamo qualche altro brano in cui Gesù parla della preghiera. Questi brani fanno parte del contesto di Giovanni 14. Giovanni 15:5-7 “5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.” (Giov 15:5-7) Qui, Gesù insegna che dobbiamo dimorare in Lui, e che lo scopo è affinché possiamo portare molto frutto. Poi, Egli dichiara che solamente se dimoriamo in Lui e se le sue parole dimorano in noi, sarà fatto quello che domandiamo. Questa è una condizione importantissima. “Dimorare in Cristo” significa essere in una condizione di umiltà, di santità di vita e di sottomissione alla sua volontà. Quando le parole di Cristo dimorano in noi, esse ci esortano a conoscere e a seguire la Parola di Dio. Quindi, non viviamo più per la nostra volontà, ma per la sua. Solamente se ci ritroviamo in questa condizione possiamo domandare a Dio quello che vogliamo e ci sarà fatto, perché significherà che domanderemo quella che è la volontà di Dio. Un altro versetto importante è Giovanni 15:16 “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.” (Giov 15:16) Gesù risponde alle nostre preghiere quando servono per portare frutto che rimane in eterno. Ostacoli alle nostre preghiere È importante menzionare alcuni ostacoli alle nostre preghiere. L'orgoglio Una cosa che ostacola sempre la preghiere è l'orgoglio. Se abbiamo orgoglio, Dio si allontana da noi. “Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.” (Sal 34:18) Quando abbiamo orgoglio non confessato, Dio resta lontano da noi. Possiamo fare bella figura davanti agli altri, possiamo apparire di essere zelanti, possiamo pregare tanto, ma sarà tutto inutile, tutto invano. Fino a quando non confessiamo il nostro orgoglio, Dio resterà lontano da noi. Mancanza di fede Un altro ostacolo alle nostre preghiere è la mancanza di fede, come leggiamo in Giacomo 1. “5 Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,” (Giac 1:5-7) Questo brano ci insegna l'importanza della fede. Chiaramente, dobbiamo ricordare le altre verità che abbiamo visto. Se prego qualcosa che non è secondo la volontà di Dio, posso avere la fede più grande del mondo, ma Dio non mi risponderà. Però, dall'altro lato, quando preghiamo secondo la volontà di Dio, è importante avere fede in Dio. Così, Dio viene glorificato, e noi saremo edificati. La Preghiera fatta con egoismo Abbiamo già menzionato prima che Dio non risponde alle preghiere fatte con egoismo, cioè, alle preghiere attraverso le quali vogliamo ottenere qualcosa NON per la gloria di Dio, ma perché è il nostro desiderio. Questo è ciò che ci dice Giacomo 4, quando parla delle preghiere fatte per spendere nei piaceri. Dobbiamo pregare, invece, per la gloria di Dio. Come conoscere la volontà di Gesù Visto che la preghiera che Dio esaudisce è quella preghiera fatta secondo la sua volontà, come possiamo sapere qual'è la volontà di Dio? Dio ci ha già rivelato molto della sua volontà, e ci insegna anche il modo in cui pregare quando non la conosciamo. Prima di tutto, come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Sappiamo quasi sempre quello che vorremmo noi, ma come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Gesù stesso ci dà un esempio di come pregare in questi casi in Matt. 26:39; Marco 14:36; Luca 22:42. Leggo da Matteo. “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Nella sua umanità, Gesù non voleva affrontare la sofferenza che sapeva di dover subire sulla croce. Però, il suo desiderio più forte rispetto al non voler subire quelle sofferenze, fu quello di voler fare la volontà del Padre. Quindi, ha esposto a Dio il suo desiderio, ma chiese che fosse fatta la volontà di Dio. Ed è così che anche noi dobbiamo pregare, quando non conosciamo con certezza la volontà di Dio in una certa situazione. Certamente possiamo portare tutti i nostri pesi a Dio, e anche dirGli quello che sarebbe il nostro desiderio, però poi dobbiamo confidare nella sua perfetta saggezza, e chiedere che sia fatta la Sua volontà. Conclusione La preghiera è una parte essenziale della vita cristiana e della nostra crescita. La preghiera è la nostra comunicazione con Dio, mentre lo studio della Bibbia è ascoltare Dio che ci parla. E importante pregare, però, è importante pregare nel modo che Dio stabilisce, per le cose giuste. L'unico vero accesso a Dio che abbiamo è quello per mezzo di Gesù, per merito di Cristo. Non solo, ma dobbiamo pregare secondo la SUA volontà, non secondo la nostra. Quando non siamo sicuri della volontà di Dio, è importante accettare la sua volontà, anche se è il contrario di quello che vorremmo noi. Infatti noi non sappiamo qual è la cosa migliore. Dobbiamo avere fede che la volontà di Dio è la cosa perfetta, anche se non siamo in grado di capire tutto quello che Dio sta facendo. Preghiamo, chiedendo che la volontà perfetta di Dio sia fatta! Preghiamo poi con fede, fede che Dio ci ascolta e ci esaudisce sempre, secondo la sua perfetta volontà. Non dimentichiamo che la preghiera non serve solo per fare richieste a Dio. Anche il ringraziamento ne è una parte molto importante. Inoltre, la preghiera serve anche per confessare i nostri peccati. E serve poi principalmente per chiedere che Dio sia glorificato. Le nostre richieste dovrebbero sempre essere per la gloria di Dio. Oh che possiamo diventare un popolo che prega sempre di più, non vedendo Dio come un servo celeste che esiste per darci quello che vogliamo noi, ma essendo spinti dal desiderio di vedere il nostro grande Dio glorificato! La nostra vera gioia, quella che ci riempirà per tutta l'eternità, consisterà nel vedere Dio glorificato. Quindi, che la gloria di Dio sia il desiderio del nostro cuore! Marco deFelice "Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste" (1 Giovanni 5:14-15) «Ti è piaciuto questo articolo? Non perderti i post futuri seguendoci»

    • Abramo era giudeo?

    • Un unico eletto

    • Vicini alla fine

    • Il quasi cristiano

martedì 28 settembre 2010
Unknown

Servire o apparire


Essere o apparire?

Ma siamo realmente sicuri e convinti che gli esseri umani siano gli esseri viventi più intelligenti sulla faccia della terra?
Ovviamente generalizzando, mi capita spesso di pensare che il mio cane , sia più intelligente di alcune persone che conosco.
Avere due gambe e non essere ricoperti da una folta pelliccia, implica, di per sé, il fatto di essere intelligenti? Non lo credo assolutamente.
È però certamente vero che le persone hanno fatto una marea di cose grandiose in qualsiasi campo si siano attivamente impegnate, ma credo anche che venga cancellato un pezzetto di progresso ogniqualvolta accada, a causa dell’egoismo umano, qualcosa di orribile all’interno della nostra società.
Come può essere considerato un gesto intelligente concepire un figlio e gettarlo poi nel cassonetto dell’immondizia? - Nessun animale farebbe mai una cosa simile.-
Com’è possibile arrivare ad accoltellarsi per un semplice tamponamento mentre si è in fila al semaforo?
Prendendo in considerazione tutto ciò, suppongo sia nomale che qualche dubbio possa sorgere.
Si può parlare di intelligenza, considerando persone che passano metà della loro giornata divise tra televisione, trucco, acconciature all’ultimo grido e, appena rincasate il sabato dopo la scuola domandano 200 euro ai genitori per lo shopping? Ma attenzione, diffidate dalle imitazioni, queste persone sono facilmente riconoscibili attraverso una semplice domanda: “ Qual è la differenza tra un rinoceronte e un ippopotamo?”
Si ritengono forse esseri intelligenti coloro che si dilettano nel lanciare i sassi dai cavalcavia?
Qualche decennio fa, si cercava di emergere, di raggiungere una posizione di riguardo all’interno della società; per fare ciò era richiesta una spiccata intelligenza, legata ad una notevole dose di sicurezza personale. Oggi, per diventare qualcuno (che per molti è sinonimo di apparire in tv), basta solo spogliarsi e dimenticarsi cos’è il pudore.
Non sto però dicendo che vorrei vedere tutti vestiti da esquimesi, ma penso che negli ultimi 5-6 anni, abbiamo veramente toccato il fondo.
Come si può parlare d’intelligenza all’interno di una società che ha scelto di apparire piuttosto d’essere?

  Oggi l'immagine è tutto. O quasi 
 
Quanti soldi spendono le aziende per curare la propria immagine? Quanto spende ognuno di noi per curare la propria? Viviamo in un mondo artificiale in cui l'apparire è più importante dell'essere.
Grazie alla diffusione su larga scala degli spot pubblicitari attraverso tutti i canali di comunicazione, percepiamo maggiormente questa continua ricerca dell'apparire a scapito dell'essere.
Da quanto leggiamo nella scrittura, l'uomo è sempre stato più attento all'aspetto esteriore che a quello interiore. Infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell'uomo: "L'uomo bada alle apparenze, ma il Signore guarda al cuore" (1^ Samuele 16:7).
L'uomo percepisce la realtà con i propri sensi e pertanto è normale che valuti in base a questi. Però, è necessario che i figli di Dio siano in grado di andare oltre l'apparenza quando si tratta di scegliere uomini che possano servire il Signore in determinati ambiti.
Noi non possiamo vedere il cuore, ma il Signore può scrutare l'uomo interiore. Egli può davvero vedere di che pasta siamo fatti. E allora dobbiamo affidarci alla sua guida per non rischiare di valutare in maniera superficiale.

Gli occhi di Samuele
 

Il verso appena citato, 1 Samuele 16:7, ha un contesto piuttosto interessante che ci permette di fare un confronto tra i nostri criteri di scelta e quelli di Dio.
Quando Dio lo mandò a casa di Jesse per ungere un re che avrebbe sostituito Saul, Samuele non esitò un attimo ad individuare un buon candidato: "Quando essi giunsero, egli posò lo sguardo su Eliab e disse: «Certamente l'unto dell'Eterno è davanti a lui» (1^ Samuele 16:6). Eliab era probabilmente alto e di bell'aspetto. Così gli occhi di Samuele andarono a colpo sicuro. Non possiamo biasimarlo, infatti egli si stava basando sull'esperienza precedente, quando Dio lo mandò ad ungere Saul: "Aveva un figlio di nome Saul, giovane e bello; tra i figli d'Israele non ce n'era uno più bello di lui; era più alto di tutta la gente, dalle spalle in su" (1^ Samuele 9:2).
In quell'occasione, Samuele lo presentò al popolo dicendo: "Vedete colui che il Signore si è scelto? Non c'è nessuno come lui in tutto il popolo". Tutto il popolo mandò grida di gioia esclamando: "Viva il re!" (1^ Samuele 10:24).

Saul era alto  bello. Samuele si aspettava quindi una scelta analoga. Perchè il nuovo re sarebbe dovuto essere diverso?
Ma Dio aveva una lezione da impartire a Samuele e a tutto il popolo di Israele. Infatti, quando, qualche anno prima, il popolo d'Israele aveva chiesto un re, il Signore se ne era rammaricato perché le loro motivazioni erano sbagliate (cfr.1 Samuele 8:4-7).
Da quando erano entrati nella terra promessa fino a quel momento, Dio aveva sempre ascoltato le loro suppliche e aveva mandato dei giudici che amministrassero la giustizia e li liberassero dai loro nemici. Ma ora, essi non volevano più gridare al Signore per essere liberati. Essi volevano un liberatore sempre pronto, sempre a disposizione, un re che amministrasse la giustizia, che marciasse alla loro testa in caso di guerra. Quando i nemici si fossero fatti avanti, sarebbe stato molto più comodo avere un liberatore pronto per l'uso senza dover gridare al Signore.
Così Dio li aveva accontentati dando loro un re giovane, alto, bello e forte che rispondeva alle loro aspettative. Ma Saul era come quei frutti che sono belli a vedersi ma dentro sono marci. Dopo un brillante inizio, Saul si rivelò per quello che era: tanto bello e forte quanto disubbidiente al Signore (cfr. 1 Samuele 13:8-14).
Così, di fronte a Eliab, il Signore ricorda a Samuele che le apparenze possono ingannare: "Non badare al suo aspetto nè alla sua statura, perchè io l'ho scartato; infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell'uomo; l'uomo bada alle apparenze, ma il Signore guarda al cuore" (1 Samuele 16:6-7).
Questa volta Dio avrebbe usato il suo criterio di scelta. Avrebbe scelto una mela sana piuttosto che una semplicemente bella. Avrebbe scelto Davide.
E la scelta del Signore si dimostrò subito la migliore. Quando un gigante filisteo di nome Golia si fece avanti per insultare e mettere in ridicolo gli Israeliti, sarebbe stato lecito aspettarsi che il loro re alto, forte e bello ne facesse un sol boccone. Non era stato unto proprio per occasioni come queste? Ma Saul aveva paura come tutti gli altri (cfr. 1 Samuele 17:11). D’altra parte, se ti basi sulla tua forza e sulla tua bellezza, puoi stare certo che prima o poi troverai qualcuno più bello o più forte di te. E di fronte a Golia la forza di Saul non bastava. 
Ma l’uomo che Dio aveva scelto, si avvicinò a Golia con un bastone, una fionda e cinque pietre nel suo sacchetto da pastore, dicendogli: “Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il gia­vellotto; ma io vengo verso di te nel nome del SIGNORE degli eserciti, del Dio delle schiere d ’Israele che tu hai insultate. Oggi il SIGNORE ti darà nelle mie mani e io ti abbatterò; ti taglierò la testa, e darò oggi stesso i cadaveri dell ’esercito dei Filistei in pa­sto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; così tutta la terra riconoscerà che c’è un Dio in Israele, e tutta questa moltitudine riconoscerà che il SIGNORE non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l’esito della battaglia dipende dal SIGNORE ed egli vi darà nelle nostre mani” (1^ Samuele 17:45-47).
Niente male per un giovane pastore. Benché non ne avesse l’apparenza, in lui c’era tutta la sostanza del guerriero che sa di avere Dio dalla sua parte. Credo che conosciate il resto della storia. Vi dico solo che Golia non fu in grado di raccontarla ai suoi nipotini.
Nessuno avrebbe scommesso su Davide, ma Dio lo sostenne e gli diede la precisione necessaria per vincere con un solo colpo. Non fu la forza di Davide a dargli la vittoria, ma la sua fede nel Signore. L’aspetto e la forza non sono tutto perché l’uomo non può fare nulla quando il Signore non è con lui.
In quel giorno Israele ha ricevuto una bella lezione da parte del Signore: il timore del Signore è più importante della forza e della bellezza. Il Signore é colui che libera dai nemici.
Il vecchio Samuele avrà sicuramente capito perché il Signore gli aveva chiesto di non fidarsi dei propri occhi.

Gli occhi dei Corinzi
 

Anche nella chiesa possiamo correre il rischio di badare alle apparenze piuttosto che alla sostanza.
Prendiamo l’esempio di Corinto. Paolo aveva servito fedelmente il Signore in quella assemblea, eppure i credenti stavano andando dietro ad altri uomini, sorti in mezzo a loro, che mettevano in ridicolo l’apostolo Paolo e facevano bella mostra di sé e della loro sapienza. A questi ultimi che “si vantano di ciò che è apparenza e non di ciò che è nel cuore”(2 Corinzi 5:12).
Paolo contrappone un modello completamente diverso: "Noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi" (2 Corinzi 4:7).
Il vaso di terra non attira lo sguardo su di sé ma può contenere un tesoro di grande valore. Ilcontenuto é più importante del contenitore.
L’atteggiamento umile e debole di Paolo era volontario ma veniva scambiato per debolezza perché i Corinti guardavano all’apparenza: "Voi guardate all’ apparenza delle cose. Se uno è convinto dentro di sé di appartenere a Cristo, consideri anche questo dentro di sé: che com’egli è di Cristo, così lo siamo anche noi. Infatti se anche volessi vantarmi un po’ più dell’ autorità, che il Signore ci ha data per la vostra edificazione e non per la vostra rovina, non avrei motivo di vergognarmi. Dico questo perché non sembri che io cerchi d’ intimidirvi con le mie lettere. Qualcuno dice infatti:“Le sue lettere sono severe e forti; ma la sua presenza fisica è debole e la sua parola è cosa da nulla” (2^ Corinzi 10:7-10).

Coloro che a Corinto si vantavano e criticavano l’apostolo Paolo probabilmente apparivano molto saggi agli occhi degli altri. Paolo ricorda loro che avrebbe potuto vantarsi in maniera ancora più efficace, se avesse voluto. Ma che senso avrebbe avuto confrontarsi con altri uomini? Occorreva forse stilare una classifica? No, Paolo preferiva che il proprio ministero venisse valutato alla luce del compito che il Signore gli aveva affidato. Egli voleva essere trovato fedele dal Signore, non dagli uomini: "Noi non abbiamo il coraggio di entrare in classifica o confrontarci con certuni che si raccomandano da sé; i quali però, misurandosi secondo la loro propria misura e paragonandosi tra di loro stessi, mancano d’intelligenza. Noi, invece, non ci vanteremo oltre misura, ma entro la misura del campo di attività di cui Dio ci ha segnato i limiti, dandoci di giungere anche fino a voi" (2^ Corinzi 10:12-13).

Paolo non aveva bisogno di vantarsi perchè i frutti del suo ministero parlavano chiaro: "Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno, come alcuni, di lettere di raccomandazione presso di voi o da voi? La nostra lettera, scritta nei nostri cuori, siete voi, lettera conosciuta e letta da tutti gli uomini; è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne" (2^ Corinzi 3:1-3).
La sostanza del suo ministero non poteva certo impallidire di fronte all'apparenza di quei sedicenti apostoli: "Stimo infatti di non essere stato in nulla inferiore a quei sommi apostoli. Anche se sono rozzo nel parlare, non lo sono però nella conoscenza; e l'abbiamo dimostrato tra di voi, in tutti i modi e in ogni cosa" (2^ Corinzi 11:5-6).
Può sembrare strano che i credenti di Corinto, benché avessero conosciuto Paolo, fossero così influenzati da questi detrattori dell’apostolo. Ciò dimostra che noi uomini ci facciamo impressionare facilmente dalle apparenze, da coloro che sanno fare discorsi persuasivi di sapienza umana, discorsi tanto pomposi quanto vuoti, che hanno l’apparenza ma non la sostanza. E’ triste considerare come spesso noi credenti siamo molto attirati da ar­gomenti che non aggiungono nulla alla nostra conoscenza di Dio e alla nostra vita di fede ma solleticano solo la nostra curiosità. La sostanza della parola di Dio, quella che predicava l’apostolo Paolo, non ci interessa più. Eppure Paolo si vantava proprio di questa rinuncia alla sofisticazione per annunciare il vangelo nella sua semplicità: "Questo, infatti, è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza di esserci comportati nel mondo, e specialmente verso di voi, con la semplicità e la sincerità di Dio, non con sapienza carnale ma con la grazia di Dio. Poiché non vi scriviamo altro se non quello che potete leggere e comprendere; e spero che sino alla fine capirete,come in parte avete già capito, che noi siamo il vostro vanto, come anche voi sarete il nostro nel giorno del nostro Signore Gesù" (2^ Corinzi 1:12-14).
 

A volte circondiamo di ammirazione le persone che parlano con arroganza e prendiamo la debolezza e l’umiltà volontaria di chi serve il Signore come una mancanza di autorità.
Che Dio ci dia di capire che l’autorità viene dal Signore e non ha niente a che vedere con ciò che gli uomini amano mostrare. Il contenuto di valore rimane tale anche e soprattutto in vasi di terra.
Paolo poteva dire ai suoi schernitori: “Fatti non parole. Sostanza non apparenza.” Infatti, "non colui che si raccomanda da sé è approvato, ma colui che il Signore raccomanda" (2^ Corinzi 10:18).

I nostri occhi
 

 La terra promessa sembrava inespugnabile agli occhi degli esploratori mandati da Mosè (cfr. Numeri 14:31). Il Signore li punì per la loro mancanza di fiducia. Le apparenze ingannano.
Al contrario, molti anni dopo, sotto la guida di Giosuè, gli Israeliti erano convinti di poter vincere facilmente ad Ai (cfr. Giosuè 7:3). Tornarono a casa battuti e umiliati. Le apparenze ingannano.
I re scelti secondo le apparenze crollano di fronte ai Golia. Sono i re secondo il cuore di Dio che riportano la vittoria. Le apparenze ingannano.
I sommi apostoli di Corinto erano gonfi e amavano vantarsi. Ma i fatti davano ragione all’umile Paolo che non signoreggiava sui credenti ma serviva fedelmente la chiesa come il Signore gli aveva indicato. Il tesoro della grazia di Dio è stato deposto in vasi di terra affinché la gloria vada a Dio e non agli uomini. Le apparenze ingannano.
Non possiamo fidarci dei nostri occhi, dei nostri sensi, della nostra carne. Dio sceglie e distribuisce i doni come vuole. Il nostro compito come credenti è mettere a disposizione degli altri i doni che abbiamo ricevuto dal Signore e riconoscere i doni che egli ha dato agli altri membri.
Dobbiamo però stare attenti al nostro metro di valutazione. Dobbiamo esercitare il discernimento che il Signore ci ha dato perché persino Samuele si era fatto ingannare dai propri occhi. Le cose spirituali vanno valutate mediante lo Spirito, perché la carne non ci aiuta.
Il mondo va avanti grazie alle raccomandazioni umane. Gli uomini cercano la forza, la ricchezza, l’abilità nel parlare, cercano dei bei contenitori.
Dio cerca invece un cuore umile e povero che sappia ubbidire alla sua voce. Egli bada al contenuto. Davide, ad esempio, quando peccò, seppe umiliarsi e chiedere perdono, cosa che Saul non fu mai completamente in grado di fare.

Il Signore gradisce proprio questo atteggiamento di umiltà di fronte a Lui (cfr. 1^ Pietro 4:5-6), l’atteggiamento di chi non vuole compiacere sé stesso ma vuole essere davvero un servo ubbidiente.
Qualcuno potrebbe obiettare: “Che speranza abbiamo? Le cose che balzano agli occhi degli uomini non sono le stesse che riesce a vedere il Signore. Noi non possiamo vedere il cuore!”
E’ vero. Ma Dio ha donato lo Spirito Santo alla sua chiesa: "A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spi­rito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio" (1^ Corinzi 2:10-11).


Dio non ci ha lasciato in balia dei nostri sensi. Egli ci ha donato il suo Spirito che illuminerà il nostro cammino nella fede.
Ricordate la scelta di Paolo e Barnaba ad Antiochia (cfr. Atti 13:1-3)? Furono scelti dallo Spirito Santo che li indicò alla chiesa mentre erano radunati. I credenti furono convinti nel proprio cuore dallo Spirito Santo sulla necessità di inviare Paolo e Barnaba per la missione specifica che Dio aveva affidato loro.
Lo Spirito parla ai credenti, e se non facciamo finta di non sentire, se cerchiamo la volontà di Dio con sincerità, nutrendoci della sua parola e coltivando la comunione con il Signore e con i credenti, dobbiamo ammettere che Dio ci dà la saggezza per capire quali persone sono adatte e quali non lo sono per servirlo in determinati ambiti. Lo Spirito equipaggia i credenti con dei carismi e gli altri credenti sono assolutamente in grado di rendersene conto se vivono in sottomissione al Signore. Quando ciò non avviene, non possiamo dire che il Signore non abbia parlato, ma piuttosto che non siamo stati attenti alla sua voce e abbiamo preferito scegliere sulla base dei nostri criteri umani basati sull’immagine, sulla simpatia, sull’eloquenza. 
 

Le apparenze ingannano. Impariamo ad essere sensibili alla voce del Signore e discernere i doni che lui ha dato. Chi cerca il potere é obbligato a coltivare una certa immagine, ad apparire a tutti i costi per supplire alla ca­renza di contenuti. Ma chi vuole servire il Signore ripulisca il suo cuore perché Dio bada alla sostanza.




"Il timore dell'Eterno è un ammaestramento di sapienza, e prima della gloria c'è l'umiltà."
(Proverbi 15:33)
  • Blogger Commenti
  • Facebook Commenti

0 comments:

Posta un commento

Tutti i commenti non inerenti verranno cestinati

Item Reviewed: Servire o apparire 9 out of 10 based on 10 ratings. 9 user reviews.