L'inizio del piano redentivo di Dio inizia
nell'eternità in ciò che è stato chiamato "il consiglio di pace", o
"patto di redenzione". Dio ha determinato dall'eternità di salvare parte della
razza umana attraverso l'opera di Cristo. Paolo afferma: "...siccome in lui ci ha
eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili
dinanzi a lui nell'amore" (Efesini 1:4).
Quest'affermazione mostra come Dio abbia
scelto alcuni in vista della salvezza (gli eletti), e i salvati debbano essere santi ed
irreprensibili. Non li ha scelti perché già erano santi ed irreprensibili, ma affinché
lo diventassero.
L'affermazione che troviamo subito dopo
continua a descriverci l'azione di Dio nell'eternità: "...avendoci predestinati
ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figlioli, secondo il beneplacito
della sua volontà" (Efesini 1:5).
Questo ci dice come Egli non era affatto
tenuto a salvare alcuno della razza umana, ma che era solo il suo beneplacito a renderlo
possibile. Al fine d'essere giusto, tutto ciò che Dio era tenuto a fare era di
abbandonarci ai nostri peccati. Il fatto però che Egli abbia scelto di salvarne alcuni
può essere spiegato solo nei termini di pura grazia.
Avendo decretato di salvarne alcuni, Dio
provvede loro tutto ciò che è necessario per realizzare questo fine. Nel piano della
salvezza, infatti, troviamo coinvolte tutte e tre le persone della Trinità: questo è il
motivo per cui si parla di "consiglio" di pace, e da questo procede il patto
della grazia. [In Zaccaria 6:13 troviamo appunto descritto un 'consiglio di pace' fra
l'Eterno e Colui che ha nome 'il Germoglio']. Il Padre sceglie alcuni per essere santi ed
irreprensibili, poi manda il Suo unigenito Figliolo per conseguire la loro redenzione
(Efesini 1:6-8).
Il Figlio consegue la nostra redenzione
versando il Suo sangue, perdonando i nostri peccati e ristabilendoci in un giusto rapporto
con Dio (Efesini 1:7-12). In un'altra lettera Paolo afferma che il Figlio non cercava il
proprio interesse, ma quello degli eletti "annichilì sé stesso prendendo forma
di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell'esteriore come un uomo,
abbassò sé stesso facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce"
(Filippesi 2:7,8). Egli così consegue vittoria sul peccato, sulla morte, e sulla tomba
risorgendo dai morti,
Lo Spirito Santo viene inviato sia dal Padre
che dal Figlio per assegnare agli eletti l'opera che Cristo ha compiuto sulla croce. Egli
lo compie chiamandoli in modo efficace, suggellandoli (segnandoli come a Lui appartenenti
per l'eternità) e garantendo loro la loro eterna eredità (vedi Efesini 1:13,14).
Tutte queste operazioni del Dio trino sono
intese a lode della Sua gloria (Efesini 1:6,12,14).
Il patto di grazia
Il patto di grazia è l'espressione
dell'eterno consiglio di pace nella storia umana ed è stato per la prima volta annunziato
subito dopo il Diluvio (vedi Genesi 3:15). Da quel momento l'intero messaggio della Bibbia
viene incentrato sul Signore Gesù Cristo il quale è mediatore di quel patto. Il patto
di grazia può essere definito come la promessa che Dio fa di concedere salvezza agli
eletti in Cristo, da cui la loro risposta deve essere quella della fede e dell'obbedienza.
Molte profezie dell'Antico Testamento
predicono l'ingresso nella storia umana del mediatore del patto. Il Nuovo Testamento
registra l'adempimento di molte di queste profezie messianiche negli eventi che
caratterizzano la prima venuta di Cristo. In questo capitolo desideriamo considerare solo
alcuni brani che spiegano la persona e l'opera di Cristo, il mediatore del patto di
grazia.
Lo studio della persona di Cristo ci porterà
ad esaminare chi lui era ed è attualmente. Naturalmente l'opera di Cristo riguarda ciò
che Egli ha compiuto per la nostra salvezza.
La Persona di Cristo
La prima cosa che troviamo a proposito della
Persona di Cristo è l'identificazione che di lui viene fatta con l'unigenito Figliolo di
Dio (Giovanni 3:16). Questo dato di fondo lo caratterizza come della stessa natura del
Padre che Lo ha mandato, Lui, il Figlio unico di Dio. Notiamo inoltre come Egli già fosse
Figlio di Dio prima ancora di venire nel mondo. Il prologo dell'Evangelo secondo Giovanni
rivela Gesù come l'eterna Parola, identica a Dio, che diventa carne ed prende dimora fra
noi (1:1,2,14). Questo è il Figliolo eterno che il Padre ha inviato nel mondo.
Gesù stesso afferma la sua divinità più
volte in molte occasioni. Una volta dice: "Io e il Padre siamo uno"
(Giovanni 10:30). Quando i Giudei del Suo tempo lo accusano di rivendicare per Sé stesso
la deità, Egli non lo nega. Un'altra volta Egli afferma: "Prima che Abramo fosse
nato, io sono" (Giovanni 8:58). Qui Egli assume per sé stesso lo stesso nome che
Dio ha rivelato essere proprio a Mosè nel roveto ardente (Esodo 3:14). Egli poi accetta
l'adorazione che Gli rende Tommaso, adorazione e culto che può essere reso solo a Dio: "Signor
mio e Dio mio!" (Giovanni 20:28).
E' l'apostolo Paolo che fa una delle
affermazioni più chiare che troviamo nella Scrittura sulla divinità di Cristo. Egli usa
il linguaggio della filosofia greca descrivendolo come Colui che era "in forma di
Dio" (Filippesi 2:6).
Nel pensiero greco tutto poteva essere
descritto nei termini di forma e di sostanza. La forma di qualcosa è l'essenza di
quella cosa. La sostanza è il materiale di cui essa è fatta. Per esempio, la forma di
una sedia è tutto ciò che la rende "sedia". E' la "sedietà" della
sedia. La sedia potrà essere fatta di pino, di quercia, d'alluminio oppure di plastica,
ma tutte queste continueranno ad essere sedie non importa il materiale di cui sono fatte.
La forma, d'altro canto, è l'essenza stessa di quella cosa. Così quando Paolo afferma
che Gesù Cristo era "in forma di Dio", egli dichiara che Gesù era
sostanzialmente Dio. La TILC traduce "il fatto di essere uguale a Dio", la CEI:
"pur essendo di natura divina".
Dobbiamo affermare in modo altrettanto fermo
che Gesù Cristo era uomo. E' nato da una madre umana ed è vissuto sulla terra come
un'autentico essere umano. Era l'unica persona ad avere due nature distinte: Dio e uomo.
Nella Bibbia non troviamo mai che la prima natura si rivolga alla seconda, perché Egli è
una persona sola. Ecco dunque un altro mistero che accettiamo per fede -Gesù è veramente
Dio e veramente uomo, ma sempre una persona sola.
Gesù Cristo è, ovviamente, la seconda
Persona della Santa Trinità e, come tale, non può perdere o accantonare la Sua deità.
La deità è per definizione infinita, eterna, ed immutabile. Paolo definisce il suo
"svuotarsi" con la frase "prese la forma di servo"; non aveva cessato
di essere Dio, ma aveva velato, coperto quella deità con la natura umana.
Nella sua natura divina Gesù aveva tutti gli
attributi della deità: era onnisciente, onnipresente ed onnipotente. Nella sua natura
umana Egli era limitato geograficamente ad un luogo e doveva crescere in conoscenza
esattamente come noi (Luca 2:52). Era privo di peccato, però, e non soggetto agli errori
che noi peccatori facciamo. Le sue due nature non erano mescolate, perché erano distinte.
Egli poteva parlare ed agire da entrambe le nature. Dato che Dio non può morire, era la
sua natura umana ad essere soggetta alla sofferenza ed alla morte. Avendo detto questo,
però, dobbiamo rammentare che era la seconda Persona della Trinità la quale, avendo
assunta la natura umana, poteva ora, in quella natura, morire.
Forse possiamo meglio illustrare le
implicazioni di queste due nature rendendoci conto che, anche quand'era bambino che doveva
essere tenuto nelle braccia di Sua madre, Egli continuava ad essere Colui che sostiene
tutte le cose con la parola della Sua potenza (Ebrei 1:3). Come questo possa essere nel
contempo vero va oltre la nostra capacità di comprendere, ma questo mistero fa si che noi
uniamo la nostra voce a quella di Tommaso per lodarlo ed adorarlo come nostro Signore e
nostro Dio.
L'opera di Cristo
Il termine greco "Cristo" è una
traduzione del termine ebraico "Messia" che significa "l'Unto".
Quest'uso ci dà un'importante indicazione sull'opera da Lui compiuta. Egli era stato
mandato sulla terra per adempiere tre compiti -quello di profeta, di sacerdote e di re.
Nell'Antico Testamento i sacerdoti ed i re
venivano consacrati tramite un'unzione rituale. Abbiamo già visto nei capitoli precedenti
che Adamo, come era stato originalmente creato, doveva adempiere proprio a queste tre
funzioni. Nel peccare, però, egli aveva pervertito le sue responsabilità in questi tre
campi.
Gesù Cristo, come Secondo Adamo è venuto per
rimettere a posto ciò che il primo Adamo aveva disfatto; ecco così che lo vediamo
restaurare proprio queste tre funzioni originali.
Come profeta Gesù era il rivelatore di
Dio. Giovanni parlava di Lui nell'adempimento di questa funzione quando Lo chiamava
"Parola" (Giovanni 1:1,14). Pietro rammentava ai Giudei che Mosè aveva
profetizzato che Dio avrebbe fatto sorgere un profeta come Mosè (Atti 3:22; vedi De.
18:15). Egli passa poi ad identificare quel profeta nella persona di Gesù (Atti 3:17-26).
Certo che, in un certo senso tutto quello che Gesù diceva e faceva rivelava Dio. Nella
sua predicazione Egli agiva come profeta, perché il popolo testimoniava alla Sua grande
autorità di maestro (Mt. 7:28), ed Egli parlava di sé come la verità (Giovanni 14:6).
Uno dei bisogni più grandi dell'uomo peccatore era la verità ristabilita nel mondo:
questo l'ha proprio fatto Gesù come un grande profeta.
Gesù pure adempiva la funzione di sacerdote.
Il sacerdote ebraico veniva scelto di fra il popolo e doveva rappresentarlo davanti a Dio
quando offriva sacrifici e preghiere (Vedi Ebrei 5:1). Gesù Cristo, essendo divenuto uno
di noi, può ora rappresentarci difronte a Dio ed intercedere per noi. Lo scrittore di
Ebrei specifica che Gesù era sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec (Ebrei 7). Come
tale, egli apparteneva ad un ordine superiore a quello dei sacerdoti nella linea di
Aronne, i quali dovevano ripetere sacrifici ogni giorno. Gesù, d'altro canto, offrì a
Dio un solo sacrificio valido per sempre (Ebrei 9:26,28).
Il Nuovo Testamento descrive la morte di
Cristo come un'offerta per il peccato. Per esempio: "Poiché anche Cristo
ha sofferto una volta per i peccati, egli, giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio;
essendo stato messo a morte quanto alla carne, ma vivificato quanto allo Spirito"
(1 Pietro 3:18). "...ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato
manifestato, per annullare il peccato con il suo sacrificio" (Ebrei 9:26). Così
Cristo era allo stesso tempo sacerdote e vittima. E' stato attraverso questo sacrificio,
la morte di Gesù sulla croce del Calvario, che è stato pagato il prezzo del nostro
peccato (vedi 1 Corinzi 15:3; Ebrei 9:14).
Questo aspetto dell'opera sacerdotale di
Cristo è stato chiamato "l'espiazione", il quale è il termine generale usato
per designare ciò che è stato compiuto per i peccatori nella sua opera vicaria
(sostitutiva) culminata nel sacrificare sé stesso sul Calvario. L'opera espiatrice di
Cristo è stata descritta con cinque termini che, individualmente, contengono un grande
significato.
Il termine più inclusivo è quello di obbedienza,
perché Gesù come sacerdote era totalmente obbediente al Padre nella sua vita e nel
deporre la sua vita come sacrificio per il peccato (vedi Isaia 52:13-53:12 e Filippesi
2:8). Il secondo termine è sacrificio, che è la rimozione della pena che il
nostro peccato merita con una morte vicaria (vedi Giovanni 1:29 e Ebrei 9:28). Poi abbiamo
il termine propiziazione, che mostra che Iddio ha tanto amato gli oggetti della sua
ira da dare il Suo proprio Figliolo affinché, per il Suo sangue, potesse essere strumento
per eliminare tale ira (vedi 1 Giovanni 4:10). La quarta parola è riconciliazione,
che riguarda l'alienazione che l'uomo ha prodotto con il suo peccato e la sua rimozione a
causa della morte di Cristo sulla croce (vedi 2 Corinzi 5:18,19). L'ultimo termine è redenzione,
che vede l'opera di Cristo come la liberazione da quella schiavitù alla quale il peccato
ci aveva consegnato e che meglio si vede nel termine riscatto (vedi Marco 10:45).
Questi termini, presi insieme riassumono per noi l'opera sacerdotale che Cristo ha
compiuto in nostro favore.
Che questo sacrificio sia stato accettato da
Dio è dimostrato dalla risurrezione di Cristo. E' perché Cristo morì per noi e
risorse che possiamo ora avere la certezza del perdono e della vita eterna (vedi 1
Corinzi 15:54-57; 1 Pietro 1:3).
Ora che Gesù è tornato in cielo Egli
continua a svolgere per noi opera sacerdotale. Egli è alla destra di Dio ed intercede
continuamente per noi (Romani 8:34), per questo siamo incoraggiati a venire con fiducia
davanti al trono della grazia a causa del grande Sommo Sacerdote che abbiamo in Cristo
Gesù (Ebrei 4:14-16). La Sua opera sacerdotale continua nella Sua opera di intercessione.
Il terzo ufficio che Cristo adempie per noi
come Mediatore del patto è quello di re. E' questo il governo che Egli esercita
sul popolo del patto (la chiesa) e sopra tutta la terra, compito questo meglio
esemplificato dalle parole "Gesù è Signore!". Egli nacque nella linea della
discendenza di Davide, è stato riconosciuto Signore dagli angeli (Luca 2:11), ed adorato
dai magi come re (Matteo 2:2,11).
Il ministerio di Giovanni Battista era
preparatorio per la venuta del re del regno di Dio (Matteo 3:2), e la stessa predicazione
di Gesù comprovava la Sua regalità (Matteo 4:23; Marco 1:15). Questo sarebbe stato il
tema del suo ministerio dal principio alla fine.
Gesù ha mostrato la Sua autorità di re in
diverse occasioni, come il potere che aveva sulle forze della natura e nell'espellere i
démoni. Egli pure spesso asserva le Sue prerogative reali. Egli asseriva d'avere
autorità per edificare la Sua chiesa (Matteo 16:18), ed in effetti questo non era che
l'adempimento della profezia messianica che il re-sacerdote avrebbe edificato il tempio
del Signore (Zaccaria 6:12,13).
Sebbene vi siano diversi riferimenti alla
signoria, regalità ed al regno di Dio attraverso tutto il ministerio terreno di Gesù,
non era che alla Sua risurrezione che si era manifestata appieno la sua regalità: "Ogni
podestà mi è stata data in cielo e sulla terra" (Matteo 28:18).
Al momento della Sua ascensione Gesù ritornò
presso al trono di Dio dove ora siede alla destra di Dio come re e salvatore (Atti
2:33-35). Paolo parla della totalità della sua regalità nella sua grande preghiera per
la chiesa di Efeso, dove, frase dopo frase, esalta tutta l'ampiezza di questa regalità: "...e
qual sia verso di noi che crediamo l'immensità della sua potenza. La quale potente
efficacia della sua forza Egli ha spiegata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo
fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato ed
autorità e podestà e signoria, e d'ogni altro nome che si nomina non solo in questo
mondo, ma anche in quello a venire. Ogni cosa Ei gli ha posto sotto i piedi, e l'ha dato
per capo supremo alla Chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di Colui che porta a
compimento ogni cosa in tutti" (Efesini 1:19-23).
Nel pensare a chi sia ed è il Signore Gesù
Cristo -sia Dio che uomo in due nature distinte ed in una persona per sempre- noi siamo
ripieni di timore e di adorazione. Nel considerare poi la Sua opera in nostro favore come
il sacrificio di espiazione per i nostri peccati, davvero i nostri cuori dovrebbero essere
ripieni di lode e di riconoscenza. L'eternità non sarebbe lunga abbastanza per poter noi
cogliere appieno la profondità di quest'opera.
L'apostolo Giovanni ebbe una breve visione del
cielo quando vide i 24 rappresentati della chiesa cadere in adorazione difronte
all'Agnello (Gesù) e cantarGli una nuova canzone: "Tu sei degno di prendere il
libro e di aprirne i suggelli, Poiché sei stato immolato ed hai comprato a Dio, col tuo
sangue, gente d'ogni tribù e lingua e popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio
un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra" (Apocalisse 5:9,10). Poi le
miriadi di angeli si uniscono al canto e dicono: "Degno è l'agnello che è stato
immolato di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l'onore e la
gloria e la benedizione" (Apocalisse 5:12). Infine è l'intera creazione si
unisce al coro e canta: "A Colui che siede sul trono ed all'Agnello, siano la
benedizione e l'onore, e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli"
(Apocalisse 5:13).
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