La vera sensibilità | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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martedì 11 maggio 2010

La vera sensibilità

gemelli

Nel salmo 139 v. 13 e 14 è scritto “ poiché sei tu  che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre, io ti celebrerò perché sono stato fatto in modo meraviglioso, stupendo, meravigliose sono le tue opere e l’anima mia lo sa molto bene...”
Ognuno di noi è stato creato in  modo diverso, con una propria identità e una propria individualità che lo fa essere speciale ed unico, agli occhi di Dio. Ma purtroppo, dal punto di vista umano non siamo altrettanto speciali gli uni per gli altri, al contrario, quando incontriamo una persona che non corrisponde alle nostre caratteristiche, al  nostro modo di vedere e di pensare rimaniamo  confusi, disorientati e portati, di conseguenza,  ad emarginare e ad allontanare la  persona “strana” o particolare, specialmente se ha  un modo, così diverso da noi, di vedere, di pensare e di sentire le cose,  senza renderci conto, che il  nostro comportamento crea sofferenza e disagio in quella persona.

Come credenti, avendo una nuova natura in Cristo (cfr. 2 Corinzi 5:17) dovremmo avere anche una  sensibilità rinnovata, più forte e più matura, nel capire e nel valutare le necessità degli altri; invece il più delle volte non solo non capiamo ma non rispettiamo neppure minimamente l’individualità e la sensibilità delle persone che ci stanno accanto.

Come spesso accade vediamo la sofferenza e il disagio “degli altri” con troppa superficialità, minimizzando e semplificando tutto ciò che non ci riguarda personalmente... e questa totale mancanza di delicatezza che spesso manifestiamo gli uni verso gli altri a volte mi spaventa.

La sensibilità non può essere generalizzata, ma deve essere personalizzata in base alla nostra emotività individuale. Infatti come, non tutti, dal punto di vista fisico, sopportiamo il dolore allo stesso modo: c’è chi va a lavorare con la febbre a 39°; c’è chi invece si sente completamente distrutto, quando il termometro tocca appena i 37 gradi; c’è chi sviene alla vista del sangue;  c’è chi  mantiene un controllo freddo e distaccato, davanti alle situazioni più gravi; così dal punto di vista emotivo accade un po' la stessa cosa e proprio per questo, chi è più sensibile è più esposto al dolore.

Dolore significa “sensazione spiacevole per effetto di un male corporeo, ma anche sentimento di profonda infelicità dovuto all’ insoddisfazione di bisogni personali; afflizione e costernazione.” Sentimenti che tutti, essendo esseri umani, proviamo più o meno intensamente nel corso della nostra vita.

Molto spesso, però,  non abbiamo il coraggio di ammetterlo perché siamo troppo impegnati a difendere, ciò che “gli altri  devono vedere” e ciò che gli altri riescono a vedere è quasi sempre il contrario di ciò che siamo; cerchiamo di coprire accuratamente le nostre fragilità e la nostra vulnerabilità, dimenticando che  la fragilità e la debolezza fanno parte dell’essere umano e se usate nel giusto modo possono diventare  una ricchezza reciproca.
E’ proprio nella nostra debolezza e nella nostra fragilità che si manifesta la potenza di Dio.

In 2 Corinzi cap.12:9-10  è scritto: “... perciò, molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su di me ...perché quando io sono debole, allora sono forte”

L’importante è riconoscere sinceramente i nostri limiti, le  nostre fragilità e le nostre debolezze davanti a Dio, senza cercare di mettere una maschera, perché le maschere non migliorano il problema ma lo aggravano.

Mascherare i nostri sentimenti, le nostre fragilità, le nostre paure  può farci  diventare,  forse, migliori agli occhi dell’uomo, ma certamente non ci rende migliori davanti a Dio.

E’ chiaro, quindi che la sofferenza che procura dolore può essere non solo fisica, ma anche emotiva  ed è chiaro che non tutti soffriamo con la stessa intensità, così come non tutti abbiamo la stessa partecipazione verso le  situazioni o i problemi di cui veniamo a conoscenza.

Spesso, quando ci troviamo ad affrontare questo tipo di sofferenza, siamo assolutamenti impreparati.

Davanti ad una persona che soffre emotivamente per conflitti interiori, morali, spirituali o  che sta attraversando un periodo di depressione, motivato od immotivato, tendiamo  a semplificare e a minimizzare  ogni cosa e con crudele superficialità a volte diciamo... “pensa a quelle persone, loro si che soffrono  davvero … non tu”,  pensando, a torto,  che la sofferenza reale sia soltanto quella fisica.

Ovviamente, invece,  il dolore rimane dolore ed è strettamente legato alla sopportazione individuale di ognuno di noi, nonché alla nostra sensibilità,  per cui bisogna sempre saper riconoscere che ci sono e ci saranno sempre persone che soffrono in maniera diversa e, a volte,  più  intensamente di noi, così  come dobbiamo sempre ricordarci che anche l'altrui sofferenza, come quella nostra,  va sempre  rispettata.

Non di rado, purtroppo, ci sono anche credenti che per un difetto di interpretazione della vita cristiana, pensano che chi soffre di questo tipo di problemi non abbia un buon rapporto con Dio, ma non  sempre è così. Si può essere lontanissimi da Dio senza soffrire minimamente, ed essere invece in stretto rapporto con Dio pur soffrendo.

Molto spesso, dimentichiamo, infatti, che, a volte,  è proprio la sofferenza che ci avvicina di più a Dio. Nella Scrittura ci sono tantissimi esempi di uomini che amavano sinceramente il Signore, ma che soffrivano ugualmente di questa sofferenza interiore profonda.

Cominciando dai salmi, vediamo Davide “un uomo secondo il cuore di Dio” che descrive la propria sofferenza interiore in modo così intenso, profondo e vissuto che deve far riflettere  anche chi è scettico ed insensibile, pronto a sentenziare e a emettendo giudizi il più delle volte errati.

Nel salmo 102:4-9 Davide si esprime in questo modo: “colpito è il mio cuore come l’erba è seccato; perché  ho dimenticato perfino di mangiare il mio pane... poiché io mangio cenere come fosse pane, e mescolo con lacrime la mia bevanda..."

Nel salmo 6:3-7: "L’anima mia è tutta tremante... io sono esausto a forza di gemere; allago di pianto il mio letto e bagno delle mie lacrime il mio giaciglio, l’occhio mio si consuma dal dolore e invecchia...”

E ancora nel salmo 77:3-5 Asaf si esprime così: “Io mi ricordo di Dio e gemo; medito e il mio spirito è abbattuto, tu tieni desti gli occhi miei, sono turbato e non posso parlare... ripenso ai giorni antichi agli anni da lungo passati.”

Di Elia ci viene detto, in Giacomo 5:17-18, che  la sua fede  era molto forte: " Elia era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni, e pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il suo frutto."
Ma , nonostante questo e  la  vittoria sui profeti di Baal (cfr.1 Re 18:40),  anche lui fu preso da scoraggiamento,  così al cap. 1 Re 19:3-4  vediamo  che Elia  "S'inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: «Basta! Prendi la mia vita, o SIGNORE, poiché io non valgo più dei miei padri!»”

Non è forse un momento di umana disperazione  e solitudine  profonda che può portare una persona a desiderare di morire? Anche se apparentemente, potrebbe sembrare che Elia non dovesse avere alcuna motivazione per cadere in una forma di depressione così profonda, per lui non era così. Bastarono infatti  le minacce  di  Izebel (cfr.1 Re 19:2)  per farlo cadere in un  abbattimento e in uno scoraggiamento così  profondo, da desiderare la morte.

Un altro esempio di sofferenza interiore è Anna. In 1 Samuele 1:10 vediamo che Anna “aveva il cuore pieno di marezza e pregò l’Eterno piangendo dirottamente.”

Ai vv. 15 e 16 si esprime in questo modo: “io sono una donna tribolata nello spirito e non ho bevuto ne vino ne bevanda alcolica, ma stavo spandendo la mia anima dinanzi all’Eterno... l’eccesso della mia tristezza mi ha fatto parlare fino adesso...”

Anna era una donna sterile e viveva la sua sterilità con una sofferenza intensa, profonda (questa era la sua sofferenza). Non  tutte le donne vivevano e vivono tuttora la loro sterilità allo stesso modo di Anna: c’è chi l’accetta quasi con serenità. Ma per Anna non era così. Al v. 8 vediamo che  neppure le parole  affettuose del marito Elkana, che cercava di rassicurarla dicendogli “Anna, perché piangi, perché non mangi, perché è triste il cuore tuo? non ti valgo io più di dieci figlioli...?" riescono ad attenuare il dolore di Anna.

Questi stati d’animo di sofferenza, di tristezza interiore, di turbamento, di avvilimento e di abbattimento  sono stati d’animo che qualsiasi uomo o donna può provare nel corso della propria vita.

La sofferenza, sia dal  punto di vista fisico, emotivo o spirituale  è soggettiva,  personale, ed aumenta in base alla nostra sensibilità.

Più siamo sensibili, più saremo predisposti alla sofferenza, perché ogni piccola cosa di cui veniamo a conoscenza, che riguarda noi o gli altri ci farà soffrire maggiormente. Essere sensibili significa sentire in modo particolarmente intenso determinate situazioni emotive, ambientali  e avere  allo stesso tempo una predisposizione particolare a sentire  vivamente le emozioni, i sentimenti e gli affetti. In un certo senso la persona sensibile avverte cose che normalmente gli altri non avvertono e sente cose che gli altri non sentono.

Al contrario, la persona superficiale sente, vede e vive le cose in superficie, non approfondisce, non analizza, non si pone troppi interrogativi, ma si ferma (il più delle volte per comodità) davanti all’esteriorità delle cose. E per questa ragione sarà meno esposto alla sofferenza.

Chi è sensibile, non può essere superficiale, al contrario, perciò,  sarà estremamente introspettivo, tenderà ad approfondire e ad esaminare attentamente ogni cosa, cercando di capire profondamente sé stesso e gli altri, immedesimandosi, facendo proprio il problema e il dolore altrui, soffrendo a sua volta, dello stesso dolore.

Dobbiamo  fare  attenzione, però,  a non confondere la fragilità con la sensibilità; molto spesso la  fragilità diventa sinonimo di sensibilità, ma non è affatto così. La differenza è sottile ma sostanziale.

Fragile è un aggettivo che può essere riferito anche ad una persona debole, di scarsa consistenza e di valori morali, facile nel cadere nei vizi e nella tentazione.

Si può essere umanamente fragili, deboli, ma anche sensibili al dolore altrui, e questo è sinonimo di ricchezza spirituale. Ma si può anche essere fragili ed estremamente insensibili, vuoti ed egoisti allo stesso tempo.

mani intercciate
 La sensibilità, per quanto riguarda la predisposizione ad aiutare e a partecipare alla sofferenza altrui contiene in sé una grande ricchezza e se usata nel modo voluto da Dio può diventare una benedizione per noi stessi e per gli altri.

In Proverbi 21:1 è scritto: “Il cuore del re, nella mano dell’Eterno è come un corso d’acqua, Egli lo volge dovunque gli piace.”

Ma questo cuore deve essere duttile nelle mani di Dio, in ogni circostanza,  lasciandosi guidare soltanto dalla Sua mano! Si, se vogliamo essere utili nelle mani di Dio, dobbiamo lasciarci guidare e dirigere proprio come un corso d’acqua che  inonda e penetra ogni cosa, riempiendo spazi vuoti e aridi.

Il Signore deve poter dirigere i nostri pensieri,  le nostre emozioni, le nostre fragilità e la nostra sensibilità, come meglio desidera e noi, proprio come l’acqua, dobbiamo seguirLo con la stessa fluidità e la stessa continuità.

La nostra sensibilità individuale, come tutto ciò che ci caratterizza come individui, per essere qualcosa di benefico, deve essere usata con il solo ed unico scopo di glorificare Dio: soltanto in questo modo potrà essere totalmente e meravigliosamente produttiva, al contrario rimarrà soltanto un bel gesto, ma completamente vuoto... fine a se stesso.

La sensibilità che viene da Dio, non si ferma e non cambia in base alle circostanze e alle situazioni, non ragiona sui pro e sui contro, ma si dirige verso il cuore degli altri donando. Questo, a volte, ci può costare anche molto... ma la nostra sensibilità deve essere gestita dall'amore di Dio... e deve donare senza chiedere nulla.

Non dimentichiamo che  il cuore dell’uomo senza Dio, per quanto sensibile e  altruista, è sempre "ingannevole ed insanabilmente malvagio” (Geremia 17:9).

Per questo è importante esaminare noi stessi profondamente per capire, la vera motivazione del nostro “altruismo”, se di altruismo si tratta, e vedere se nel nostro dare, c’è  il desiderio nascosto di ricevere di più!

 “Investigami o Dio e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri. E vedi se vi è in me qualche via iniqua e guidami per la via della giustizia.” Salmo 139:23

Ricordiamoci che ogni cosa buona che noi possiamo fare, non viene da noi ma da Dio!

Che il Signore ci aiuti ad essere davvero, dei corsi d’acqua che si dirigono verso il cuore degli altri, senza calcoli ed interessi personali... ricordando che questi corsi d’acqua potranno fluire bene soltanto se noi rimaniamo strettamente uniti alla Sorgente, cioè Gesù Cristo.



"... siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente,
affinché conosciate per esperienza quale sia
la volontà di Dio, la buona,
gradita e perfetta volontà."
(Romani 12:2)

Liberamente adattato da internet
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3 commenti:

  1. "Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato" (1° Corinzi 9:26,27).
    Visto che sono così pigra nel fare anche solo un movimento di ginnastica fisica almeno la faccia il mio spirito e metta da parte tutto ciò che non viene da Dio...grazie fratello caro, ma sapessi quanta strada ho ancora da compiere

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  2. Cara Ruth, grazie dal cuore per questo scritto di grande amore e consapevolezza cristiana.

    Sono qua SORELLA... la strada compiamola insieme

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  3. Caro fratello non ti dico bentornato perchè per me sei ssempre stato qua, e la strada che ho percorsa l'ho percorsa anche con te, ti chiedo ancora perdono per non aver compreso bene ciò che stai vivendo, ma come vedi se non riesco da sola mi aiuta Gesù a comprendere cosa significa davvero amare...e anche se i nostri lati umani a volte non si comprendono i nostri cuori sono vicini...ti voglio bene Giona

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