L’ IRA: un sentimento che fa perdere il controllo... | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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sabato 26 giugno 2010

L’ IRA: un sentimento che fa perdere il controllo...

ira


Con il termine ira (o rabbia) si indica uno stato alterato, in genere suscitato da un elemento di provocazione. L'iracondo è caratterizzato da una profonda avversione verso qualcosa o qualcuno.
L'ira non è l'occasionale esplosione di rabbia: diventa un vizio in presenza di un estrema suscettibilità che fa si che anche la più trascurabile delle inezie sia capace di scatenare una furia selvaggia. Gli autori che trattano di questo argomento distinguono la cosiddetta “ira rossa” da quella “bianca”, in base agli affetti più visibili che essa produce nei lineamenti dell'uomo. Nell'ira rossa il sangue sale al viso, il collo si gonfia, lo sguardo lampeggia, gli occhi paiono uscire fuori dalle orbite, le narici si dilatano, la voce diventa rauca...... insomma l'eruzione di un vulcano! Nell'ira bianca, invece, il cuore si serra, la respirazione si fa difficile, il viso impallidisce, le mascelle si serrano in un cupo silenzio.

Notiamo che l'ira è la prima passione che si manifesta nell'uomo e persino nel fanciullo di pochi anni o nel bimbo di pochi mesi, che, pur non dando ancora segni di intelligenza, è tuttavia già dominato da questa passione e irosamente si agita e piange. Nell'ira sono particolarmente evidenti gli squilibri e i danni che il peccato originale ha prodotto nell'uomo. E' passione bruttissima che porta in sé qualcosa di diabolico, persino,dicevamo, sul viso di chi ne è soggetto.
Purtroppo questo vizio non domina soltanto le persone mondane, ma spesso anche quelle “pie” e praticanti, tantochè, purtroppo, non è del tutto raro vedere persone di comunione quotidiana che poi, per un nonnulla, si abbandonano all'ira più sfrenata. Magari poi si tenta di camuffare questo vizio con scuse di vario tipo: "Oggi lasciatemi stare, perchè mi sento nervoso, ho i nervi tesi....”, come se dicessimo: la colpa non è mia; è colpa dei nervi!
Potremmo definirla come un moto impetuoso dell'anima, un violento bisogno di reazione contro ciò che contrasta con le proprie attese e desideri, contro sofferenze e contrarietà fisiche o morali. Si scatena allora una forte emozione che mobilita le forze allo scopo di vincere le suddette difficoltà e talvolta anche di vendicarsene. Per cui, ad esempio, se si è ricevuto un torto o una umiliazione da qualcuno, l'ira fa insorgere un desiderio violento di controbattere quel tale e di ritorcere su di lui il torto o l'accusa subiti. 
L'ira se la prende anche contro gli esseri irragionevoli (animali) o contro le cose inanimate quando non rispondono ai nostri desideri. Pensate come un carrettiere o un mandriano possano prendersela con delle bestie, o come un uomo infuriato possa spaccare piatti e bicchieri quando c'è qualcosa che gli va di traverso, o come un ragazzo possa lacerare il foglio del compito riuscito male. Notiamo che vi è anche un'ira legittima, che altro non è se non un forte desiderio di ristabilire un ordine turbato o di infliggere ai colpevoli un giusto castigo e correzione. La Bibbia ha parecchi esempi di queste “ire sante”: l'ira, per esempio, di Mosè dinanzi all'apostasia degli Ebrei, che, in sua assenza, si sono costruiti un vitello d'oro, che lo porta ad infrangere le tavole della Legge ricevute da Dio sul monte Oreb e a ridurre in frantumi la statua idolatrica del vitello, facendo poi uccidere tremila di quei prevaricatori; l'ira di Elia contro i falsi profeti, che massacra sul Monte Carmelo (1Re, 18). 

Ma perchè l'ira sia legittima e non un vizio, è necessario che sia giusta nell'oggetto, mirando a punire soltanto chi lo merita e nella misura in cui lo merita, possibilmente in vista di un suo ravvedimento o di un bene comune, e quindi moderata nell'esercizio, cioè non oltrepassando ciò che l'offesa merita. Altrimenti siamo in quell'ira che è peccato. Un filosofo raccomandava di arrabbiarsi con la persona giusta, nella misura giusta, nel modo giusto, nel momento giusto e per la giusta causa. 

È facile invece fare proprio il contrario.

1. Arrabbiarsi con la persona sbagliata


rabbia

Quando si sposta la rabbia su una persona diversa da quella che l’ha provocata, perché non si ha avuto il coraggio di affrontarla o non si è potuto affrontarla, possiamo con certezza dire che la rabbia diventa peccato.

Ad esempio vi sono casi di persone più che sottomesse in ambito lavorativo, ma che sfogano la loro rabbia e frustrazione in ambito familiare, prendendosela con la moglie e i figli.

Se qualcuno o qualcosa in particolare ci infastidisce e ci fa arrabbiare, non evitiamolo, ma affrontiamolo, senza che sia poi qualcun altro a dover subire il nostro disagio.

2. Nella misura sbagliata

Quando eccede dando sfogo a se stessa l’ira diventa peccato. Ma che misura abbiamo per capire quando stiamo esagerando?

“Adiratevi e non peccate” Efesini 4:26; per comprendere bene il senso di questo verso ne citeremo un altro: “Il Sole non tramonti sopra il vostro cruccio” Salmo 4:4 ; , Seguendo questo consiglio, non abbiamo comunque licenza di adirarci, ma ci viene detto che se dovesse succedere deve essere risolto entro la giornata.

Il consiglio è quello di tornare subito alla calma; il giorno dell’ira vostra sia anche il giorno della vostra riconciliazione . (Il nuovo giorno, per i giudei, cominciava col tramonto).

“Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira; perchè l’ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio” Giacomo 1:19-20

3. Nel modo sbagliato

“Maledetta la loro ira, perché è stata violenta e il loro furore perché è stato crudele! Io li dividerò in Giacobbe li disperderò in Israele.” Genesi 49:7

La violenza, sia verbale che fisica deve essere evitata.
A volte nell’esasperazione si possono commettere atti di cui pentirsi. Mosè percosse il sasso nella sua ira.

4. Nel momento sbagliato

Non ci sono momenti ideali per arrabbiarsi. Ci sono però momenti che sono assolutamente sbagliati per adirarsi. Questa manifestazione a volte è priva di controllo.

Ad esempio è sempre il momento sbagliato per litigare davanti ai figli o davanti ad invitati.

5. Per una causa sbagliata

 Adirarsi per una causa sbagliata è peccato, ma ci si può adirare per una causa giusta?

“Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò sana.” Marco 3:5;

“«Io mi pento di avere stabilito Saul re, perchè si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini». Samuele ne fu irritato e gridò al SIGNORE tutta la notte.” I Sam 15:11

Non sappiamo verso chi si irritò Samuele, se verso Dio o verso la situazione, ma se la tua irritazione ti porta a pregare tutta la notte a causa del tuo risentimento, ben venga, questo sarà utile per comprendere la volontà di Dio, come avvenne per Samuele in occasione del disconoscimento di Dio verso Saul.

L’ira di Dio si manifesterà per una causa giusta
 
In tutta la scrittura sono frequenti le citazioni dell’ira di Dio, soprattutto in Apocalisse.

La sua ira è giusta perché viene sui disobbedienti dopo un lungo periodo di pazienza.

“E per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall’ira imminente.” I Tessalonicesi 1:10

Nonostante questo, noi conosciamo Dio anche nella sua misericordia.

Allora pregò e disse: “ O SIGNORE, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato.” Giona 4:2

L’importanza di conoscere noi stessi

Conosciamo il nostro nemico? Se lo conosciamo, per metà lo avremo vinto; il nemico è dentro di noi, risiede nella nostra carne. Dobbiamo scoprire le nostre passioni, per vincere la nostra rabbia.

Nella lotta contro il nostro “vecchio uomo”, dimentichiamo quasi sempre che con lui non bisogna venire a patti, né scendere a compromessi.

“Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene” Colossesi 3:8

“Non ti affrettare a irritarti nello spirito tuo, perché l’irritazione riposa in seno agli stolti.” Ecclesiaste 7:9

“Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate.” Giacomo 4:1-2

“Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!”Efesini 4:31

Valutiamo alcune delle espressioni usate in Efesini 4:31

Amarezza: la condizione dell’animo che tiene l’individuo in perpetua asprezza e avvelena ogni parola espressa.

“La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza”. Rm 3:14

“Mariti, amate le vostre mogli, e non v’inasprite contro di loro”. Col 3:19

“Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità. Questa non è la saggezza che scende dall’alto; ma è terrena, animale e diabolica. Infatti dove c’è invidia e contesa, c’è disordine e ogni cattiva azione. La saggezza che viene dall’alto, anzitutto è pura; poi pacifica, mite, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia. Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace”. Giac 3:14-18

Cruccio, ostilità, animosità
 
cruccio

Il cruccio, l’animosità, è l’ira più calcolata, più duratura. È l’espressione del malo animo che cova dentro.

“C’era là un uomo scellerato di nome Seba, figlio di Bicri, un Beniaminita, il quale sonò la tromba e disse: «Noi non abbiamo nulla da spartire con Davide, non abbiamo nulla in comune con il figlio d’Isai! O Israele, ciascuno alla sua tenda!» E tutti gli uomini d’Israele ripresero la via delle alture, separandosi da Davide per seguire Seba, figlio di Bicri; ma quelli di Giuda non si staccarono dal loro re e l'accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme.” 2Sam 20:1-2

Rabbia, ira 


ira e rabbia


Carattere violento

“Chi è pronto all’ira commette follie, e l’uomo pieno di malizia diventa odioso.” Prov 14:17

Per rabbia si può anche arrivare ad uccidere un persona.
Quando l’ira è verbale è clamore o grido

È l’escandescenza, il rovente attacco dell’uomo giunto al grado più alto della esasperazione.

“Gli uomini d’Israele risposero agli uomini di Giuda: «Il re appartiene a noi dieci volte più che a voi e quindi Davide è più nostro che vostro; perché dunque ci avete disprezzati? Non siamo stati noi i primi a proporre di fare tornare il nostro re?» Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più violento di quello degli uomini d’Israele.” 2 Samuele 19:43

“La risposta dolce calma il furore, ma la parola dura eccita l’ira.” Proverbi 15:1

Maldicenza, parola offensiva (blasfemia)

Dal greco: bestemmia (βλασψημια); significa, talvolta, l’insulto empio gettato in faccia a Dio; ma in generale è la invettiva scagliata a danno dell’onore e della reputazione altrui.

Malizia, malignità

“Perciò, deposta ogni impurità e residuo di malizia, ricevete con dolcezza la parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre.”

A volte siamo irritati sembra senza un motivo apparente, il motivo c’è ed è nascosto sta a noi scoprirlo. Ma non lasciamo che i piccoli risentimenti mettano radici nel nostro cuore, andiamo subito al Signore e chiediamo di purificare il nostro cuore, allontanando l’amarezza e mettendo un sentimento di pace vera.
Ricordiamoci sempre che l''ira si oppone direttamente a Dio, che è il Dio della pace e dell'amore:"Per il resto fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi"(2Cor 13,11) .

La mitezza o mansuetudine è la virtù tipicamente e luminosamente evangelica, che frena i moti disordinati dell'ira ed imprime in noi i tratti di Gesù, Agnello mansueto di Dio. E' la virtù dell'ordine, dell'armonia, della bellezza spirituale, vero e prezioso frutto dello Spirito Santo in noi: "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5, 22). "Rivestitevi, come eletti di Dio, santi ed amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi" (Col 3, 12-13). 
In una parola: la mitezza è il ”biglietto da visita del vero cristiano”. E si riconosce dai seguenti tratti: alle ingiurie e alle offese che eventualmente riceve non risponde, non si risente esternamente e nel cuore non perde la pace, anzi si sforza di superare ogni risentimento. Risponde sempre con amorevolezza, pacatezza e cortesia. E' pronto a ricambiare col bene chi gli fa del male. Nelle traversie fisiche e morali mantiene costantemente serenità e pazienza.A questo punto potrei anche intuire un'obiezione in qualcuno di voi: “Ma mettendo in pratica il Vangelo su questo punto si rischia per passare da deboli e da stupidi!”. E' vero, invece, proprio il contrario: è la mitezza o dominio di sé la vera forza dell'uomo ragionevole ( e per di più credente), mentre gli scoppi d'ira, lo sbattere le porte, il battere pugni sul tavolo, il gridare come ossessi sono segni evidenti di debolezza psichica e morale. Nessuno, infatti, ammira la terribile forza di un energumeno scatenato in un reparto di un ospedale psichiatrico, perchè si tratta di una forza solo apparente, brutale, devastatrice per sé e per gli altri... La fortezza umana e cristiana è ben altra cosa e trova un modello ineguagliabile in Gesù .  E chi di noi, se siamo sinceri, non può dire di avere ammirato chi, in circostanze difficili, ha saputo mantenersi calmo e sereno, mentre abbiamo certamente provato un senso di disagio, di pena, di repulsione e forse anche di ilarità (vicina al disprezzo) per le smanie di un collerico o di un rissoso?

Conclusione: uso le parole stesse dell'Apostolo Pietro:"E' una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente; che gloria sarebbe infatti sopportare il castigo se avete mancato? Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perchè ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia....." (1Pt 2, 19 – 23).





“Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano.”  
(Matteo 5:44 )


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