Uno degli
aspetti più importanti della vita cristiana, ma allo stesso tempo, uno degli aspetti
più fraintesi, è la preghiera. Come è vero che la preghiera è uno degli aspetti
più importanti della vita cristiana, è altrettanto vero che è estremamente
facile sbagliare grandemente in questo campo. Un errore è quello di non pregare
abbastanza. È molto facile credere di non avere tempo di pregare. Questo è un
ragionamento sbagliato, perché alla base di questa convinzione c'è il pensiero
che non abbiamo veramente bisogno di Dio.
Però,
dall'altro estremo, uno può anche pregare tanto, ma pregare in modo sbagliato.
Vogliamo
esaminare alcuni brani della Bibbia che parlano della preghiera, affinché
possiamo averne un concetto più conforme alla Bibbia. Se preghiamo a modo
nostro, che però non è conformato alle verità che Dio ci ha lasciato nella
Bibbia, le nostre preghiere possono essere inutili, o peggio ancora, possono
essere un'offesa a Dio. Perciò, prestate molta attenzione alle verità che Dio
ci insegna nella sua parola sulla preghiera.
La Bibbia
insegna che dobbiamo pregare al PADRE. Troviamo questo insegnamento
ripetutamente, come anche quello che lo Spirito Santo prega per noi.
Ma la verità
che vogliamo considerare molto più a fondo in questo studio riguarda il fatto
che dobbiamo pregare nel nome di Gesù Cristo. Consideriamo, molto attentamente,
che cosa significa pregare nel nome di Gesù.
Chi può pregare?
La prima
verità da capire quando consideriamo la preghiera è: chi ha diritto di pregare?
Ovvero, chi può pregare, avendo la certezza biblica che Dio lo ascolterà?
Chiaramente,
oggi, come sempre, tante persone pregano. Ma il fatto che tante persone pregano
non significa che vengono ascoltate da Dio.
Secondo la
Bibbia, sono coloro che hanno Gesù Cristo come Signore e Salvatore, e perciò
come Sacerdote e Mediatore, che possono pregare.
Per esempio,
in Ebrei 4:14-16, che è stato scritto per coloro che hanno Cristo come
Sacerdote e Signore, leggiamo che è per mezzo di Lui che abbiamo accesso al
trono di Dio per essere soccorsi. Quindi, è per mezzo di Cristo che possiamo
pregare. Chi è senza Cristo non ha questo libero accesso al trono di Dio.
Leggiamo il brano.
“14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è
passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che
professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa
simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come
noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena
fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed
essere soccorsi al momento opportuno.” (Ebr 4:14-16)
Quindi,
solamente chi è un vero figlio di Dio ha diritto di pregare.
A CHI si deve pregare?
Quando
preghiamo, a chi dobbiamo rivolgere le nostre preghiere?
E' giusto
pregare solo a Dio Padre, o si dovrebbe pregare anche a Gesù e allo Spirito
Santo? Cosa ne dice la Bibbia?
In Matt. 6:9
Gesù ci insegna a pregare, e Lui ci dichiara chiaramente di pregare a Dio
Padre.
“Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei
nei cieli, sia santificato il tuo nome;” (Mat 6:9)
In Giov.
16:23 Gesù parla della preghiera al Padre.
“In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In
verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome,
egli ve la darà.” (Giov 16:23)
La Bibbia ci
insegna ripetutamente, sia con insegnamenti, sia con esempi, che dobbiamo
pregare a Dio Padre.
Allora, qual
è il ruolo di Gesù e qual è quello dello Spirito Santo?
Se dobbiamo
pregare a Dio Padre, che ruolo hanno Gesù Cristo e lo Spirito Santo?
Nel nome di Gesù
Gesù ci ha
insegnato di pregare nel suo nome. Fra poco esamineremo questo concetto.
Lo Spirito Santo
Per quanto
riguarda lo Spirito Santo, non esiste alcuna preghiera nella Bibbia rivolta
allo Spirito Santo, tranne una profezia in Ezechiele 37. Quindi, visto che non
esiste alcuna preghiera rivolta allo Spirito Santo, è chiaro che non dobbiamo
pregare a Lui. Ma qual è il suo ruolo?
Lo Spirito
Santo ha il ruolo di glorificare Cristo e di indicarci la giusta strada per
giungere a questo fine.
“Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo
annuncerà.” (Giov 16:14)
Si può anche
leggere Giov. 14:14-26.
Quando un
grande faro illumina un palazzo di notte, se fa un buon lavoro, non lo si nota
neanche, ma si nota ed ammira solamente il palazzo. Similmente lo Spirito Santo
è come il faro: ci aiuta a vedere ed ammirare la persona di Gesù Cristo.
Inoltre, lo
Spirito Santo, prega per noi aiutandoci nel nostro debole ed incerto modo di
porgere le nostre preghiere, perché, Egli conosce Dio nel suo profondo.
“26 Allo
stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non
sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri
ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello
Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.” (Rom
8:26-27)
Che
consolazione!
Quindi, a
chi dobbiamo pregare? Dobbiamo pregare a Dio Padre, nel nome di Gesù Cristo.
per COSA si deve pregare?
Per che cosa
dobbiamo pregare? Possiamo pregare per qualsiasi cosa? Dio esaudisce ogni
preghiera? È possibile chiedere qualsiasi cosa nel nome di Gesù, oppure,
pregare nel nome di Gesù ci limita nelle nostre richieste?
Chiaramente,
nella carne, l'uomo prega per ottenere tutto quello che desidera. Prega per
avere buona salute o per una guarigione, prega per avere successo negli affari,
prega di superare gli esami a scuola, prega per avere sicurezza in viaggio,
prega per un buon tempo durante le vacanze.
Che cosa ne dice la Bibbia?
Esaminiamo
alcuni brani fondamentali sulla preghiera. Questi brani sono importanti per il
loro insegnamento, ma spesso vengono presi fuori contesto ed interpretati male.
Quando abbiamo un concetto sbagliato della preghiera, questo ci fa molto male
spiritualmente.
Giovanni 14
Consideriamo
per primo il brano in Giovanni 14:12-14. Leggiamolo.
“12 In
verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che
faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello
che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel
Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov
14:12-14)
Prima di
esaminare con cura questi versetti, ricordiamoci che a volte siamo tutti
tentati di voler far dire alla Bibbia quello che ci è comodo. Cioè, nella
carne, abbiamo la tendenza di interpretare la Bibbia non in base a quello che è
realmente scritto, ma in base a quello che ci è comodo. Quindi, dobbiamo
sforzarci di dividere rettamente questo brano.
Alcuni
credenti, e purtroppo anche delle chiese intere, interpretano erroneamente
questo brano dicendo che noi possiamo chiedere qualsiasi cosa che desideriamo
nel nome di Gesù, e Dio sicuramente ci esaudirà. Questo implica che la frase
“nel nome di Gesù” diventa quasi una formula magica che ci fa ottenere quello
che vogliamo. Questa falsa interpretazione fa diventare Dio il nostro servo
celeste, soggetto ad ubbidire alla nostra volontà. Chi insegna questa falsa
interpretazione cita la parte del brano che dichiara: “quello che chiederete
nel mio nome, io la farò”, come se tutto l'insegnamento fosse racchiuso lì.
Chi crede a
questa menzogna, pensa che se preghiamo qualcosa con cuore, Dio la farà. Questo
è un pensiero molto falso, e molto pericoloso.
Pensiamo a
come una persona che crede a questa falsità potrebbe pregare in diverse
situazioni. Immaginate un credente che lavora in proprio. La sua attività
comincia ad andare molto male, e lui rischia di perdere tutto. Non solo, ma ha
anche dei grossi debiti con la banca legati all'attività. Citando questo
versetto, egli chiede a Dio di salvare la sua attività. Perciò questo credente
è sicuro, visto che ha pregato nel nome di Gesù, che Dio salverà la sua ditta.
In un
secondo esempio, un credente ha un figlio adulto ribelle, lontano dal Signore.
Il credente prega, citando questo versetto, e così è convinto che Dio salverà
suo figlio.
In un altro
esempio, un credente ha un figlio con una grave malattia. Il credente, prega, e
citando questo versetto, dichiara che è sicuro che Dio guarirà suo figlio,
visto che è convinto che si può ottenere qualsiasi cosa se la si chiede a Dio
nel nome di Gesù.
In un altro
esempio, un credente sta cercando di comprare una casa, e avendone trovato una
che gli piace tantissimo, prega, chiedendo a Dio di operare in modo che il
proprietario abbassi il prezzo abbastanza da permettergli di comprarla. È
convinto che Dio opererà per fargli ottenere quella casa al prezzo che
desidera.
Senza andare
ad analizzare questi esempi in dettaglio, considerate il principio che sta alla
base di questo modo di pensare. Se fosse vero che possiamo chiedere a Dio
qualsiasi cosa che desideriamo, avendo la certezza che Lui ci esaudirà
solamente perché abbiamo citato la frase “nel nome di Gesù”, allora, Dio
diventerebbe il nostro servo celeste, pronto ad esaudire ogni nostra richiesta.
Dio sarebbe soggetto alla nostra
volontà.
Se è così,
allora Gesù ha sbagliato quando ha insegnato il Padre Nostro, perché avrebbe
dovuto insegnarci a pregare:
“sia fatta
la nostra volontà, non la Tua”
Però, Dio
NON è il nostro servo, e NON esiste per esaudire le nostre preghiere come
vogliamo noi. Non dobbiamo pregare che
la nostra volontà sia fatta, ma che la volontà di DIO sia fatta!
Ci sono
tante verità bibliche che ci aiutano a capire questo principio.
Per esempio,
leggiamo Matteo 26:39, quando Gesù era nel Giardino:
“E, andato
un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre
mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio
io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39)
Gesù,
nonostante i suoi diritti di Figlio di Dio, non chiese al Padre che cambiasse
la sua volontà per esaudire la propria richiesta. Piuttosto, rese nota la sua
richiesta al Padre, e poi, chiese che la volontà del Padre fosse fatta, non la
sua.
In Luca 22,
Gesù stava preparando i discepoli per la sua morte. Egli spiegò a Pietro che
sarebbe stato provato duramente. Notiamo che Gesù non chiese che Pietro potesse
evitare la prova, pregò solamente per la fede di Pietro. Vi leggo.
“31 «Simone,
Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; 32 ma io
ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai
convertito, fortifica i tuoi fratelli».” (Luca 22:31-32)
Gesù NON ha chiesto che Dio gli
togliesse la prova.
In
Apocalisse 2, Gesù sta parlando alle sette chiese. Notiamo quello che dichiara
alla chiesa di Smirne.
“8
«All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e
l’ultimo, che fu morto e tornò in vita: 9 Io conosco la tua tribolazione, la
tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di
essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. 10 Non temere
quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi
in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci
giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. 11 Chi ha
orecchi ascolti ciò che che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà
colpito dalla morte seconda.” (Apo 2:8-11)
Egli spiegò
che vari credenti in questa chiesa sarebbero stati messi a morte per la loro
fede. Possiamo presumere che questi credenti erano padri e madri, e avessero le
loro famiglie. Però, è evidente che la volontà di Dio per loro era che
morissero per la loro fede. Dal brano però comprendiamo che la morte fisica non
era una sconfitta, perché poi Gesù dichiarò che se quei credenti fossero
rimasti fedeli fino alla morte, avrebbe dato loro la corona della vita. Quindi, Dio aveva stabilito il suo piano
per quei credenti, e nessuna loro preghiera avrebbe potuto cambiare il perfetto
piano di Dio. Non dovevano pregare Dio affinché li salvasse dalla morte
fisica, presumendo per di più che Dio li avrebbe esauditi.
Infatti, Dio
ha un piano perfetto, che è la SUA propria volontà, e Dio fa TUTTO secondo la
decisione della Sua volontà. È importante capire questa verità basilare. Quello
che Dio fa, lo fa secondo la decisione della Sua volontà. Leggiamo Efesini 1:11
“In
lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il
proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria
volontà,” (Efe 1:11)
Se le nostre
preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, il mondo non sarebbe stabile,
Dio non sarebbe Dio, e nulla sarebbe sicuro. La volontà di Dio cambierebbe di minuto in minuto, in base alle diverse
preghiere che Gli arrivano da tutto il mondo.
Se le nostre
preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, per esempio, non sarebbe vero
quello che è scritto nel Salmo 139:15,16 che riguarda il momento della nostra
morte e di quella dei nostri cari.
“15 Le mie
ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle
profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e
nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando
nessuno d’essi era sorto ancora.” (Sal 139:15-16)
Se Dio ci
desse qualunque cosa che Gli chiediamo, questo brano non sarebbe vero, perché
tante persone, vedendo arrivare la morte, pregherebbero, chiedendoGli di
guarire o di superare il pericolo, e in questo modo sarebbe stata fatta la loro
volontà, non quella di Dio. Se fosse
così la morte non dipenderebbe più dalla volontà di Dio, ma dalla volontà
dell'uomo. Non arriverebbe più al momento stabilito nel libro di Dio, ma
nel momento stabilito da noi.
Ma non è
così! Non è l'uomo che stabilisce quando morirà, come non è l'uomo che
stabilisce quando un certo problema deve risolversi come vuole lui. È il Signore che opera tutte le cose
secondo la decisione della Sua volontà!
Per esempio,
leggiamo in 1Samuele 2:6-8
“6 Il
SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa
risalire. 7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. 8
Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere
con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della
terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo.” (1Sam 2:6-8)
E' il
Signore che determina le cose, tramite le nostre preghiere, non noi!
Allora, qual
è il senso di Giovanni 14:13, quando Gesù dichiara:
“e quello
che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov 14:13)?
Per capire
bene questa verità, dobbiamo leggere non solo questa frase, ma tutto il suo
contesto.
Cosa significa “nel mio nome”?
Dobbiamo
capire il senso della frase, “nel mio nome”. Dobbiamo anche capire il motivo
che ci spinge a pregare nel nome di Gesù. Gesù stesso ci spiega questa
motivazione. Infine, dobbiamo capire altre condizioni che la Bibbia ci dà per
poter pregare. Molto spesso, un brano non insegna tutta la verità biblica di un
certo argomento, e deve essere considerato insieme ad altri brani.
Quindi, qual
è il senso della frase: “nel mio nome?”
Chiedere
“nel nome di Gesù” non è una formula magica che, aggiunta ad una preghiera,
costringe Dio ad esaudirci. A quel punto, Dio sarebbe il nostro servo, e noi
saremo i sovrani. Ma non è così!
Pregare “nel
nome di Gesù” non è una frase che si aggiunge a qualsiasi preghiera, per
garantire che Dio farà come Gli abbiamo chiesto. Invece significa almeno due
cose:
1. chiedere per i Suoi meriti
Prima di
tutto, pregare nel nome di Gesù significa pregare per i Suoi meriti,
riconoscendo che noi non ne abbiamo.
Nessun di
noi merita alcuna cosa buona da Dio. Quindi, dobbiamo chiedere per i meriti di
Gesù. Se chiedo un favore al mio migliore amico, lo chiedo nel mio proprio
nome, cioè riconoscendomi degno, visto che sono il SUO migliore amico, che mi
venga fatto questo favore. Però, se devo chiedere un grande favore all'amico
del mio amico, che non conosco personalmente, so di non meritare da lui nulla
(visto che non mi conosce), e perciò, non gli chiedo nel mio nome, ma gli
chiedo nel nome del mio amico.
Allora, chiedere nel nome di Gesù
necessariamente implica un cuore umile. Chi chiede nel nome di Gesù SA che, per
conto suo, non merita nulla da Dio. Perciò, questa consapevolezza della propria
insufficienza cambia anche la richiesta stessa. Infatti chi sa di non aver
nessun merito, non pretende nulla, e non considera Dio come Colui che esiste
per esaudire i nostri desideri. Sa che Dio è sovrano, e va ai piedi di Dio umilmente,
pronto ad essere sottomesso alla Sua volontà. Tutti questi sono aspetti del
pregare nel nome di Gesù.
2. chiedere secondo la volontà di
Gesù
Dobbiamo però
considerare anche una seconda verità estremamente importante nel fatto di
chiedere nel nome di Gesù. Chiedere nel nome di Gesù significa anche chiedere
secondo la Sua volontà, non la nostra. È importantissimo capire questo
principio. Ripeto: chiedere nel nome di
Gesù significa chiedere secondo la SUA volontà, non la nostra.
Un soldato
semplice, che porta gli ordini dati dal comandante agli altri, chiede nel nome
del comandante. Non chiede quello che vuole lui, chiede quello che è la volontà
del comandante. Infatti, se dovesse chiedere quello che vuole lui, usando il
nome del comandante per ottenerla, sarebbe colpevole di un grave reato.
In 1Giovanni
5:14,15, leggiamo una chiara spiegazione di quali sono le preghiere che Dio
esaudirà. Leggiamo.
“14 Questa è
la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua
volontà, egli ci esaudisce. 15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli
chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1Giov
5:14-15)
Avete notato
la frase: “se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci
esaudisce”? Chiedere nel nome di Gesù DEVE essere secondo la SUA volontà, non
la nostra.
Quindi, se
preghiamo per ottenere qualcosa che desideriamo tantissimo, ma se non è la
volontà di Dio, non possiamo chiederla nel nome di Gesù. Se preghiamo per
quello che vogliamo noi, e aggiungiamo le parole, “nel nome di Gesù”, siamo
come i pagani, usando quelle parole come un talismano, cercando di controllare
Dio.
Quindi,
ricordiamo che chiedere nel nome di Gesù significa chiedere con umiltà, sapendo
di non meritare alcuna cosa buona da Dio, e questo atteggiamento ci aiuta ad
accettare qualsiasi cosa che Egli ci darà. Significa anche chiedere secondo la
volontà di Cristo, non seconda la nostra volontà.
Affinché il Padre sia glorificato
Allora, qual
è il senso di Giovanni 14:12-14? Per capire correttamente questo brano,
dobbiamo leggerlo tutto, e leggere anche il suo contesto.
“12 In
verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che
faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello
che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel
Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov
14:12-14)
Notiamo che
le richieste che facciamo qua sono legate al fare opere per la gloria di Dio, e
infatti, il MOTIVO per cui Gesù ci esaudisce è per glorificare il Padre. Gesù
non risponde ad ogni nostra richiesta. Risponde se la richiesta glorificherà il
Padre.
Infatti, in
Giacomo 4:2-4 leggiamo:
“2 Voi
bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi
litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non
ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4 O gente
adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi
dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:2-4)
Non avete perché non domandate,
ovvero, perché non pregate, e se domandate spesso non ricevete, perché
domandate per spendere nei vostri piaceri.
Quando
chiediamo per ottenere quella che è la nostra volontà, Dio non risponde.
Torniamo
agli esempi che ho dato all'inizio di questo studio.
Pensiamo
all'uomo che lavora in proprio e la sua attività comincia ad andare molto male,
e si ritrova con tanti debiti. Egli prega Dio affinché salvi la sua attività. Sta
pregando affinché Dio risolva i suoi problemi. Non sta cercando la gloria di
Dio.
Nell'esempio
del genitore che ha un figlio che spiritualmente cammina male (che è ribelle),
quel credente chiaramente vuole che suo figlio sia salvato. È buono pregare per
la salvezza dei nostri cari. Però, in un certo senso, quella preghiera può
essere anche un frutto di egoismo, perché quel genitore non sta cercando per
prima cosa la gloria di Dio. Non gli pesa il fatto che tanti altri genitori
hanno figli ribelli. Egli vuole che SUO figlio sia salvato. Sta pensando, in
fin dei conti, a se stesso.
Poi ho fatto
l'esempio del credente con il figlio con una grave malattia. Il genitore vuole
che il figlio sia guarito, perché vuole il piacere di goderlo per tanti anni
ancora. Però, nemmeno questa richiesta è cercare la gloria di Dio. È una
preghiera per non dover subire la sofferenza della morte di una persona cara.
Poi c'era il
credente che chiedeva l'intervento di Dio affinché potesse comprare la casa che
gli piaceva tanto. Anche qua, il credente sta cercando di ottenere da Dio
quello che sarebbe il suo gradimento. Non sta cercando in primo luogo la gloria
di Dio.
Quindi, non
dobbiamo credere la terribile menzogna che basta pregare aggiungendo la frase
“nel nome di Gesù” e possiamo essere sicuri che Dio ci darà quello che Gli
chiediamo. Chiedere nel nome di Gesù significa chiedere che sia fatta la Sua
volontà e significa anche farlo con un cuore umile, che quindi cerca non il
proprio comodo, ma la gloria di Dio.
Un brutto risultato
Che cosa
succede, quando uno crede la menzogna che Dio esaudirà qualsiasi sua richiesta?
Quando Dio
NON esaudisce quella preghiera, la fede di quel credente viene fortemente
scossa. Egli sta molto male, e solitamente, o cade in grave depressione
spirituale, oppure, si arrabbia con Dio. Perciò credendo a quella menzogna quel
credente rimane deluso di Dio.
Giov. 15:5-7,16
Quindi, è
importante capire il senso vero dei principi di Giovanni 14. Per capire meglio
questo discorso, esaminiamo qualche altro brano in cui Gesù parla della
preghiera. Questi brani fanno parte del contesto di Giovanni 14.
Giovanni
15:5-7
“5 Io sono
la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro,
porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non
dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si
raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie
parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.” (Giov
15:5-7)
Qui, Gesù
insegna che dobbiamo dimorare in Lui, e che lo scopo è affinché possiamo
portare molto frutto. Poi, Egli dichiara che solamente se dimoriamo in Lui e se
le sue parole dimorano in noi, sarà fatto quello che domandiamo.
Questa è una
condizione importantissima. “Dimorare in Cristo” significa essere in una
condizione di umiltà, di santità di vita e di sottomissione alla sua volontà.
Quando le parole di Cristo dimorano in noi, esse ci esortano a conoscere e a
seguire la Parola di Dio. Quindi, non viviamo più per la nostra volontà, ma per
la sua.
Solamente se
ci ritroviamo in questa condizione possiamo domandare a Dio quello che vogliamo
e ci sarà fatto, perché significherà che domanderemo quella che è la volontà di
Dio.
Un altro
versetto importante è Giovanni 15:16
“Non siete
voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché
andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che
chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.” (Giov 15:16)
Gesù
risponde alle nostre preghiere quando servono per portare frutto che rimane in
eterno.
Ostacoli alle nostre preghiere
È importante
menzionare alcuni ostacoli alle nostre preghiere.
L'orgoglio
Una cosa che
ostacola sempre la preghiere è l'orgoglio. Se abbiamo orgoglio, Dio si
allontana da noi.
“Il SIGNORE
è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.”
(Sal 34:18)
Quando
abbiamo orgoglio non confessato, Dio resta lontano da noi. Possiamo fare bella
figura davanti agli altri, possiamo apparire di essere zelanti, possiamo
pregare tanto, ma sarà tutto inutile, tutto invano. Fino a quando non
confessiamo il nostro orgoglio, Dio resterà lontano da noi.
Mancanza di fede
Un altro
ostacolo alle nostre preghiere è la mancanza di fede, come leggiamo in Giacomo
1.
“5 Se poi
qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti
generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede,
senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal
vento e spinta qua e là. 7 Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal
Signore,” (Giac 1:5-7)
Questo brano
ci insegna l'importanza della fede. Chiaramente, dobbiamo ricordare le altre
verità che abbiamo visto. Se prego qualcosa che non è secondo la volontà di
Dio, posso avere la fede più grande del mondo, ma Dio non mi risponderà. Però,
dall'altro lato, quando preghiamo secondo la volontà di Dio, è importante avere
fede in Dio. Così, Dio viene glorificato, e noi saremo edificati.
La Preghiera fatta con egoismo
Abbiamo già
menzionato prima che Dio non risponde alle preghiere fatte con egoismo, cioè,
alle preghiere attraverso le quali vogliamo ottenere qualcosa NON per la gloria
di Dio, ma perché è il nostro desiderio.
Questo è ciò
che ci dice Giacomo 4, quando parla delle preghiere fatte per spendere nei
piaceri. Dobbiamo pregare, invece, per la gloria di Dio.
Come conoscere la volontà di Gesù
Visto che la
preghiera che Dio esaudisce è quella preghiera fatta secondo la sua volontà,
come possiamo sapere qual'è la volontà di Dio?
Dio ci ha
già rivelato molto della sua volontà, e ci insegna anche il modo in cui pregare
quando non la conosciamo.
Prima di
tutto, come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio?
Sappiamo quasi sempre quello che vorremmo noi, ma come dobbiamo pregare quando
non siamo sicuri della volontà di Dio?
Gesù stesso
ci dà un esempio di come pregare in questi casi in Matt. 26:39; Marco 14:36;
Luca 22:42. Leggo da Matteo.
“E, andato
un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre
mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio
io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39)
Nella sua
umanità, Gesù non voleva affrontare la sofferenza che sapeva di dover subire
sulla croce. Però, il suo desiderio più forte rispetto al non voler subire
quelle sofferenze, fu quello di voler fare la volontà del Padre. Quindi, ha
esposto a Dio il suo desiderio, ma chiese che fosse fatta la volontà di Dio.
Ed è così
che anche noi dobbiamo pregare, quando non conosciamo con certezza la volontà
di Dio in una certa situazione. Certamente possiamo portare tutti i nostri pesi
a Dio, e anche dirGli quello che sarebbe il nostro desiderio, però poi dobbiamo
confidare nella sua perfetta saggezza, e chiedere che sia fatta la Sua volontà.
Conclusione
La preghiera
è una parte essenziale della vita cristiana e della nostra crescita. La
preghiera è la nostra comunicazione con Dio, mentre lo studio della Bibbia è
ascoltare Dio che ci parla.
E importante
pregare, però, è importante pregare nel modo che Dio stabilisce, per le cose
giuste. L'unico vero accesso a Dio che abbiamo è quello per mezzo di Gesù, per
merito di Cristo. Non solo, ma dobbiamo pregare secondo la SUA volontà, non
secondo la nostra. Quando non siamo sicuri della volontà di Dio, è importante
accettare la sua volontà, anche se è il contrario di quello che vorremmo noi.
Infatti noi non sappiamo qual è la cosa migliore. Dobbiamo avere fede che la
volontà di Dio è la cosa perfetta, anche se non siamo in grado di capire tutto
quello che Dio sta facendo. Preghiamo, chiedendo che la volontà perfetta di Dio
sia fatta!
Preghiamo
poi con fede, fede che Dio ci ascolta e ci esaudisce sempre, secondo la sua
perfetta volontà.
Non
dimentichiamo che la preghiera non serve solo per fare richieste a Dio. Anche
il ringraziamento ne è una parte molto importante. Inoltre, la preghiera serve
anche per confessare i nostri peccati. E serve poi principalmente per chiedere
che Dio sia glorificato. Le nostre richieste dovrebbero sempre essere per la
gloria di Dio.
Oh che
possiamo diventare un popolo che prega sempre di più, non vedendo Dio come un
servo celeste che esiste per darci quello che vogliamo noi, ma essendo spinti
dal desiderio di vedere il nostro grande Dio glorificato! La nostra vera gioia,
quella che ci riempirà per tutta l'eternità, consisterà nel vedere Dio
glorificato. Quindi, che la gloria di Dio sia il desiderio del nostro cuore!
Marco deFelice
"Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste" (1 Giovanni 5:14-15)
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Nel 1921, due giovani
coppie di Stoccolma, Svezia, risposero alla chiamata di Dio di andare nel campo
di missione africano. Erano membri della Chiesa Pentecostale di Filadelfia, che
ha mandato missionari in diverse parti del mondo. Durante una riunione speciale
sulle missioni, queste due coppie sentirono il peso di andare nel Congo belga,
che attualmente è lo Zaire.
Si chiamavano David
e Svea Flood, e Joel e Bertha Erickson. Svea Flood non raggiungeva nemmeno il
metro e mezzo di altezza, era una cantante molto nota in Svezia. Ma entrambe le
coppie lasciarono tutto per dare la loro vita per l'Evangelo.
Quando giunsero nel
Congo Belga, si fecero conoscere alla stazione missionaria locale. Presero il
loro machete, e letteralmente si fecero strada verso l'entroterra, infestato da
insetti, del Congo. David e Svea avevano un figlio di due anni, David jr., e dovevano
portarlo sulle spalle. Lungo la strada, tutte e due le famiglie presero la malaria.
Nonostante ciò, continuarono ad avanzare con grande zelo, pronti ad essere
martiri per il Signore.
Finalmente raggiunsero
un certo villaggio dell'entroterra. Ma, per loro sorpresa, gli abitanti di quel
villaggio non li vollero far entrare. Dissero a quei missionari: "Non possiamo
accettare nessun bianco, altrimenti i nostri dèi si offenderanno."
Così le famiglie si diressero verso un secondo villaggio, ma anche lì
furono rigettati.
A questo punto non
c'erano altri villaggi lì vicino. Le due famiglie, esauste, non ebbero
altra scelta se non quella di sistemarsi lì da qualche parte. Così,
disboscato un pezzo di terreno in quella giungla fra le montagne, costruirono
delle capanne di fango, che usarono come case.
Col passare dei mesi,
soffrirono tutti di solitudine, di malattia, e di malnutrizione. Il piccolo David
jr. diventava sempre più debole, e loro non avevano quasi nessun rapporto
con gli abitanti dei villaggi vicini.
Infine, dopo circa
sei mesi, Joel e Bertha Erickson decisero di ritornare alla stazione missionaria.
Cercarono di convincere i Flood a fare lo stesso, ma Svea non poteva viaggiare
perché era appena rimasta incinta, e poi la sua malaria era peggiorata.
Inoltre, David disse: "Voglio che mio figlio nasca in Africa. Sono venuto
qui per dare la mia vita". Così i Flood salutarono i loro amici, che
rifecero la strada di ritorno di cento miglia attraverso la giungla.
Per diversi mesi Svea
sopportò una febbre da cavallo. Ma durante tutto quel tempo ministrava
fedelmente ad un ragazzino che veniva a trovarli da uno dei villaggi vicini. Il
bambino fu l'unico convertito dei Flood. Portava della frutta della famiglia,
e mentre Svea gli parlava, lui le sorrideva con semplicità.
Alla fine, la malaria
di Svea peggiorò al punto che la costrinse a rimanere a letto. Quando giunse
il momento di partorire, diede alla luce una bambina bella e robusta; poi, nel
giro di una settimana, si trovò in fin di vita. Nei suoi ultimi momenti,
sussurrò a David: "Chiamala Aina"; poi morì.
David Flood fu terribilmente
scosso per la morte della moglie. Raccolse tutte le sue forze, prese una cassa
di legno, e fece una bara per Svea. Poi, in una tomba primitiva fra le montagne,
seppellì la sua amata moglie.
Mentre si trovava vicino
alla tomba della moglie e guardava al figlio così giovane che gli era accanto,
sentì dalla capanna di fango il pianto della bambina da poco nata. D'un
tratto l'amarezza gli riempì il cuore. Una rabbia spuntò dentro
di lui, pagò delle guide locali e si fece portare con i suoi bambini alla
stazione missionaria. Quando vide gli Erickson, arrabbiato disse subito loro:
"Me ne vado! Non riesco a seguire da solo i bambini. Riporto con me in Svezia
mio figlio, ma lascio qui con voi mia figlia." E così lasciò
agli Erickson Aina, affinché si prendessero loro cura di lei.
Lungo tutto il viaggio
di ritorno a Stoccolma, David Flood stette sul ponte della nave, adirato con Dio.
Aveva detto a tutti che andava in Africa per essere un martire, per portare anime
a Cristo, non gli sarebbe importato il prezzo da pagare. Ed ora era lì
che tornava da uomo sconfitto e distrutto. Credeva di essere stato fedele, ma
che Dio lo aveva ripagato con una completa noncuranza.
Quando arrivò
a Stoccolma, decise di entrare in affari per fare fortuna. Avvertì tutti
quelli che lo circondavano di non nominare mai il nome di Dio in sua presenza.
Quando lo facevano, si adirava al punto che le vene del collo quasi gli scoppiavano.
Dopo, cominciò a bere molto.
Dopo poco tempo che
se n'era andato dall'Africa, i suoi amici, gli Erickson, morirono all'improvviso
(forse avvelenati da qualche stregone del luogo). Perciò, la piccola Aina
fu affidata ad una coppia di Americani, delle persone molto care che conosco,
Arthur e Anna Berg. I Berg portarono Aina con loro in un villaggio che si chiamava
Massisi, nel Congo del nord, dove cominciarono a chiamarla "Aggie".
Ben presto la piccola Aggie imparò la lingua Swahili e giocava con i bambini
del Congo.
Poiché molto
del suo tempo lo trascorreva da sola, Aggie imparò a fare giochi di fantasia.
Immaginava di avere quattro fratelli ed una sorella, e diede a tutti loro dei
nomi di fantasia. Apparecchiava la tavola per i fratelli e parlava con loro. Poi
immaginava che sua sorella stesse continuamente a cercarla.
Quando i Berg andarono
in vacanza in America, portarono Aggie con sé, nella zona di Minneapolis.
Alla fine decisero di rimanere lì. Aggie crebbe e si sposò con un
uomo di nome Dewey Hurst, che più tardi sarebbe diventato il presidente
dell'Istituto Biblico Northwest, la scuola delle Assemblee di Dio di Minneapolis.
Per
Anni da Adulta,
Aggie Cercò di Contattare Suo Padre -
Ma Senza Esito!
Aggie non aveva mai
saputo che suo padre si era risposato con la sorella più piccola di Svea,
la quale però non amava Dio. Ed ora aveva cinque figli, oltre ad Aggie:
quattro maschi ed una femmina (proprio come aveva immaginato Aggie). In quel periodo
David Flood era diventato alcolista e la sua vista si era sempre più indebolita.
Per quarant'anni Aggie
aveva cercato di ritrovare suo padre, ma le sue lettere non ricevevano nessuna
risposta. Alla fine, la scuola biblica donò a lei e a suo marito dei biglietti
di andata e ritorno per la Svezia. Questo le avrebbe dato l'opportunità
di trovare personalmente suo padre.
Dopo aver attraversato
l'Atlantico, i due trascorsero un giorno a Londra. Decisero di fare una passeggiata,
e girovagarono nei pressi della Royal Albert Hall. Con gioia scoprirono che si
stava tenendo un convegno sulle missioni. Entrarono, e
ascoltarono un predicatore nero che testimoniava delle grandi opere che Dio stava
facendo nello Zaire, il Congo Belga!
Il cuore di Aggie fece
un balzo. Dopo la riunione, si avvicinò al predicatore e chiese: "Hai
mai conosciuto i missionari David e Svea Flood?" Lui rispose: "Sì,
Svea Flood mi ha condotto al Signore quando ero solo un ragazzino. Ebbero una
figlia, ma non so cosa le sia successo." Aggie esclamò: "Sono
io quella ragazzina! Sono Aggie - Aina!"
All'udire ciò
il predicatore afferrò le mani di Aggie, l'abbracciò e pianse di
gioia. Aggie poteva a stento credere che quell'uomo era il ragazzino che si era
convertito con la predicazione di sua madre. Aveva accettato Gesù come
proprio salvatore ed era diventato missionario ed evangelista, annunciando il
vangelo alla sua gente; ora il suo paese contava 110.000 cristiani, 32 stazioni
missionarie, diverse scuole bibliche e un ospedale con 120 posti letto!
Il giorno dopo Aggie
e Dewey partirono per Stoccolma, dove già si sapeva del loro arrivo. In
quel periodo Aggie aveva saputo di avere quattro fratelli e una sorella. Fu una
sorpresa per lei che tre dei suoi fratelli vennero a salutarla all'hotel. Chiese
loro: "Dov'è David, mio fratello più grande?" Indicarono
dall'altra parte della sala, una figura solitaria era lì, seduta su di
una sedia. Suo fratello David Jr. ormai era un uomo pieno di rughe e dai capelli
grigi. Come suo padre, era cresciuto nell'amarezza ed aveva quasi distrutto la
sua vita con l'alcool.
Quando Aggie chiese
di suo padre, i suoi fratelli diventarono rossi di collera. Lo odiavano tutti.
Nessuno di loro gli parlava più da anni.
Poi Aggie chiese: "E
che mi dite di mia sorella?" Le diedero un numero di telefono, ed Aggie chiamò
immediatamente. Sua sorella rispose, ma quando Aggie le disse chi era, la linea
subito s'interruppe. Aggie cercò di richiamare ma non ottenne risposta.
Dopo pochissimo tempo,
però, sua sorella arrivò all'hotel e gettò le braccia al
collo di Aggie. Le disse: "Ti ho sognata per tutta la vita. Aprivo sempre
una carta geografica del mondo, vi mettevo sopra un'auto giocattolo, e fingevo
di guidare in cerca di te."
Anche la sorella di
Aggie disprezzava suo padre David Flood. Però promise ad Aggie che l'avrebbe
aiutata a ritrovarlo. Così si diressero in una zona povera di Stoccolma,
poi entrarono in un vecchio edificio in cattive condizioni. Dopo aver bussato
alla porta, una donna le fece entrare.
All'interno, bottiglie
di liquore giacevano dovunque. E, su di un lettino, in un angolo, era disteso
suo padre, l'ex missionario David Flood. Ora aveva settantatre anni e soffriva
di diabete. Aveva avuto anche un infarto e le cateratte gli avevano coperto entrambi
gli occhi.
Aggie cadde vicino
a lui piangendo: "Papà, sono la tua bambina - quella che lasciasti
in Africa." Il vecchio si voltò e la guardò. Gli occhi gli
si riempirono di lacrime. "Non avrei mai voluto abbandonarti, ma non riuscivo
a prendermi cura di voi due." Aggie rispose: "Va tutto bene papà,
Dio si è preso cura di me."
Ad un tratto il volto
del padre si oscurò. "Dio non si è preso cura di te!"
disse con rabbia. "Ha rovinato tutta la nostra famiglia! Ci ha portati in
Africa e poi ci ha traditi. Non abbiamo avuto nessun frutto lì, è
stato solo uno spreco di vite!"
Aggie allora gli parlò
del predicatore nero che aveva appena incontrato a Londra, e di come la nazione
fosse stata evangelizzata attraverso di lui. "E' tutto vero, papà,"
disse lei. "Tutti conoscono quel piccolo ragazzino convertito. La storia
è stata su tutti i giornali."
All'improvviso lo Spirito
Santo cadde su David Flood, e lui scoppiò in lacrime di dispiacere e di
pentimento che rigarono il suo volto, e Dio lo ristabilì.
Poco dopo il loro incontro,
David Flood morì. E benché egli fosse stato restaurato dal Signore,
aveva lasciato dietro di sé soltanto rovine. A parte Aggie, lasciava cinque
figli, tutti non credenti e tragicamente amareggiati.
Aggie scrisse tutta
la storia. Mentre vi stava lavorando sopra, sviluppò un cancro. Proprio
dopo averla finita di scrivere, andò a stare con il Signore.
Questo
Messaggio È per Tutti Coloro Che,
Come David Flood, Credono di Avere
Il Diritto di Essere Arrabbiati Con Dio!
David Flood rappresenta
diversi cristiani di oggi. Si sono sentiti delusi, abbattuti, ed ora sono pieni
di rabbia nei confronti di Dio!
La Bibbia ci dà
un esempio di ciò nel libro di Giona. Come David Flood, Giona ricevette
una chiamata missionaria da Dio. Andò a Ninive per predicare il messaggio
di giudizio che Dio gli aveva dato: la città sarebbe stata distrutta dopo
quaranta giorni.
Dopo aver portato il
messaggio, Giona si sedette su di una collina, aspettando che Dio iniziasse la
distruzione. Però, passati i quaranta giorni, non successe niente. Perché?
Il popolo di Ninive si era pentito, e Dio aveva cambiato idea e non li distrusse
più!
Questo fatto fece arrabbiare
Giona che gridò: "Signore, mi hai tradito! Hai messo nel mio cuore
il peso di venire qui a predicare il giudizio. Tutti in Israele lo sanno. Ma ora
hai cambiato tutto senza dirmelo. Io faccio la figura del falso profeta!"
Giona si sedette sotto
al sole col broncio e adirato con Dio! Tuttavia, nella sua misericordia, Dio fece
spuntare una pianta per riparare Giona dal caldo: "... per calmarlo della
sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona
per fare ombra sul suo capo" (Giona 4:6).
Qui, la parola "irritazione"
sta per "dispiacere, delusione". In altre parole, Giona era irritato
perché le cose non erano andate come lui aveva pianificato. Dio aveva cambiato
il corso degli eventi, e l'orgoglio di Giona era ferito!
Ecco come inizia gran
parte della rabbia nei confronti di Dio: con una delusione. Forse Dio ci ha chiamati,
equipaggiati, e mandati, però Lui può fare dei cambiamenti senza
includerci nel suo piano sovrano. Poi, quando le cose non vanno come noi abbiamo
pianificato, può capitarci di sentirci ingannati e traditi.
A questo punto, Dio
capisce il nostro grido di dolore e di confusione. Dopo tutto, il nostro grido
è umano. E non è differente da quello di Gesù sulla croce:
"Padre, perché mi hai abbandonato?"
Però se continuiamo
a nutrire uno spirito irritato, esso si trasformerà in rabbia dentro di
noi. E Dio ci farà la stessa domanda che fece a Giona: "Fai bene ad
irritarti così?" (versetto 9).
Giona rispose: "Sì,
faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte" (stesso
verso). Ecco un profeta così contrariato, così irritato, così
pieno di rabbia verso Dio, che dice: "Non m'importa se vivo o muoio! Il mio
ministero è un fallimento. Tutta la mia sofferenza è stata inutile.
Ho passato tre giorni e tre notti nella pancia puzzolente di quel grosso pesce,
per cosa? Dio ha cambiato tutto. Ora ho tutto il diritto di essere arrabbiato
con Lui!"
Molti cristiani sono
come Giona, credono di avere il diritto di essere arrabbiati con Dio.
Il
Pericolo Peggiore del Nutrire
Rabbia e Irritazione verso Dio
È Che Potresti Oltrepassare
il Punto della Consolazione!
E' possibile che si
raggiunga un punto nel quale non ti si possa più toccare. E' un punto dove
niente e nessuno può consolarti!
Geremia scrive: "...Si
è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro: Rachele piange i
suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non
sono più" (Geremia 31:15).
Nel periodo che Geremia
scriveva ciò, Israele veniva portato in cattività dagli Assiri.
Le loro case erano state bruciate e distrutte e tutti i loro vigneti devastati.
Gerusalemme fu ridotta in un cumulo di pietrisco. Tutt'intorno a loro si vedevano
solo rovine e desolazione. Così Geremia usò Rachele, l'ava d'Israele,
come una figura che piange, distrutta nel vedere che le portano via i suoi figli
e niente può consolarla.
In effetti, Geremia
stava dicendo che quegli Israeliti afflitti si erano accomodati nel loro dolore,
e non potevano essere più consolati! Geremia non li poteva confortare;
non si otteneva niente nemmeno parlando loro. Secondo loro, Dio aveva permesso
alla cattività di sorprenderli, e perciò avevano il diritto di essere
amareggiati con lui!
Eppure, è qui
il pericolo: Quando conserviamo dentro di noi le nostre questioni e le lamentele
per troppo tempo, si trasformano in irritazione. Poi la nostra irritazione si
trasforma in amarezza. E, alla fine, la nostra amarezza si trasforma in rabbia.
A questo punto, non ascoltiamo più il rimprovero. La parola di Dio non
ci tocca più. E nessuno, nessun amico, pastore o coniuge, può raggiungerci.
Escludiamo così tutte le maniere con le quali lo Spirito Santo possa persuaderci!
Per
Coloro Che Ammettono di Essere Vicini o Di Aver Perfino
Superato il Punto di Rifiutare di Essere Consolati,
C'è Una Buona Notizia!
La parola di Dio dice
che c'è speranza! "Così parla il Signore: Trattieni la tua
voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime; poiché l'opera tua
sarà ricompensata, dice il Signore" (Geremia 31:16). In altre parole:
"Non piangere più, non ti lamentare più. Io sto per premiarti
per la tua fedeltà!"
"Perciò,
fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera
del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore"
(1 Corinzi 15:58). Miei cari, il vostro pianto e le vostre preghiere non sono
state vane! Tutto il tuo dolore e tutte le tue lacrime sono state per un proposito.
Dio ti sta dicendo:
"Tu pensi che sia tutto finito. Vedi solo le circostanze: fallimento, rovina,
nessun risultato. Perciò dici: ‘È la fine.’ Ma io ti dico
che è il principio! Vedo la ricompensa che sto per versare su di te. Ho
cose buone in mente per te, cose meravigliose. Perciò, non piangere più!"
Permetti
allo Spirito di Dio di guarirti da ogni amarezza, ira, rabbia, prima che queste
cose possano distruggerti! Forse vedi solo rovine nella tua vita, ma Lui vede
la restaurazione! Lascia che ti ristabilisca dalla desolazione intorno a te. Lui
ha in mente solo cose buone per te, perché "...ricompensa tutti quelli
che lo cercano" (Ebrei 11:6).
"Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare."
Purtroppo molti si arrabbiano con Dio, si sentono da Lui delusi. Pensavano di raccogliere anche un po di gloria, ma a volte scoprono che le loro aspettative non sono soddisfatte. Conosco un fratello che è stato chiamato potentemente dal Signore insieme a tutta la sua famiglia, ha visto la gloria di Dio. Pensava di essersi umiliato ed abbassato a sufficienza dinanzi a Dio, ma è piaciuto al Signore abbassarlo ancora... Gli ha tolto molto per dargli molto, egli doveva imparare ancora a rinunciare a se stesso. A volte pensiamo d'averlo fatto, ma non sappiamo come reagiremo se anche gli affetti più cari ci vengono a mancare e si allontanano da noi. Questo fratello fu lasciato dalla moglie più di una volta, e per ben tre volte la perdonò procacciando la pace. Dovette subire molte persecuzioni, e umiliazioni, e si chiedeva: perchè Signore ? Il Signore gli disse: questa è la Mia scuola...tutto coopera al tuo bene. Giobbe perse tutto ed ebbe tutto. Il Signore ci spoglia per poi rivestirci dei Suoi vestimenti. I pensieri del Signore, non sono i nostri pensieri; ne le Sue vie le nostre vie. Il Signore ci insegni e ci dia la forza a sopportare ogni cosa per amore del Suo nome. Ci insegni a non essere arrabbiati ne col Signore e tantomeno con i fratelli. La Carità sopporta ogni cosa... Bella veramente questa testimonianza, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi... A volte ci arrabbiamo per futili cose, e non sappiamo attendere i tempi del Signore. Il Signore ci benedica e ci dia la forza di amare il Signore in ogni tempo...
Grazie Eliseo, è davvero una bella testimonianza di come non si devono mai discutere gli operati di Dio, Lui vede ciò che noi non riusciamo a scorgere neanche lontanamente...Gloria a Dio per tutto ciò che fa
Purtroppo molti si arrabbiano con Dio, si sentono da Lui delusi.
RispondiEliminaPensavano di raccogliere anche un po di gloria, ma a volte scoprono che le loro aspettative non sono soddisfatte.
Conosco un fratello che è stato chiamato potentemente dal Signore insieme a tutta la sua famiglia, ha visto la gloria di Dio.
Pensava di essersi umiliato ed abbassato a sufficienza dinanzi a Dio, ma è piaciuto al Signore abbassarlo ancora...
Gli ha tolto molto per dargli molto, egli doveva imparare ancora a rinunciare a se stesso.
A volte pensiamo d'averlo fatto, ma non sappiamo come reagiremo se anche gli affetti più cari ci vengono a mancare e si allontanano da noi.
Questo fratello fu lasciato dalla moglie più di una volta, e per ben tre volte la perdonò procacciando la pace.
Dovette subire molte persecuzioni, e umiliazioni, e si chiedeva: perchè Signore ?
Il Signore gli disse: questa è la Mia scuola...tutto coopera al tuo bene.
Giobbe perse tutto ed ebbe tutto.
Il Signore ci spoglia per poi rivestirci dei Suoi vestimenti.
I pensieri del Signore, non sono i nostri pensieri; ne le Sue vie le nostre vie.
Il Signore ci insegni e ci dia la forza a sopportare ogni cosa per amore del Suo nome.
Ci insegni a non essere arrabbiati ne col Signore e tantomeno con i fratelli.
La Carità sopporta ogni cosa...
Bella veramente questa testimonianza, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi...
A volte ci arrabbiamo per futili cose, e non sappiamo attendere i tempi del Signore.
Il Signore ci benedica e ci dia la forza di amare il Signore in ogni tempo...
Grazie Eliseo, è davvero una bella testimonianza di come non si devono mai discutere gli operati di Dio, Lui vede ciò che noi non riusciamo a scorgere neanche lontanamente...Gloria a Dio per tutto ciò che fa
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