Sei arrabbiato con Dio? | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

Ultime News

    • Pregare nel nome di Gesù

      Uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, ma allo stesso tempo, uno degli aspetti più fraintesi, è la preghiera. Come è vero che la preghiera è uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, è altrettanto vero che è estremamente facile sbagliare grandemente in questo campo. Un errore è quello di non pregare abbastanza. È molto facile credere di non avere tempo di pregare. Questo è un ragionamento sbagliato, perché alla base di questa convinzione c'è il pensiero che non abbiamo veramente bisogno di Dio. Però, dall'altro estremo, uno può anche pregare tanto, ma pregare in modo sbagliato. Vogliamo esaminare alcuni brani della Bibbia che parlano della preghiera, affinché possiamo averne un concetto più conforme alla Bibbia. Se preghiamo a modo nostro, che però non è conformato alle verità che Dio ci ha lasciato nella Bibbia, le nostre preghiere possono essere inutili, o peggio ancora, possono essere un'offesa a Dio. Perciò, prestate molta attenzione alle verità che Dio ci insegna nella sua parola sulla preghiera. La Bibbia insegna che dobbiamo pregare al PADRE. Troviamo questo insegnamento ripetutamente, come anche quello che lo Spirito Santo prega per noi. Ma la verità che vogliamo considerare molto più a fondo in questo studio riguarda il fatto che dobbiamo pregare nel nome di Gesù Cristo. Consideriamo, molto attentamente, che cosa significa pregare nel nome di Gesù. Chi può pregare? La prima verità da capire quando consideriamo la preghiera è: chi ha diritto di pregare? Ovvero, chi può pregare, avendo la certezza biblica che Dio lo ascolterà? Chiaramente, oggi, come sempre, tante persone pregano. Ma il fatto che tante persone pregano non significa che vengono ascoltate da Dio. Secondo la Bibbia, sono coloro che hanno Gesù Cristo come Signore e Salvatore, e perciò come Sacerdote e Mediatore, che possono pregare. Per esempio, in Ebrei 4:14-16, che è stato scritto per coloro che hanno Cristo come Sacerdote e Signore, leggiamo che è per mezzo di Lui che abbiamo accesso al trono di Dio per essere soccorsi. Quindi, è per mezzo di Cristo che possiamo pregare. Chi è senza Cristo non ha questo libero accesso al trono di Dio. Leggiamo il brano. “14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.” (Ebr 4:14-16) Quindi, solamente chi è un vero figlio di Dio ha diritto di pregare. A CHI si deve pregare? Quando preghiamo, a chi dobbiamo rivolgere le nostre preghiere? E' giusto pregare solo a Dio Padre, o si dovrebbe pregare anche a Gesù e allo Spirito Santo? Cosa ne dice la Bibbia? In Matt. 6:9 Gesù ci insegna a pregare, e Lui ci dichiara chiaramente di pregare a Dio Padre. “Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;” (Mat 6:9) In Giov. 16:23 Gesù parla della preghiera al Padre. “In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà.” (Giov 16:23) La Bibbia ci insegna ripetutamente, sia con insegnamenti, sia con esempi, che dobbiamo pregare a Dio Padre. Allora, qual è il ruolo di Gesù e qual è quello dello Spirito Santo? Se dobbiamo pregare a Dio Padre, che ruolo hanno Gesù Cristo e lo Spirito Santo? Nel nome di Gesù Gesù ci ha insegnato di pregare nel suo nome. Fra poco esamineremo questo concetto. Lo Spirito Santo Per quanto riguarda lo Spirito Santo, non esiste alcuna preghiera nella Bibbia rivolta allo Spirito Santo, tranne una profezia in Ezechiele 37. Quindi, visto che non esiste alcuna preghiera rivolta allo Spirito Santo, è chiaro che non dobbiamo pregare a Lui. Ma qual è il suo ruolo? Lo Spirito Santo ha il ruolo di glorificare Cristo e di indicarci la giusta strada per giungere a questo fine. “Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giov 16:14) Si può anche leggere Giov. 14:14-26. Quando un grande faro illumina un palazzo di notte, se fa un buon lavoro, non lo si nota neanche, ma si nota ed ammira solamente il palazzo. Similmente lo Spirito Santo è come il faro: ci aiuta a vedere ed ammirare la persona di Gesù Cristo. Inoltre, lo Spirito Santo, prega per noi aiutandoci nel nostro debole ed incerto modo di porgere le nostre preghiere, perché, Egli conosce Dio nel suo profondo. “26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.” (Rom 8:26-27) Che consolazione! Quindi, a chi dobbiamo pregare? Dobbiamo pregare a Dio Padre, nel nome di Gesù Cristo. per COSA si deve pregare? Per che cosa dobbiamo pregare? Possiamo pregare per qualsiasi cosa? Dio esaudisce ogni preghiera? È possibile chiedere qualsiasi cosa nel nome di Gesù, oppure, pregare nel nome di Gesù ci limita nelle nostre richieste? Chiaramente, nella carne, l'uomo prega per ottenere tutto quello che desidera. Prega per avere buona salute o per una guarigione, prega per avere successo negli affari, prega di superare gli esami a scuola, prega per avere sicurezza in viaggio, prega per un buon tempo durante le vacanze. Che cosa ne dice la Bibbia? Esaminiamo alcuni brani fondamentali sulla preghiera. Questi brani sono importanti per il loro insegnamento, ma spesso vengono presi fuori contesto ed interpretati male. Quando abbiamo un concetto sbagliato della preghiera, questo ci fa molto male spiritualmente. Giovanni 14 Consideriamo per primo il brano in Giovanni 14:12-14. Leggiamolo. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Prima di esaminare con cura questi versetti, ricordiamoci che a volte siamo tutti tentati di voler far dire alla Bibbia quello che ci è comodo. Cioè, nella carne, abbiamo la tendenza di interpretare la Bibbia non in base a quello che è realmente scritto, ma in base a quello che ci è comodo. Quindi, dobbiamo sforzarci di dividere rettamente questo brano. Alcuni credenti, e purtroppo anche delle chiese intere, interpretano erroneamente questo brano dicendo che noi possiamo chiedere qualsiasi cosa che desideriamo nel nome di Gesù, e Dio sicuramente ci esaudirà. Questo implica che la frase “nel nome di Gesù” diventa quasi una formula magica che ci fa ottenere quello che vogliamo. Questa falsa interpretazione fa diventare Dio il nostro servo celeste, soggetto ad ubbidire alla nostra volontà. Chi insegna questa falsa interpretazione cita la parte del brano che dichiara: “quello che chiederete nel mio nome, io la farò”, come se tutto l'insegnamento fosse racchiuso lì. Chi crede a questa menzogna, pensa che se preghiamo qualcosa con cuore, Dio la farà. Questo è un pensiero molto falso, e molto pericoloso. Pensiamo a come una persona che crede a questa falsità potrebbe pregare in diverse situazioni. Immaginate un credente che lavora in proprio. La sua attività comincia ad andare molto male, e lui rischia di perdere tutto. Non solo, ma ha anche dei grossi debiti con la banca legati all'attività. Citando questo versetto, egli chiede a Dio di salvare la sua attività. Perciò questo credente è sicuro, visto che ha pregato nel nome di Gesù, che Dio salverà la sua ditta. In un secondo esempio, un credente ha un figlio adulto ribelle, lontano dal Signore. Il credente prega, citando questo versetto, e così è convinto che Dio salverà suo figlio. In un altro esempio, un credente ha un figlio con una grave malattia. Il credente, prega, e citando questo versetto, dichiara che è sicuro che Dio guarirà suo figlio, visto che è convinto che si può ottenere qualsiasi cosa se la si chiede a Dio nel nome di Gesù. In un altro esempio, un credente sta cercando di comprare una casa, e avendone trovato una che gli piace tantissimo, prega, chiedendo a Dio di operare in modo che il proprietario abbassi il prezzo abbastanza da permettergli di comprarla. È convinto che Dio opererà per fargli ottenere quella casa al prezzo che desidera. Senza andare ad analizzare questi esempi in dettaglio, considerate il principio che sta alla base di questo modo di pensare. Se fosse vero che possiamo chiedere a Dio qualsiasi cosa che desideriamo, avendo la certezza che Lui ci esaudirà solamente perché abbiamo citato la frase “nel nome di Gesù”, allora, Dio diventerebbe il nostro servo celeste, pronto ad esaudire ogni nostra richiesta. Dio sarebbe soggetto alla nostra volontà. Se è così, allora Gesù ha sbagliato quando ha insegnato il Padre Nostro, perché avrebbe dovuto insegnarci a pregare: “sia fatta la nostra volontà, non la Tua” Però, Dio NON è il nostro servo, e NON esiste per esaudire le nostre preghiere come vogliamo noi. Non dobbiamo pregare che la nostra volontà sia fatta, ma che la volontà di DIO sia fatta! Ci sono tante verità bibliche che ci aiutano a capire questo principio. Per esempio, leggiamo Matteo 26:39, quando Gesù era nel Giardino: “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Gesù, nonostante i suoi diritti di Figlio di Dio, non chiese al Padre che cambiasse la sua volontà per esaudire la propria richiesta. Piuttosto, rese nota la sua richiesta al Padre, e poi, chiese che la volontà del Padre fosse fatta, non la sua. In Luca 22, Gesù stava preparando i discepoli per la sua morte. Egli spiegò a Pietro che sarebbe stato provato duramente. Notiamo che Gesù non chiese che Pietro potesse evitare la prova, pregò solamente per la fede di Pietro. Vi leggo. “31 «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; 32 ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli».” (Luca 22:31-32) Gesù NON ha chiesto che Dio gli togliesse la prova. In Apocalisse 2, Gesù sta parlando alle sette chiese. Notiamo quello che dichiara alla chiesa di Smirne. “8 «All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita: 9 Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. 10 Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. 11 Chi ha orecchi ascolti ciò che che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda.” (Apo 2:8-11) Egli spiegò che vari credenti in questa chiesa sarebbero stati messi a morte per la loro fede. Possiamo presumere che questi credenti erano padri e madri, e avessero le loro famiglie. Però, è evidente che la volontà di Dio per loro era che morissero per la loro fede. Dal brano però comprendiamo che la morte fisica non era una sconfitta, perché poi Gesù dichiarò che se quei credenti fossero rimasti fedeli fino alla morte, avrebbe dato loro la corona della vita. Quindi, Dio aveva stabilito il suo piano per quei credenti, e nessuna loro preghiera avrebbe potuto cambiare il perfetto piano di Dio. Non dovevano pregare Dio affinché li salvasse dalla morte fisica, presumendo per di più che Dio li avrebbe esauditi. Infatti, Dio ha un piano perfetto, che è la SUA propria volontà, e Dio fa TUTTO secondo la decisione della Sua volontà. È importante capire questa verità basilare. Quello che Dio fa, lo fa secondo la decisione della Sua volontà. Leggiamo Efesini 1:11 “In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà,” (Efe 1:11) Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, il mondo non sarebbe stabile, Dio non sarebbe Dio, e nulla sarebbe sicuro. La volontà di Dio cambierebbe di minuto in minuto, in base alle diverse preghiere che Gli arrivano da tutto il mondo. Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, per esempio, non sarebbe vero quello che è scritto nel Salmo 139:15,16 che riguarda il momento della nostra morte e di quella dei nostri cari. “15 Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” (Sal 139:15-16) Se Dio ci desse qualunque cosa che Gli chiediamo, questo brano non sarebbe vero, perché tante persone, vedendo arrivare la morte, pregherebbero, chiedendoGli di guarire o di superare il pericolo, e in questo modo sarebbe stata fatta la loro volontà, non quella di Dio. Se fosse così la morte non dipenderebbe più dalla volontà di Dio, ma dalla volontà dell'uomo. Non arriverebbe più al momento stabilito nel libro di Dio, ma nel momento stabilito da noi. Ma non è così! Non è l'uomo che stabilisce quando morirà, come non è l'uomo che stabilisce quando un certo problema deve risolversi come vuole lui. È il Signore che opera tutte le cose secondo la decisione della Sua volontà! Per esempio, leggiamo in 1Samuele 2:6-8 “6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. 7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. 8 Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo.” (1Sam 2:6-8) E' il Signore che determina le cose, tramite le nostre preghiere, non noi! Allora, qual è il senso di Giovanni 14:13, quando Gesù dichiara:    “e quello che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov 14:13)? Per capire bene questa verità, dobbiamo leggere non solo questa frase, ma tutto il suo contesto. Cosa significa “nel mio nome”? Dobbiamo capire il senso della frase, “nel mio nome”. Dobbiamo anche capire il motivo che ci spinge a pregare nel nome di Gesù. Gesù stesso ci spiega questa motivazione. Infine, dobbiamo capire altre condizioni che la Bibbia ci dà per poter pregare. Molto spesso, un brano non insegna tutta la verità biblica di un certo argomento, e deve essere considerato insieme ad altri brani. Quindi, qual è il senso della frase: “nel mio nome?” Chiedere “nel nome di Gesù” non è una formula magica che, aggiunta ad una preghiera, costringe Dio ad esaudirci. A quel punto, Dio sarebbe il nostro servo, e noi saremo i sovrani. Ma non è così! Pregare “nel nome di Gesù” non è una frase che si aggiunge a qualsiasi preghiera, per garantire che Dio farà come Gli abbiamo chiesto. Invece significa almeno due cose: 1. chiedere per i Suoi meriti Prima di tutto, pregare nel nome di Gesù significa pregare per i Suoi meriti, riconoscendo che noi non ne abbiamo. Nessun di noi merita alcuna cosa buona da Dio. Quindi, dobbiamo chiedere per i meriti di Gesù. Se chiedo un favore al mio migliore amico, lo chiedo nel mio proprio nome, cioè riconoscendomi degno, visto che sono il SUO migliore amico, che mi venga fatto questo favore. Però, se devo chiedere un grande favore all'amico del mio amico, che non conosco personalmente, so di non meritare da lui nulla (visto che non mi conosce), e perciò, non gli chiedo nel mio nome, ma gli chiedo nel nome del mio amico. Allora, chiedere nel nome di Gesù necessariamente implica un cuore umile. Chi chiede nel nome di Gesù SA che, per conto suo, non merita nulla da Dio. Perciò, questa consapevolezza della propria insufficienza cambia anche la richiesta stessa. Infatti chi sa di non aver nessun merito, non pretende nulla, e non considera Dio come Colui che esiste per esaudire i nostri desideri. Sa che Dio è sovrano, e va ai piedi di Dio umilmente, pronto ad essere sottomesso alla Sua volontà. Tutti questi sono aspetti del pregare nel nome di Gesù. 2. chiedere secondo la volontà di Gesù Dobbiamo però considerare anche una seconda verità estremamente importante nel fatto di chiedere nel nome di Gesù. Chiedere nel nome di Gesù significa anche chiedere secondo la Sua volontà, non la nostra. È importantissimo capire questo principio. Ripeto: chiedere nel nome di Gesù significa chiedere secondo la SUA volontà, non la nostra. Un soldato semplice, che porta gli ordini dati dal comandante agli altri, chiede nel nome del comandante. Non chiede quello che vuole lui, chiede quello che è la volontà del comandante. Infatti, se dovesse chiedere quello che vuole lui, usando il nome del comandante per ottenerla, sarebbe colpevole di un grave reato. In 1Giovanni 5:14,15, leggiamo una chiara spiegazione di quali sono le preghiere che Dio esaudirà. Leggiamo. “14 Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1Giov 5:14-15) Avete notato la frase: “se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce”? Chiedere nel nome di Gesù DEVE essere secondo la SUA volontà, non la nostra. Quindi, se preghiamo per ottenere qualcosa che desideriamo tantissimo, ma se non è la volontà di Dio, non possiamo chiederla nel nome di Gesù. Se preghiamo per quello che vogliamo noi, e aggiungiamo le parole, “nel nome di Gesù”, siamo come i pagani, usando quelle parole come un talismano, cercando di controllare Dio. Quindi, ricordiamo che chiedere nel nome di Gesù significa chiedere con umiltà, sapendo di non meritare alcuna cosa buona da Dio, e questo atteggiamento ci aiuta ad accettare qualsiasi cosa che Egli ci darà. Significa anche chiedere secondo la volontà di Cristo, non seconda la nostra volontà. Affinché il Padre sia glorificato Allora, qual è il senso di Giovanni 14:12-14? Per capire correttamente questo brano, dobbiamo leggerlo tutto, e leggere anche il suo contesto. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Notiamo che le richieste che facciamo qua sono legate al fare opere per la gloria di Dio, e infatti, il MOTIVO per cui Gesù ci esaudisce è per glorificare il Padre. Gesù non risponde ad ogni nostra richiesta. Risponde se la richiesta glorificherà il Padre. Infatti, in Giacomo 4:2-4 leggiamo: “2 Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:2-4) Non avete perché non domandate, ovvero, perché non pregate, e se domandate spesso non ricevete, perché domandate per spendere nei vostri piaceri. Quando chiediamo per ottenere quella che è la nostra volontà, Dio non risponde. Torniamo agli esempi che ho dato all'inizio di questo studio. Pensiamo all'uomo che lavora in proprio e la sua attività comincia ad andare molto male, e si ritrova con tanti debiti. Egli prega Dio affinché salvi la sua attività. Sta pregando affinché Dio risolva i suoi problemi. Non sta cercando la gloria di Dio. Nell'esempio del genitore che ha un figlio che spiritualmente cammina male (che è ribelle), quel credente chiaramente vuole che suo figlio sia salvato. È buono pregare per la salvezza dei nostri cari. Però, in un certo senso, quella preghiera può essere anche un frutto di egoismo, perché quel genitore non sta cercando per prima cosa la gloria di Dio. Non gli pesa il fatto che tanti altri genitori hanno figli ribelli. Egli vuole che SUO figlio sia salvato. Sta pensando, in fin dei conti, a se stesso. Poi ho fatto l'esempio del credente con il figlio con una grave malattia. Il genitore vuole che il figlio sia guarito, perché vuole il piacere di goderlo per tanti anni ancora. Però, nemmeno questa richiesta è cercare la gloria di Dio. È una preghiera per non dover subire la sofferenza della morte di una persona cara.    Poi c'era il credente che chiedeva l'intervento di Dio affinché potesse comprare la casa che gli piaceva tanto. Anche qua, il credente sta cercando di ottenere da Dio quello che sarebbe il suo gradimento. Non sta cercando in primo luogo la gloria di Dio. Quindi, non dobbiamo credere la terribile menzogna che basta pregare aggiungendo la frase “nel nome di Gesù” e possiamo essere sicuri che Dio ci darà quello che Gli chiediamo. Chiedere nel nome di Gesù significa chiedere che sia fatta la Sua volontà e significa anche farlo con un cuore umile, che quindi cerca non il proprio comodo, ma la gloria di Dio. Un brutto risultato Che cosa succede, quando uno crede la menzogna che Dio esaudirà qualsiasi sua richiesta? Quando Dio NON esaudisce quella preghiera, la fede di quel credente viene fortemente scossa. Egli sta molto male, e solitamente, o cade in grave depressione spirituale, oppure, si arrabbia con Dio. Perciò credendo a quella menzogna quel credente rimane deluso di Dio. Giov. 15:5-7,16 Quindi, è importante capire il senso vero dei principi di Giovanni 14. Per capire meglio questo discorso, esaminiamo qualche altro brano in cui Gesù parla della preghiera. Questi brani fanno parte del contesto di Giovanni 14. Giovanni 15:5-7 “5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.” (Giov 15:5-7) Qui, Gesù insegna che dobbiamo dimorare in Lui, e che lo scopo è affinché possiamo portare molto frutto. Poi, Egli dichiara che solamente se dimoriamo in Lui e se le sue parole dimorano in noi, sarà fatto quello che domandiamo. Questa è una condizione importantissima. “Dimorare in Cristo” significa essere in una condizione di umiltà, di santità di vita e di sottomissione alla sua volontà. Quando le parole di Cristo dimorano in noi, esse ci esortano a conoscere e a seguire la Parola di Dio. Quindi, non viviamo più per la nostra volontà, ma per la sua. Solamente se ci ritroviamo in questa condizione possiamo domandare a Dio quello che vogliamo e ci sarà fatto, perché significherà che domanderemo quella che è la volontà di Dio. Un altro versetto importante è Giovanni 15:16 “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.” (Giov 15:16) Gesù risponde alle nostre preghiere quando servono per portare frutto che rimane in eterno. Ostacoli alle nostre preghiere È importante menzionare alcuni ostacoli alle nostre preghiere. L'orgoglio Una cosa che ostacola sempre la preghiere è l'orgoglio. Se abbiamo orgoglio, Dio si allontana da noi. “Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.” (Sal 34:18) Quando abbiamo orgoglio non confessato, Dio resta lontano da noi. Possiamo fare bella figura davanti agli altri, possiamo apparire di essere zelanti, possiamo pregare tanto, ma sarà tutto inutile, tutto invano. Fino a quando non confessiamo il nostro orgoglio, Dio resterà lontano da noi. Mancanza di fede Un altro ostacolo alle nostre preghiere è la mancanza di fede, come leggiamo in Giacomo 1. “5 Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,” (Giac 1:5-7) Questo brano ci insegna l'importanza della fede. Chiaramente, dobbiamo ricordare le altre verità che abbiamo visto. Se prego qualcosa che non è secondo la volontà di Dio, posso avere la fede più grande del mondo, ma Dio non mi risponderà. Però, dall'altro lato, quando preghiamo secondo la volontà di Dio, è importante avere fede in Dio. Così, Dio viene glorificato, e noi saremo edificati. La Preghiera fatta con egoismo Abbiamo già menzionato prima che Dio non risponde alle preghiere fatte con egoismo, cioè, alle preghiere attraverso le quali vogliamo ottenere qualcosa NON per la gloria di Dio, ma perché è il nostro desiderio. Questo è ciò che ci dice Giacomo 4, quando parla delle preghiere fatte per spendere nei piaceri. Dobbiamo pregare, invece, per la gloria di Dio. Come conoscere la volontà di Gesù Visto che la preghiera che Dio esaudisce è quella preghiera fatta secondo la sua volontà, come possiamo sapere qual'è la volontà di Dio? Dio ci ha già rivelato molto della sua volontà, e ci insegna anche il modo in cui pregare quando non la conosciamo. Prima di tutto, come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Sappiamo quasi sempre quello che vorremmo noi, ma come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Gesù stesso ci dà un esempio di come pregare in questi casi in Matt. 26:39; Marco 14:36; Luca 22:42. Leggo da Matteo. “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Nella sua umanità, Gesù non voleva affrontare la sofferenza che sapeva di dover subire sulla croce. Però, il suo desiderio più forte rispetto al non voler subire quelle sofferenze, fu quello di voler fare la volontà del Padre. Quindi, ha esposto a Dio il suo desiderio, ma chiese che fosse fatta la volontà di Dio. Ed è così che anche noi dobbiamo pregare, quando non conosciamo con certezza la volontà di Dio in una certa situazione. Certamente possiamo portare tutti i nostri pesi a Dio, e anche dirGli quello che sarebbe il nostro desiderio, però poi dobbiamo confidare nella sua perfetta saggezza, e chiedere che sia fatta la Sua volontà. Conclusione La preghiera è una parte essenziale della vita cristiana e della nostra crescita. La preghiera è la nostra comunicazione con Dio, mentre lo studio della Bibbia è ascoltare Dio che ci parla. E importante pregare, però, è importante pregare nel modo che Dio stabilisce, per le cose giuste. L'unico vero accesso a Dio che abbiamo è quello per mezzo di Gesù, per merito di Cristo. Non solo, ma dobbiamo pregare secondo la SUA volontà, non secondo la nostra. Quando non siamo sicuri della volontà di Dio, è importante accettare la sua volontà, anche se è il contrario di quello che vorremmo noi. Infatti noi non sappiamo qual è la cosa migliore. Dobbiamo avere fede che la volontà di Dio è la cosa perfetta, anche se non siamo in grado di capire tutto quello che Dio sta facendo. Preghiamo, chiedendo che la volontà perfetta di Dio sia fatta! Preghiamo poi con fede, fede che Dio ci ascolta e ci esaudisce sempre, secondo la sua perfetta volontà. Non dimentichiamo che la preghiera non serve solo per fare richieste a Dio. Anche il ringraziamento ne è una parte molto importante. Inoltre, la preghiera serve anche per confessare i nostri peccati. E serve poi principalmente per chiedere che Dio sia glorificato. Le nostre richieste dovrebbero sempre essere per la gloria di Dio. Oh che possiamo diventare un popolo che prega sempre di più, non vedendo Dio come un servo celeste che esiste per darci quello che vogliamo noi, ma essendo spinti dal desiderio di vedere il nostro grande Dio glorificato! La nostra vera gioia, quella che ci riempirà per tutta l'eternità, consisterà nel vedere Dio glorificato. Quindi, che la gloria di Dio sia il desiderio del nostro cuore! Marco deFelice "Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste" (1 Giovanni 5:14-15) «Ti è piaciuto questo articolo? Non perderti i post futuri seguendoci»

    • Abramo era giudeo?

    • Un unico eletto

    • Vicini alla fine

    • Il quasi cristiano

domenica 24 ottobre 2010
Unknown

Sei arrabbiato con Dio?


Nel 1921, due giovani coppie di Stoccolma, Svezia, risposero alla chiamata di Dio di andare nel campo di missione africano. Erano membri della Chiesa Pentecostale di Filadelfia, che ha mandato missionari in diverse parti del mondo. Durante una riunione speciale sulle missioni, queste due coppie sentirono il peso di andare nel Congo belga, che attualmente è lo Zaire.
Si chiamavano David e Svea Flood, e Joel e Bertha Erickson. Svea Flood non raggiungeva nemmeno il metro e mezzo di altezza, era una cantante molto nota in Svezia. Ma entrambe le coppie lasciarono tutto per dare la loro vita per l'Evangelo.

Quando giunsero nel Congo Belga, si fecero conoscere alla stazione missionaria locale. Presero il loro machete, e letteralmente si fecero strada verso l'entroterra, infestato da insetti, del Congo. David e Svea avevano un figlio di due anni, David jr., e dovevano portarlo sulle spalle. Lungo la strada, tutte e due le famiglie presero la malaria. Nonostante ciò, continuarono ad avanzare con grande zelo, pronti ad essere martiri per il Signore.
Finalmente raggiunsero un certo villaggio dell'entroterra. Ma, per loro sorpresa, gli abitanti di quel villaggio non li vollero far entrare. Dissero a quei missionari: "Non possiamo accettare nessun bianco, altrimenti i nostri dèi si offenderanno." Così le famiglie si diressero verso un secondo villaggio, ma anche lì furono rigettati.
A questo punto non c'erano altri villaggi lì vicino. Le due famiglie, esauste, non ebbero altra scelta se non quella di sistemarsi lì da qualche parte. Così, disboscato un pezzo di terreno in quella giungla fra le montagne, costruirono delle capanne di fango, che usarono come case.
Col passare dei mesi, soffrirono tutti di solitudine, di malattia, e di malnutrizione. Il piccolo David jr. diventava sempre più debole, e loro non avevano quasi nessun rapporto con gli abitanti dei villaggi vicini.
Infine, dopo circa sei mesi, Joel e Bertha Erickson decisero di ritornare alla stazione missionaria. Cercarono di convincere i Flood a fare lo stesso, ma Svea non poteva viaggiare perché era appena rimasta incinta, e poi la sua malaria era peggiorata. Inoltre, David disse: "Voglio che mio figlio nasca in Africa. Sono venuto qui per dare la mia vita". Così i Flood salutarono i loro amici, che rifecero la strada di ritorno di cento miglia attraverso la giungla.
Per diversi mesi Svea sopportò una febbre da cavallo. Ma durante tutto quel tempo ministrava fedelmente ad un ragazzino che veniva a trovarli da uno dei villaggi vicini. Il bambino fu l'unico convertito dei Flood. Portava della frutta della famiglia, e mentre Svea gli parlava, lui le sorrideva con semplicità.
Alla fine, la malaria di Svea peggiorò al punto che la costrinse a rimanere a letto. Quando giunse il momento di partorire, diede alla luce una bambina bella e robusta; poi, nel giro di una settimana, si trovò in fin di vita. Nei suoi ultimi momenti, sussurrò a David: "Chiamala Aina"; poi morì.


David Flood fu terribilmente scosso per la morte della moglie. Raccolse tutte le sue forze, prese una cassa di legno, e fece una bara per Svea. Poi, in una tomba primitiva fra le montagne, seppellì la sua amata moglie.
Mentre si trovava vicino alla tomba della moglie e guardava al figlio così giovane che gli era accanto, sentì dalla capanna di fango il pianto della bambina da poco nata. D'un tratto l'amarezza gli riempì il cuore. Una rabbia spuntò dentro di lui, pagò delle guide locali e si fece portare con i suoi bambini alla stazione missionaria. Quando vide gli Erickson, arrabbiato disse subito loro: "Me ne vado! Non riesco a seguire da solo i bambini. Riporto con me in Svezia mio figlio, ma lascio qui con voi mia figlia." E così lasciò agli Erickson Aina, affinché si prendessero loro cura di lei.
Lungo tutto il viaggio di ritorno a Stoccolma, David Flood stette sul ponte della nave, adirato con Dio. Aveva detto a tutti che andava in Africa per essere un martire, per portare anime a Cristo, non gli sarebbe importato il prezzo da pagare. Ed ora era lì che tornava da uomo sconfitto e distrutto. Credeva di essere stato fedele, ma che Dio lo aveva ripagato con una completa noncuranza.

Quando arrivò a Stoccolma, decise di entrare in affari per fare fortuna. Avvertì tutti quelli che lo circondavano di non nominare mai il nome di Dio in sua presenza. Quando lo facevano, si adirava al punto che le vene del collo quasi gli scoppiavano. Dopo, cominciò a bere molto.
Dopo poco tempo che se n'era andato dall'Africa, i suoi amici, gli Erickson, morirono all'improvviso (forse avvelenati da qualche stregone del luogo). Perciò, la piccola Aina fu affidata ad una coppia di Americani, delle persone molto care che conosco, Arthur e Anna Berg. I Berg portarono Aina con loro in un villaggio che si chiamava Massisi, nel Congo del nord, dove cominciarono a chiamarla "Aggie". Ben presto la piccola Aggie imparò la lingua Swahili e giocava con i bambini del Congo.
Poiché molto del suo tempo lo trascorreva da sola, Aggie imparò a fare giochi di fantasia. Immaginava di avere quattro fratelli ed una sorella, e diede a tutti loro dei nomi di fantasia. Apparecchiava la tavola per i fratelli e parlava con loro. Poi immaginava che sua sorella stesse continuamente a cercarla.
Quando i Berg andarono in vacanza in America, portarono Aggie con sé, nella zona di Minneapolis. Alla fine decisero di rimanere lì. Aggie crebbe e si sposò con un uomo di nome Dewey Hurst, che più tardi sarebbe diventato il presidente dell'Istituto Biblico Northwest, la scuola delle Assemblee di Dio di Minneapolis.

Per Anni da Adulta,
Aggie Cercò di Contattare Suo Padre -
Ma Senza Esito!


Aggie non aveva mai saputo che suo padre si era risposato con la sorella più piccola di Svea, la quale però non amava Dio. Ed ora aveva cinque figli, oltre ad Aggie: quattro maschi ed una femmina (proprio come aveva immaginato Aggie). In quel periodo David Flood era diventato alcolista e la sua vista si era sempre più indebolita.
Per quarant'anni Aggie aveva cercato di ritrovare suo padre, ma le sue lettere non ricevevano nessuna risposta. Alla fine, la scuola biblica donò a lei e a suo marito dei biglietti di andata e ritorno per la Svezia. Questo le avrebbe dato l'opportunità di trovare personalmente suo padre.
Dopo aver attraversato l'Atlantico, i due trascorsero un giorno a Londra. Decisero di fare una passeggiata, e girovagarono nei pressi della Royal Albert Hall. Con gioia scoprirono che si stava tenendo un convegno sulle missioni. Entrarono, e ascoltarono un predicatore nero che testimoniava delle grandi opere che Dio stava facendo nello Zaire, il Congo Belga!
Il cuore di Aggie fece un balzo. Dopo la riunione, si avvicinò al predicatore e chiese: "Hai mai conosciuto i missionari David e Svea Flood?" Lui rispose: "Sì, Svea Flood mi ha condotto al Signore quando ero solo un ragazzino. Ebbero una figlia, ma non so cosa le sia successo." Aggie esclamò: "Sono io quella ragazzina! Sono Aggie - Aina!"


All'udire ciò il predicatore afferrò le mani di Aggie, l'abbracciò e pianse di gioia. Aggie poteva a stento credere che quell'uomo era il ragazzino che si era convertito con la predicazione di sua madre. Aveva accettato Gesù come proprio salvatore ed era diventato missionario ed evangelista, annunciando il vangelo alla sua gente; ora il suo paese contava 110.000 cristiani, 32 stazioni missionarie, diverse scuole bibliche e un ospedale con 120 posti letto!
Il giorno dopo Aggie e Dewey partirono per Stoccolma, dove già si sapeva del loro arrivo. In quel periodo Aggie aveva saputo di avere quattro fratelli e una sorella. Fu una sorpresa per lei che tre dei suoi fratelli vennero a salutarla all'hotel. Chiese loro: "Dov'è David, mio fratello più grande?" Indicarono dall'altra parte della sala, una figura solitaria era lì, seduta su di una sedia. Suo fratello David Jr. ormai era un uomo pieno di rughe e dai capelli grigi. Come suo padre, era cresciuto nell'amarezza ed aveva quasi distrutto la sua vita con l'alcool.


Quando Aggie chiese di suo padre, i suoi fratelli diventarono rossi di collera. Lo odiavano tutti. Nessuno di loro gli parlava più da anni.
Poi Aggie chiese: "E che mi dite di mia sorella?" Le diedero un numero di telefono, ed Aggie chiamò immediatamente. Sua sorella rispose, ma quando Aggie le disse chi era, la linea subito s'interruppe. Aggie cercò di richiamare ma non ottenne risposta.
Dopo pochissimo tempo, però, sua sorella arrivò all'hotel e gettò le braccia al collo di Aggie. Le disse: "Ti ho sognata per tutta la vita. Aprivo sempre una carta geografica del mondo, vi mettevo sopra un'auto giocattolo, e fingevo di guidare in cerca di te."
Anche la sorella di Aggie disprezzava suo padre David Flood. Però promise ad Aggie che l'avrebbe aiutata a ritrovarlo. Così si diressero in una zona povera di Stoccolma, poi entrarono in un vecchio edificio in cattive condizioni. Dopo aver bussato alla porta, una donna le fece entrare.


All'interno, bottiglie di liquore giacevano dovunque. E, su di un lettino, in un angolo, era disteso suo padre, l'ex missionario David Flood. Ora aveva settantatre anni e soffriva di diabete. Aveva avuto anche un infarto e le cateratte gli avevano coperto entrambi gli occhi.
Aggie cadde vicino a lui piangendo: "Papà, sono la tua bambina - quella che lasciasti in Africa." Il vecchio si voltò e la guardò. Gli occhi gli si riempirono di lacrime. "Non avrei mai voluto abbandonarti, ma non riuscivo a prendermi cura di voi due." Aggie rispose: "Va tutto bene papà, Dio si è preso cura di me."
Ad un tratto il volto del padre si oscurò. "Dio non si è preso cura di te!" disse con rabbia. "Ha rovinato tutta la nostra famiglia! Ci ha portati in Africa e poi ci ha traditi. Non abbiamo avuto nessun frutto lì, è stato solo uno spreco di vite!"
Aggie allora gli parlò del predicatore nero che aveva appena incontrato a Londra, e di come la nazione fosse stata evangelizzata attraverso di lui. "E' tutto vero, papà," disse lei. "Tutti conoscono quel piccolo ragazzino convertito. La storia è stata su tutti i giornali."
All'improvviso lo Spirito Santo cadde su David Flood, e lui scoppiò in lacrime di dispiacere e di pentimento che rigarono il suo volto, e Dio lo ristabilì.
Poco dopo il loro incontro, David Flood morì. E benché egli fosse stato restaurato dal Signore, aveva lasciato dietro di sé soltanto rovine. A parte Aggie, lasciava cinque figli, tutti non credenti e tragicamente amareggiati.
Aggie scrisse tutta la storia. Mentre vi stava lavorando sopra, sviluppò un cancro. Proprio dopo averla finita di scrivere, andò a stare con il Signore.

Questo Messaggio È per Tutti Coloro Che,
Come David Flood, Credono di Avere
Il Diritto di Essere Arrabbiati Con Dio!


David Flood rappresenta diversi cristiani di oggi. Si sono sentiti delusi, abbattuti, ed ora sono pieni di rabbia nei confronti di Dio!
La Bibbia ci dà un esempio di ciò nel libro di Giona. Come David Flood, Giona ricevette una chiamata missionaria da Dio. Andò a Ninive per predicare il messaggio di giudizio che Dio gli aveva dato: la città sarebbe stata distrutta dopo quaranta giorni.
Dopo aver portato il messaggio, Giona si sedette su di una collina, aspettando che Dio iniziasse la distruzione. Però, passati i quaranta giorni, non successe niente. Perché? Il popolo di Ninive si era pentito, e Dio aveva cambiato idea e non li distrusse più!
Questo fatto fece arrabbiare Giona che gridò: "Signore, mi hai tradito! Hai messo nel mio cuore il peso di venire qui a predicare il giudizio. Tutti in Israele lo sanno. Ma ora hai cambiato tutto senza dirmelo. Io faccio la figura del falso profeta!"
Giona si sedette sotto al sole col broncio e adirato con Dio! Tuttavia, nella sua misericordia, Dio fece spuntare una pianta per riparare Giona dal caldo: "... per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo" (Giona 4:6).
Qui, la parola "irritazione" sta per "dispiacere, delusione". In altre parole, Giona era irritato perché le cose non erano andate come lui aveva pianificato. Dio aveva cambiato il corso degli eventi, e l'orgoglio di Giona era ferito!

Ecco come inizia gran parte della rabbia nei confronti di Dio: con una delusione. Forse Dio ci ha chiamati, equipaggiati, e mandati, però Lui può fare dei cambiamenti senza includerci nel suo piano sovrano. Poi, quando le cose non vanno come noi abbiamo pianificato, può capitarci di sentirci ingannati e traditi.
A questo punto, Dio capisce il nostro grido di dolore e di confusione. Dopo tutto, il nostro grido è umano. E non è differente da quello di Gesù sulla croce: "Padre, perché mi hai abbandonato?"
Però se continuiamo a nutrire uno spirito irritato, esso si trasformerà in rabbia dentro di noi. E Dio ci farà la stessa domanda che fece a Giona: "Fai bene ad irritarti così?" (versetto 9).
Giona rispose: "Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte" (stesso verso). Ecco un profeta così contrariato, così irritato, così pieno di rabbia verso Dio, che dice: "Non m'importa se vivo o muoio! Il mio ministero è un fallimento. Tutta la mia sofferenza è stata inutile. Ho passato tre giorni e tre notti nella pancia puzzolente di quel grosso pesce, per cosa? Dio ha cambiato tutto. Ora ho tutto il diritto di essere arrabbiato con Lui!"

Molti cristiani sono come Giona, credono di avere il diritto di essere arrabbiati con Dio.

Il Pericolo Peggiore del Nutrire
Rabbia e Irritazione verso Dio
È Che Potresti Oltrepassare
il Punto della Consolazione!


E' possibile che si raggiunga un punto nel quale non ti si possa più toccare. E' un punto dove niente e nessuno può consolarti!
Geremia scrive: "...Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro: Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più" (Geremia 31:15).
Nel periodo che Geremia scriveva ciò, Israele veniva portato in cattività dagli Assiri. Le loro case erano state bruciate e distrutte e tutti i loro vigneti devastati. Gerusalemme fu ridotta in un cumulo di pietrisco. Tutt'intorno a loro si vedevano solo rovine e desolazione. Così Geremia usò Rachele, l'ava d'Israele, come una figura che piange, distrutta nel vedere che le portano via i suoi figli e niente può consolarla.
In effetti, Geremia stava dicendo che quegli Israeliti afflitti si erano accomodati nel loro dolore, e non potevano essere più consolati! Geremia non li poteva confortare; non si otteneva niente nemmeno parlando loro. Secondo loro, Dio aveva permesso alla cattività di sorprenderli, e perciò avevano il diritto di essere amareggiati con lui!


Eppure, è qui il pericolo: Quando conserviamo dentro di noi le nostre questioni e le lamentele per troppo tempo, si trasformano in irritazione. Poi la nostra irritazione si trasforma in amarezza. E, alla fine, la nostra amarezza si trasforma in rabbia. A questo punto, non ascoltiamo più il rimprovero. La parola di Dio non ci tocca più. E nessuno, nessun amico, pastore o coniuge, può raggiungerci. Escludiamo così tutte le maniere con le quali lo Spirito Santo possa persuaderci!

Per Coloro Che Ammettono di Essere Vicini o Di Aver Perfino
Superato il Punto di Rifiutare di Essere Consolati,
C'è Una Buona Notizia!



La parola di Dio dice che c'è speranza! "Così parla il Signore: Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime; poiché l'opera tua sarà ricompensata, dice il Signore" (Geremia 31:16). In altre parole: "Non piangere più, non ti lamentare più. Io sto per premiarti per la tua fedeltà!"
"Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore" (1 Corinzi 15:58). Miei cari, il vostro pianto e le vostre preghiere non sono state vane! Tutto il tuo dolore e tutte le tue lacrime sono state per un proposito.
Dio ti sta dicendo: "Tu pensi che sia tutto finito. Vedi solo le circostanze: fallimento, rovina, nessun risultato. Perciò dici: ‘È la fine.’ Ma io ti dico che è il principio! Vedo la ricompensa che sto per versare su di te. Ho cose buone in mente per te, cose meravigliose. Perciò, non piangere più!"
Permetti allo Spirito di Dio di guarirti da ogni amarezza, ira, rabbia, prima che queste cose possano distruggerti! Forse vedi solo rovine nella tua vita, ma Lui vede la restaurazione! Lascia che ti ristabilisca dalla desolazione intorno a te. Lui ha in mente solo cose buone per te, perché "...ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11:6).

di David Wilkerson

http://www.worldchallenge.org/it/node/4866 
 
Posted with permission from:
World Challenge, Inc.



 
"Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare."
(1Corinzi 10:13) 
  • Blogger Commenti
  • Facebook Commenti

2 comments:

  1. Purtroppo molti si arrabbiano con Dio, si sentono da Lui delusi.
    Pensavano di raccogliere anche un po di gloria, ma a volte scoprono che le loro aspettative non sono soddisfatte.
    Conosco un fratello che è stato chiamato potentemente dal Signore insieme a tutta la sua famiglia, ha visto la gloria di Dio.
    Pensava di essersi umiliato ed abbassato a sufficienza dinanzi a Dio, ma è piaciuto al Signore abbassarlo ancora...
    Gli ha tolto molto per dargli molto, egli doveva imparare ancora a rinunciare a se stesso.
    A volte pensiamo d'averlo fatto, ma non sappiamo come reagiremo se anche gli affetti più cari ci vengono a mancare e si allontanano da noi.
    Questo fratello fu lasciato dalla moglie più di una volta, e per ben tre volte la perdonò procacciando la pace.
    Dovette subire molte persecuzioni, e umiliazioni, e si chiedeva: perchè Signore ?
    Il Signore gli disse: questa è la Mia scuola...tutto coopera al tuo bene.
    Giobbe perse tutto ed ebbe tutto.
    Il Signore ci spoglia per poi rivestirci dei Suoi vestimenti.
    I pensieri del Signore, non sono i nostri pensieri; ne le Sue vie le nostre vie.
    Il Signore ci insegni e ci dia la forza a sopportare ogni cosa per amore del Suo nome.
    Ci insegni a non essere arrabbiati ne col Signore e tantomeno con i fratelli.
    La Carità sopporta ogni cosa...
    Bella veramente questa testimonianza, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi...
    A volte ci arrabbiamo per futili cose, e non sappiamo attendere i tempi del Signore.
    Il Signore ci benedica e ci dia la forza di amare il Signore in ogni tempo...

    RispondiElimina
  2. Grazie Eliseo, è davvero una bella testimonianza di come non si devono mai discutere gli operati di Dio, Lui vede ciò che noi non riusciamo a scorgere neanche lontanamente...Gloria a Dio per tutto ciò che fa

    RispondiElimina

Tutti i commenti non inerenti verranno cestinati

Item Reviewed: Sei arrabbiato con Dio? 9 out of 10 based on 10 ratings. 9 user reviews.