Il Signore è risuscitato | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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    • Pregare nel nome di Gesù

      Uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, ma allo stesso tempo, uno degli aspetti più fraintesi, è la preghiera. Come è vero che la preghiera è uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, è altrettanto vero che è estremamente facile sbagliare grandemente in questo campo. Un errore è quello di non pregare abbastanza. È molto facile credere di non avere tempo di pregare. Questo è un ragionamento sbagliato, perché alla base di questa convinzione c'è il pensiero che non abbiamo veramente bisogno di Dio. Però, dall'altro estremo, uno può anche pregare tanto, ma pregare in modo sbagliato. Vogliamo esaminare alcuni brani della Bibbia che parlano della preghiera, affinché possiamo averne un concetto più conforme alla Bibbia. Se preghiamo a modo nostro, che però non è conformato alle verità che Dio ci ha lasciato nella Bibbia, le nostre preghiere possono essere inutili, o peggio ancora, possono essere un'offesa a Dio. Perciò, prestate molta attenzione alle verità che Dio ci insegna nella sua parola sulla preghiera. La Bibbia insegna che dobbiamo pregare al PADRE. Troviamo questo insegnamento ripetutamente, come anche quello che lo Spirito Santo prega per noi. Ma la verità che vogliamo considerare molto più a fondo in questo studio riguarda il fatto che dobbiamo pregare nel nome di Gesù Cristo. Consideriamo, molto attentamente, che cosa significa pregare nel nome di Gesù. Chi può pregare? La prima verità da capire quando consideriamo la preghiera è: chi ha diritto di pregare? Ovvero, chi può pregare, avendo la certezza biblica che Dio lo ascolterà? Chiaramente, oggi, come sempre, tante persone pregano. Ma il fatto che tante persone pregano non significa che vengono ascoltate da Dio. Secondo la Bibbia, sono coloro che hanno Gesù Cristo come Signore e Salvatore, e perciò come Sacerdote e Mediatore, che possono pregare. Per esempio, in Ebrei 4:14-16, che è stato scritto per coloro che hanno Cristo come Sacerdote e Signore, leggiamo che è per mezzo di Lui che abbiamo accesso al trono di Dio per essere soccorsi. Quindi, è per mezzo di Cristo che possiamo pregare. Chi è senza Cristo non ha questo libero accesso al trono di Dio. Leggiamo il brano. “14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.” (Ebr 4:14-16) Quindi, solamente chi è un vero figlio di Dio ha diritto di pregare. A CHI si deve pregare? Quando preghiamo, a chi dobbiamo rivolgere le nostre preghiere? E' giusto pregare solo a Dio Padre, o si dovrebbe pregare anche a Gesù e allo Spirito Santo? Cosa ne dice la Bibbia? In Matt. 6:9 Gesù ci insegna a pregare, e Lui ci dichiara chiaramente di pregare a Dio Padre. “Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;” (Mat 6:9) In Giov. 16:23 Gesù parla della preghiera al Padre. “In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà.” (Giov 16:23) La Bibbia ci insegna ripetutamente, sia con insegnamenti, sia con esempi, che dobbiamo pregare a Dio Padre. Allora, qual è il ruolo di Gesù e qual è quello dello Spirito Santo? Se dobbiamo pregare a Dio Padre, che ruolo hanno Gesù Cristo e lo Spirito Santo? Nel nome di Gesù Gesù ci ha insegnato di pregare nel suo nome. Fra poco esamineremo questo concetto. Lo Spirito Santo Per quanto riguarda lo Spirito Santo, non esiste alcuna preghiera nella Bibbia rivolta allo Spirito Santo, tranne una profezia in Ezechiele 37. Quindi, visto che non esiste alcuna preghiera rivolta allo Spirito Santo, è chiaro che non dobbiamo pregare a Lui. Ma qual è il suo ruolo? Lo Spirito Santo ha il ruolo di glorificare Cristo e di indicarci la giusta strada per giungere a questo fine. “Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giov 16:14) Si può anche leggere Giov. 14:14-26. Quando un grande faro illumina un palazzo di notte, se fa un buon lavoro, non lo si nota neanche, ma si nota ed ammira solamente il palazzo. Similmente lo Spirito Santo è come il faro: ci aiuta a vedere ed ammirare la persona di Gesù Cristo. Inoltre, lo Spirito Santo, prega per noi aiutandoci nel nostro debole ed incerto modo di porgere le nostre preghiere, perché, Egli conosce Dio nel suo profondo. “26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.” (Rom 8:26-27) Che consolazione! Quindi, a chi dobbiamo pregare? Dobbiamo pregare a Dio Padre, nel nome di Gesù Cristo. per COSA si deve pregare? Per che cosa dobbiamo pregare? Possiamo pregare per qualsiasi cosa? Dio esaudisce ogni preghiera? È possibile chiedere qualsiasi cosa nel nome di Gesù, oppure, pregare nel nome di Gesù ci limita nelle nostre richieste? Chiaramente, nella carne, l'uomo prega per ottenere tutto quello che desidera. Prega per avere buona salute o per una guarigione, prega per avere successo negli affari, prega di superare gli esami a scuola, prega per avere sicurezza in viaggio, prega per un buon tempo durante le vacanze. Che cosa ne dice la Bibbia? Esaminiamo alcuni brani fondamentali sulla preghiera. Questi brani sono importanti per il loro insegnamento, ma spesso vengono presi fuori contesto ed interpretati male. Quando abbiamo un concetto sbagliato della preghiera, questo ci fa molto male spiritualmente. Giovanni 14 Consideriamo per primo il brano in Giovanni 14:12-14. Leggiamolo. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Prima di esaminare con cura questi versetti, ricordiamoci che a volte siamo tutti tentati di voler far dire alla Bibbia quello che ci è comodo. Cioè, nella carne, abbiamo la tendenza di interpretare la Bibbia non in base a quello che è realmente scritto, ma in base a quello che ci è comodo. Quindi, dobbiamo sforzarci di dividere rettamente questo brano. Alcuni credenti, e purtroppo anche delle chiese intere, interpretano erroneamente questo brano dicendo che noi possiamo chiedere qualsiasi cosa che desideriamo nel nome di Gesù, e Dio sicuramente ci esaudirà. Questo implica che la frase “nel nome di Gesù” diventa quasi una formula magica che ci fa ottenere quello che vogliamo. Questa falsa interpretazione fa diventare Dio il nostro servo celeste, soggetto ad ubbidire alla nostra volontà. Chi insegna questa falsa interpretazione cita la parte del brano che dichiara: “quello che chiederete nel mio nome, io la farò”, come se tutto l'insegnamento fosse racchiuso lì. Chi crede a questa menzogna, pensa che se preghiamo qualcosa con cuore, Dio la farà. Questo è un pensiero molto falso, e molto pericoloso. Pensiamo a come una persona che crede a questa falsità potrebbe pregare in diverse situazioni. Immaginate un credente che lavora in proprio. La sua attività comincia ad andare molto male, e lui rischia di perdere tutto. Non solo, ma ha anche dei grossi debiti con la banca legati all'attività. Citando questo versetto, egli chiede a Dio di salvare la sua attività. Perciò questo credente è sicuro, visto che ha pregato nel nome di Gesù, che Dio salverà la sua ditta. In un secondo esempio, un credente ha un figlio adulto ribelle, lontano dal Signore. Il credente prega, citando questo versetto, e così è convinto che Dio salverà suo figlio. In un altro esempio, un credente ha un figlio con una grave malattia. Il credente, prega, e citando questo versetto, dichiara che è sicuro che Dio guarirà suo figlio, visto che è convinto che si può ottenere qualsiasi cosa se la si chiede a Dio nel nome di Gesù. In un altro esempio, un credente sta cercando di comprare una casa, e avendone trovato una che gli piace tantissimo, prega, chiedendo a Dio di operare in modo che il proprietario abbassi il prezzo abbastanza da permettergli di comprarla. È convinto che Dio opererà per fargli ottenere quella casa al prezzo che desidera. Senza andare ad analizzare questi esempi in dettaglio, considerate il principio che sta alla base di questo modo di pensare. Se fosse vero che possiamo chiedere a Dio qualsiasi cosa che desideriamo, avendo la certezza che Lui ci esaudirà solamente perché abbiamo citato la frase “nel nome di Gesù”, allora, Dio diventerebbe il nostro servo celeste, pronto ad esaudire ogni nostra richiesta. Dio sarebbe soggetto alla nostra volontà. Se è così, allora Gesù ha sbagliato quando ha insegnato il Padre Nostro, perché avrebbe dovuto insegnarci a pregare: “sia fatta la nostra volontà, non la Tua” Però, Dio NON è il nostro servo, e NON esiste per esaudire le nostre preghiere come vogliamo noi. Non dobbiamo pregare che la nostra volontà sia fatta, ma che la volontà di DIO sia fatta! Ci sono tante verità bibliche che ci aiutano a capire questo principio. Per esempio, leggiamo Matteo 26:39, quando Gesù era nel Giardino: “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Gesù, nonostante i suoi diritti di Figlio di Dio, non chiese al Padre che cambiasse la sua volontà per esaudire la propria richiesta. Piuttosto, rese nota la sua richiesta al Padre, e poi, chiese che la volontà del Padre fosse fatta, non la sua. In Luca 22, Gesù stava preparando i discepoli per la sua morte. Egli spiegò a Pietro che sarebbe stato provato duramente. Notiamo che Gesù non chiese che Pietro potesse evitare la prova, pregò solamente per la fede di Pietro. Vi leggo. “31 «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; 32 ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli».” (Luca 22:31-32) Gesù NON ha chiesto che Dio gli togliesse la prova. In Apocalisse 2, Gesù sta parlando alle sette chiese. Notiamo quello che dichiara alla chiesa di Smirne. “8 «All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita: 9 Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. 10 Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. 11 Chi ha orecchi ascolti ciò che che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda.” (Apo 2:8-11) Egli spiegò che vari credenti in questa chiesa sarebbero stati messi a morte per la loro fede. Possiamo presumere che questi credenti erano padri e madri, e avessero le loro famiglie. Però, è evidente che la volontà di Dio per loro era che morissero per la loro fede. Dal brano però comprendiamo che la morte fisica non era una sconfitta, perché poi Gesù dichiarò che se quei credenti fossero rimasti fedeli fino alla morte, avrebbe dato loro la corona della vita. Quindi, Dio aveva stabilito il suo piano per quei credenti, e nessuna loro preghiera avrebbe potuto cambiare il perfetto piano di Dio. Non dovevano pregare Dio affinché li salvasse dalla morte fisica, presumendo per di più che Dio li avrebbe esauditi. Infatti, Dio ha un piano perfetto, che è la SUA propria volontà, e Dio fa TUTTO secondo la decisione della Sua volontà. È importante capire questa verità basilare. Quello che Dio fa, lo fa secondo la decisione della Sua volontà. Leggiamo Efesini 1:11 “In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà,” (Efe 1:11) Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, il mondo non sarebbe stabile, Dio non sarebbe Dio, e nulla sarebbe sicuro. La volontà di Dio cambierebbe di minuto in minuto, in base alle diverse preghiere che Gli arrivano da tutto il mondo. Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, per esempio, non sarebbe vero quello che è scritto nel Salmo 139:15,16 che riguarda il momento della nostra morte e di quella dei nostri cari. “15 Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” (Sal 139:15-16) Se Dio ci desse qualunque cosa che Gli chiediamo, questo brano non sarebbe vero, perché tante persone, vedendo arrivare la morte, pregherebbero, chiedendoGli di guarire o di superare il pericolo, e in questo modo sarebbe stata fatta la loro volontà, non quella di Dio. Se fosse così la morte non dipenderebbe più dalla volontà di Dio, ma dalla volontà dell'uomo. Non arriverebbe più al momento stabilito nel libro di Dio, ma nel momento stabilito da noi. Ma non è così! Non è l'uomo che stabilisce quando morirà, come non è l'uomo che stabilisce quando un certo problema deve risolversi come vuole lui. È il Signore che opera tutte le cose secondo la decisione della Sua volontà! Per esempio, leggiamo in 1Samuele 2:6-8 “6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. 7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. 8 Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo.” (1Sam 2:6-8) E' il Signore che determina le cose, tramite le nostre preghiere, non noi! Allora, qual è il senso di Giovanni 14:13, quando Gesù dichiara:    “e quello che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov 14:13)? Per capire bene questa verità, dobbiamo leggere non solo questa frase, ma tutto il suo contesto. Cosa significa “nel mio nome”? Dobbiamo capire il senso della frase, “nel mio nome”. Dobbiamo anche capire il motivo che ci spinge a pregare nel nome di Gesù. Gesù stesso ci spiega questa motivazione. Infine, dobbiamo capire altre condizioni che la Bibbia ci dà per poter pregare. Molto spesso, un brano non insegna tutta la verità biblica di un certo argomento, e deve essere considerato insieme ad altri brani. Quindi, qual è il senso della frase: “nel mio nome?” Chiedere “nel nome di Gesù” non è una formula magica che, aggiunta ad una preghiera, costringe Dio ad esaudirci. A quel punto, Dio sarebbe il nostro servo, e noi saremo i sovrani. Ma non è così! Pregare “nel nome di Gesù” non è una frase che si aggiunge a qualsiasi preghiera, per garantire che Dio farà come Gli abbiamo chiesto. Invece significa almeno due cose: 1. chiedere per i Suoi meriti Prima di tutto, pregare nel nome di Gesù significa pregare per i Suoi meriti, riconoscendo che noi non ne abbiamo. Nessun di noi merita alcuna cosa buona da Dio. Quindi, dobbiamo chiedere per i meriti di Gesù. Se chiedo un favore al mio migliore amico, lo chiedo nel mio proprio nome, cioè riconoscendomi degno, visto che sono il SUO migliore amico, che mi venga fatto questo favore. Però, se devo chiedere un grande favore all'amico del mio amico, che non conosco personalmente, so di non meritare da lui nulla (visto che non mi conosce), e perciò, non gli chiedo nel mio nome, ma gli chiedo nel nome del mio amico. Allora, chiedere nel nome di Gesù necessariamente implica un cuore umile. Chi chiede nel nome di Gesù SA che, per conto suo, non merita nulla da Dio. Perciò, questa consapevolezza della propria insufficienza cambia anche la richiesta stessa. Infatti chi sa di non aver nessun merito, non pretende nulla, e non considera Dio come Colui che esiste per esaudire i nostri desideri. Sa che Dio è sovrano, e va ai piedi di Dio umilmente, pronto ad essere sottomesso alla Sua volontà. Tutti questi sono aspetti del pregare nel nome di Gesù. 2. chiedere secondo la volontà di Gesù Dobbiamo però considerare anche una seconda verità estremamente importante nel fatto di chiedere nel nome di Gesù. Chiedere nel nome di Gesù significa anche chiedere secondo la Sua volontà, non la nostra. È importantissimo capire questo principio. Ripeto: chiedere nel nome di Gesù significa chiedere secondo la SUA volontà, non la nostra. Un soldato semplice, che porta gli ordini dati dal comandante agli altri, chiede nel nome del comandante. Non chiede quello che vuole lui, chiede quello che è la volontà del comandante. Infatti, se dovesse chiedere quello che vuole lui, usando il nome del comandante per ottenerla, sarebbe colpevole di un grave reato. In 1Giovanni 5:14,15, leggiamo una chiara spiegazione di quali sono le preghiere che Dio esaudirà. Leggiamo. “14 Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1Giov 5:14-15) Avete notato la frase: “se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce”? Chiedere nel nome di Gesù DEVE essere secondo la SUA volontà, non la nostra. Quindi, se preghiamo per ottenere qualcosa che desideriamo tantissimo, ma se non è la volontà di Dio, non possiamo chiederla nel nome di Gesù. Se preghiamo per quello che vogliamo noi, e aggiungiamo le parole, “nel nome di Gesù”, siamo come i pagani, usando quelle parole come un talismano, cercando di controllare Dio. Quindi, ricordiamo che chiedere nel nome di Gesù significa chiedere con umiltà, sapendo di non meritare alcuna cosa buona da Dio, e questo atteggiamento ci aiuta ad accettare qualsiasi cosa che Egli ci darà. Significa anche chiedere secondo la volontà di Cristo, non seconda la nostra volontà. Affinché il Padre sia glorificato Allora, qual è il senso di Giovanni 14:12-14? Per capire correttamente questo brano, dobbiamo leggerlo tutto, e leggere anche il suo contesto. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Notiamo che le richieste che facciamo qua sono legate al fare opere per la gloria di Dio, e infatti, il MOTIVO per cui Gesù ci esaudisce è per glorificare il Padre. Gesù non risponde ad ogni nostra richiesta. Risponde se la richiesta glorificherà il Padre. Infatti, in Giacomo 4:2-4 leggiamo: “2 Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:2-4) Non avete perché non domandate, ovvero, perché non pregate, e se domandate spesso non ricevete, perché domandate per spendere nei vostri piaceri. Quando chiediamo per ottenere quella che è la nostra volontà, Dio non risponde. Torniamo agli esempi che ho dato all'inizio di questo studio. Pensiamo all'uomo che lavora in proprio e la sua attività comincia ad andare molto male, e si ritrova con tanti debiti. Egli prega Dio affinché salvi la sua attività. Sta pregando affinché Dio risolva i suoi problemi. Non sta cercando la gloria di Dio. Nell'esempio del genitore che ha un figlio che spiritualmente cammina male (che è ribelle), quel credente chiaramente vuole che suo figlio sia salvato. È buono pregare per la salvezza dei nostri cari. Però, in un certo senso, quella preghiera può essere anche un frutto di egoismo, perché quel genitore non sta cercando per prima cosa la gloria di Dio. Non gli pesa il fatto che tanti altri genitori hanno figli ribelli. Egli vuole che SUO figlio sia salvato. Sta pensando, in fin dei conti, a se stesso. Poi ho fatto l'esempio del credente con il figlio con una grave malattia. Il genitore vuole che il figlio sia guarito, perché vuole il piacere di goderlo per tanti anni ancora. Però, nemmeno questa richiesta è cercare la gloria di Dio. È una preghiera per non dover subire la sofferenza della morte di una persona cara.    Poi c'era il credente che chiedeva l'intervento di Dio affinché potesse comprare la casa che gli piaceva tanto. Anche qua, il credente sta cercando di ottenere da Dio quello che sarebbe il suo gradimento. Non sta cercando in primo luogo la gloria di Dio. Quindi, non dobbiamo credere la terribile menzogna che basta pregare aggiungendo la frase “nel nome di Gesù” e possiamo essere sicuri che Dio ci darà quello che Gli chiediamo. Chiedere nel nome di Gesù significa chiedere che sia fatta la Sua volontà e significa anche farlo con un cuore umile, che quindi cerca non il proprio comodo, ma la gloria di Dio. Un brutto risultato Che cosa succede, quando uno crede la menzogna che Dio esaudirà qualsiasi sua richiesta? Quando Dio NON esaudisce quella preghiera, la fede di quel credente viene fortemente scossa. Egli sta molto male, e solitamente, o cade in grave depressione spirituale, oppure, si arrabbia con Dio. Perciò credendo a quella menzogna quel credente rimane deluso di Dio. Giov. 15:5-7,16 Quindi, è importante capire il senso vero dei principi di Giovanni 14. Per capire meglio questo discorso, esaminiamo qualche altro brano in cui Gesù parla della preghiera. Questi brani fanno parte del contesto di Giovanni 14. Giovanni 15:5-7 “5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.” (Giov 15:5-7) Qui, Gesù insegna che dobbiamo dimorare in Lui, e che lo scopo è affinché possiamo portare molto frutto. Poi, Egli dichiara che solamente se dimoriamo in Lui e se le sue parole dimorano in noi, sarà fatto quello che domandiamo. Questa è una condizione importantissima. “Dimorare in Cristo” significa essere in una condizione di umiltà, di santità di vita e di sottomissione alla sua volontà. Quando le parole di Cristo dimorano in noi, esse ci esortano a conoscere e a seguire la Parola di Dio. Quindi, non viviamo più per la nostra volontà, ma per la sua. Solamente se ci ritroviamo in questa condizione possiamo domandare a Dio quello che vogliamo e ci sarà fatto, perché significherà che domanderemo quella che è la volontà di Dio. Un altro versetto importante è Giovanni 15:16 “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.” (Giov 15:16) Gesù risponde alle nostre preghiere quando servono per portare frutto che rimane in eterno. Ostacoli alle nostre preghiere È importante menzionare alcuni ostacoli alle nostre preghiere. L'orgoglio Una cosa che ostacola sempre la preghiere è l'orgoglio. Se abbiamo orgoglio, Dio si allontana da noi. “Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.” (Sal 34:18) Quando abbiamo orgoglio non confessato, Dio resta lontano da noi. Possiamo fare bella figura davanti agli altri, possiamo apparire di essere zelanti, possiamo pregare tanto, ma sarà tutto inutile, tutto invano. Fino a quando non confessiamo il nostro orgoglio, Dio resterà lontano da noi. Mancanza di fede Un altro ostacolo alle nostre preghiere è la mancanza di fede, come leggiamo in Giacomo 1. “5 Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,” (Giac 1:5-7) Questo brano ci insegna l'importanza della fede. Chiaramente, dobbiamo ricordare le altre verità che abbiamo visto. Se prego qualcosa che non è secondo la volontà di Dio, posso avere la fede più grande del mondo, ma Dio non mi risponderà. Però, dall'altro lato, quando preghiamo secondo la volontà di Dio, è importante avere fede in Dio. Così, Dio viene glorificato, e noi saremo edificati. La Preghiera fatta con egoismo Abbiamo già menzionato prima che Dio non risponde alle preghiere fatte con egoismo, cioè, alle preghiere attraverso le quali vogliamo ottenere qualcosa NON per la gloria di Dio, ma perché è il nostro desiderio. Questo è ciò che ci dice Giacomo 4, quando parla delle preghiere fatte per spendere nei piaceri. Dobbiamo pregare, invece, per la gloria di Dio. Come conoscere la volontà di Gesù Visto che la preghiera che Dio esaudisce è quella preghiera fatta secondo la sua volontà, come possiamo sapere qual'è la volontà di Dio? Dio ci ha già rivelato molto della sua volontà, e ci insegna anche il modo in cui pregare quando non la conosciamo. Prima di tutto, come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Sappiamo quasi sempre quello che vorremmo noi, ma come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Gesù stesso ci dà un esempio di come pregare in questi casi in Matt. 26:39; Marco 14:36; Luca 22:42. Leggo da Matteo. “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Nella sua umanità, Gesù non voleva affrontare la sofferenza che sapeva di dover subire sulla croce. Però, il suo desiderio più forte rispetto al non voler subire quelle sofferenze, fu quello di voler fare la volontà del Padre. Quindi, ha esposto a Dio il suo desiderio, ma chiese che fosse fatta la volontà di Dio. Ed è così che anche noi dobbiamo pregare, quando non conosciamo con certezza la volontà di Dio in una certa situazione. Certamente possiamo portare tutti i nostri pesi a Dio, e anche dirGli quello che sarebbe il nostro desiderio, però poi dobbiamo confidare nella sua perfetta saggezza, e chiedere che sia fatta la Sua volontà. Conclusione La preghiera è una parte essenziale della vita cristiana e della nostra crescita. La preghiera è la nostra comunicazione con Dio, mentre lo studio della Bibbia è ascoltare Dio che ci parla. E importante pregare, però, è importante pregare nel modo che Dio stabilisce, per le cose giuste. L'unico vero accesso a Dio che abbiamo è quello per mezzo di Gesù, per merito di Cristo. Non solo, ma dobbiamo pregare secondo la SUA volontà, non secondo la nostra. Quando non siamo sicuri della volontà di Dio, è importante accettare la sua volontà, anche se è il contrario di quello che vorremmo noi. Infatti noi non sappiamo qual è la cosa migliore. Dobbiamo avere fede che la volontà di Dio è la cosa perfetta, anche se non siamo in grado di capire tutto quello che Dio sta facendo. Preghiamo, chiedendo che la volontà perfetta di Dio sia fatta! Preghiamo poi con fede, fede che Dio ci ascolta e ci esaudisce sempre, secondo la sua perfetta volontà. Non dimentichiamo che la preghiera non serve solo per fare richieste a Dio. Anche il ringraziamento ne è una parte molto importante. Inoltre, la preghiera serve anche per confessare i nostri peccati. E serve poi principalmente per chiedere che Dio sia glorificato. Le nostre richieste dovrebbero sempre essere per la gloria di Dio. Oh che possiamo diventare un popolo che prega sempre di più, non vedendo Dio come un servo celeste che esiste per darci quello che vogliamo noi, ma essendo spinti dal desiderio di vedere il nostro grande Dio glorificato! La nostra vera gioia, quella che ci riempirà per tutta l'eternità, consisterà nel vedere Dio glorificato. Quindi, che la gloria di Dio sia il desiderio del nostro cuore! Marco deFelice "Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste" (1 Giovanni 5:14-15) «Ti è piaciuto questo articolo? Non perderti i post futuri seguendoci»

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venerdì 22 aprile 2011
Unknown

Il Signore è risuscitato

tomba vuota


"Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi come vi parlò, mentre era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell'uomo doveva esser dato nelle mani di uomini peccatori, essere crocifisso e risuscitare il terzo giorno"(Luca 24:6,7)


Tutti i movimenti, o gruppi di qualunque genere, sia politico, religioso, culturale, filosofico, hanno il loro capo storico, il fondatore, l'ispiratore, un leader che ha fatto discepoli, e li guidati secondo una linea di pensiero, molte di queste persone famose sono morte, e benché siano ricordati, onorati, rimpianti, sono definitivamente morti, di loro resta solo una bell'immagine, biografie, fotografie; nei casi estremi, come quello di Lenin, troviamo un corpo imbalsamato, esposto al pubblico, per essere ricordato e venerato. Un altro personaggio tanto ricordato e amato dalla passata generazione, può essere il famoso Ernesto "Che" Guevara, gran rivoluzionario, e combattente per la libertà, tanti lo hanno seguito fino alla morte, aveva il piglio ed il carisma di un vero leader, ma tutte le sue imprese non restano che un lontano ricordo, i sogni le aspirazioni, sono finite con la sua morte, certo pur di non vedere morire le proprie speranze ci si attacca anche a strane fantasie, ma la realtà è che tutti questi personaggi non torneranno in vita, e pian piano con il tempo, anche la forza delle loro imprese perderà d'importanza. 
Lo stesso vale per i vari movimenti religiosi, Maometto è morto, Confucio è morto, e così tutti gli altri fondatori e ispiratori di varie religioni. Per i cristiani la cosa risulta essere molto diversa, il cristianesimo è l'unico movimento che può vantarsi di avere un Capo, un Maestro risorto dai morti, certo, ma qualcuno può dire che Gesù non è l'unico ad essere risorto, anche altre persone sono risorte dai morti, ed alcune proprio per i miracoli che Lui operava! Gesù Cristo il Signore però è l'unico risorto e vivente nei secoli e per l'eternità, questa è la differenza che fa del cristianesimo non una delle tante religioni, ma l'unico e vero credo che ci lega a Dio, perché non è fondato, guidato, ispirata da un uomo, ma è fondato su Gesù, vero Dio e vero uomo, Colui che è morto, ma è anche risorto, Lui è il principio e la fine.  

Le diverse posizioni nei confronti della risurrezione


 Quando si parla della risurrezione di Gesù Cristo, e di conseguenza della risurrezione dei morti ci si scontra con l'incredulità, il cinismo, l'ironia, Gesù stesso dovette riprendere i Sadducei, per la loro ignoranza e incredulità "Voi errate perché non conoscete né le Scritture, né la potenza di Dio", allo stesso modo oggi tante persone si ritengono colte, istruite, scientificamente preparate, e per tanto non si fanno abbindolare da simili fantasie, eppure sono disposte a credere alle teorie più strane, reincarnazione, trasmigrazione delle anime, tutto fuorché alla realtà che Dio è potente per resuscitare i morti, e che Gesù è veramente morto e risuscitato il terzo giorno.
Vi è poi la categoria dei religiosi per tradizione, o meglio credenti nominali, essi, credono alla risurrezione, ma per loro in realtà rimane più che altro un fatto storico, una data da ricordare una volta l'anno, un fatto accaduto tanto tempo fa, e che oggi si può ricordare attraverso delle belle e commoventi immagini sulle pareti di una chiesa, o rivivere emozionalmente per mezzo di una lettura evangelica d'occasione, il tutto si dissolve dopo i bei pranzi e le feste, senza avere prodotto cambiamenti, e soprattutto senza avere ricevuto consolazione e speranza.
Ma noi che ci riteniamo cristiani di fatto, perché crediamo in Cristo morto e risorto, come interpretiamo e viviamo realmente il fatto della risurrezione di Gesù? Cosa ha portato, e cosa porta ogni giorno nella nostra vita la fede in Cristo risorto? 

L'importanza di un'esperienza personale "L'incontro con il Signore risorto dai morti"


Leggendo nella Scrittura, notiamo inevitabilmente che, il fatto della risurrezione di Gesù, non provocò immediatamente nei discepoli quella gioia e quell'entusiasmo tipici di chi vede adempiersi ciò che tanto si è desiderato e sperato, vediamo piuttosto che la sua morte aveva prodotto, sgomento e rassegnazione, e la tomba vuota invece di generare speranza, è al contrario motivo di tristezza sbigottimento, paura, dubbio, perplessità, tutto questo però, cessò nel momento stesso in cui Gesù si presentò a loro e si fece riconoscere, aprì i loro occhi, gli ricordò le Scritture, cenò con loro.
Questo ci fa capire, che per comprendere la risurrezione di Gesù, non è sufficiente conoscerlo intellettualmente, avere ascoltato i Suoi insegnamenti, fare parte del "gruppo dei discepoli", non saranno efficaci le prove o le dimostrazioni scientifiche per convincere le persone della sua risurrezione, le donne, Pietro, gli altri discepoli di fronte alla realtà della tomba vuota, della pesante pietra rotolata, dei lenzuoli piegati, rimasero pur sempre perplessi stupiti, increduli. 


fede


 In termini attuali, possiamo affermare che, non basta sapere che Cristo è risorto, averne le prove scientifiche, ascoltare le predicazioni, fare studi biblici, fare parte di una denominazione evangelica che crede nella risurrezione, tutto questo non è sufficiente. Per comprendere pienamente, e vivere spiritualmente la risurrezione di Gesù, dobbiamo prima d'ogni altra cosa incontrarlo personalmente come "Il Vivente, risorto dai morti". Non è l'incontro della nostra intelligenza con un fatto razionale, chiaramente spiegabile e comprensibile, e per tanto accettabile, ma prima di tutto è il nostro incontro con la Parola di Dio, "la fede viene dall'udire, udire la parola di Dio", quella parola che ci toglie dall'ignoranza, e che va accettata per fede, (cfr.I Cor.15:1-9). L'incontro con Cristo risorto, non nasce quindi nella nostra fantasia, e non vive sulle ali delle emozioni, ma si realizza oggi per mezzo della Parola, che accettata per fede, opera potentemente in noi per mezzo dello Spirito Santo, portandoci a quell'esperienza profonda e spirituale che la Scrittura definisce nuova nascita, così come allora Gesù risorto soffiò sui discepoli lo Spirito Santo, dandogli la vita spirituale, allo stesso modo tutti coloro che lo incontrano oggi come il Signore Gesù risorto e vivente, ricevono la vita dello Spirito Santo.

Il significato spirituale della risurrezione


La risurrezione di Gesù, è la dimostrazione che Egli non era semplicemente un profeta, un dottore venuto da Dio, uomo potente in opere, Gesù è veramente chi diceva di essere, il Figlio di Dio, il Messia, colui che la scrittura profetica definisce come "Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace", Lui aveva annunciato la sua morte e la sua risurrezione, ed ora portava a compimento ciò che aveva dichiarato di fronte ai Giudei, "Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere", Gesù parlava del suo corpo, e dopo la sua risurrezione, i discepoli si ricordarono di quelle parole. Egli aveva dichiarato "Io sono la risurrezione e la vita", Lui tiene le chiavi dell'ades, Lui solo può aprire e nessuno può chiudere, Lui può chiudere e nessuno può aprire. 
La tomba vuota era, ed è la dimostrazione, la prova della Sua perfetta divinità, il mondo lo voleva crocefisso, maledetto, sconfitto e umiliato, ma Dio Padre lo ha potentemente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, e davanti al quale ogni ginocchio si piegherà, gli uomini lo hanno incoronato di spine, il Padre gli ha ridato la corona della gloria, che gli apparteneva, e lo scettro di un regno che non avrà mai fine.
La risurrezione di Gesù, è l'adempimento di tutte le promesse di Dio.
Tutto ciò che Dio aveva annunciato, per mezzo dei profeti, e quello che ancora oggi ci annuncia, e promette per mezzo delle Scritture, è stato sigillato con la morte e la risurrezione di Gesù, perché, la sola morte non sarebbe stata una prova sufficiente, molte brave e stimate persone sono morte per delle cause nobili, ma la loro morte, il più delle volte non è servita, e non è stata sufficiente a concretizzare e rendere efficaci i loro progetti e le loro promesse, ma Gesù ha fatto molto di più, ha deposto la sua vita per ripigliarla poi, dimostrando così in modo inappellabile che in Lui solo tutte le promesse di Dio hanno il loro "Si", Lui può portare a compimento perfetto ogni promessa, perché Cristo è morto, ma è anche risorto ed è salito alla destra del Padre, e vive per sempre, la nostra fede e la nostra speranza non sussistono perché la "tomba è vuota", ma perché Cristo è vivente e glorificato! 

Le conseguenze nella nostra vita spirituale


salvezza


  • La certezza della salvezza e del perdono dei peccati 

Sulla croce Gesù prima di morire disse "Tutto è compiuto", e noi sappiamo bene che egli è stato il sacrificio unico e perfetto che ci libera da ogni colpa e ingiustizia, perché senza spargimento di sangue non vi può essere remissione dei peccati, così dichiara la Scrittura, quindi non per opere o per meriti noi potremmo essere perdonati, ma solo ponendo fede nel sacrificio espiatorio di Gesù, ma la Scrittura dice anche: "Se con la tua bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti sarai salvato". Un salvatore morto, incapace di salvare se stesso, non ci sarebbe stato d'alcuna efficacia, ma noi crediamo in un Salvatore e Signore risorto con potenza dai morti, Egli non solo ha inchiodato l'atto accusatore che ci condannava, ma ha spezzato i legami della morte, e la sua risurrezione è la dimostrazione, e la certezza per tutti noi, che Dio ha pienamente accettato e gradito il suo sacrificio, se al contrario fosse rimasto nella tomba chi ci assicurava che eravamo veramente giustificati davanti alla giustizia di Dio?  


via

In ogni caso come avremmo mai potuto avere l'opportunità di avvicinarci a Dio, se Gesù risorto non avesse inaugurata per gli uomini, la via per accostarsi al trono della grazia, (cfr.Ebrei 10:19-20), e nel nome di chi potremmo noi innalzare le preghiere, le richieste sperando di essere ascoltati, se Gesù non fosse risorto, saremmo costretti a pregare un intermediario morto, e impotente, e sappiamo bene che Dio, non esaudisce, e non gradisce le preghiere rivolte ai morti, ma Gesù Cristo, il figliolo dell'Iddio vivente è risorto e siede alla destra del Padre, e ancora di più Egli intercede per noi.


  • La risurrezione di Gesù, è sorgente di forza spirituale

Come peccatori, non solo abbiamo bisogno di perdono e giustificazione, ma anche di santificazione, e di forza spirituale e la stessa potenza che Dio ha mandato ad effetto in Cristo Gesù uomo per farlo risorgere dai morti, è la stessa che Dio manda ad effetto nella vita dei peccatori pentiti e ravveduti, per farli risorgere spiritualmente, e non solo,  ma la risurrezione di Gesù, offre a tutti i credenti la certezza di ricevere vigore e vita spirituale in esuberanza, perché Cristo risorto e glorificato ci ha mandato lo Spirito Santo. Oggi ogni figliolo di Dio può e deve camminare in novità di vita perché non solo è morto con Cristo, ma è stato risuscitato in modo simile a Lui.
 
  • La risurrezione è sorgente di speranza  


Croce

Noi credenti abbiamo davanti una speranza eterna, grazie alla risurrezione di Gesù. Paolo parlando della risurrezione affermava che la fede di coloro che non vi credono è vana, e saremmo i più miserabili degli uomini se la nostra fede fosse solo terrena, se Cristo non fosse risorto, saremmo ancora nei nostri peccati e per di più senza speranza, a che ci servirebbe lottare, soffrire, perseverare? Tanto vale mangiare, bere, e divertirsi, un giorno saremmo tutti morti senza alcuna possibilità di rifarci e ricominciare, ogni cosa persa sarebbe persa per sempre, ma Cristo, dice Paolo "è risorto, e anche noi risorgeremo", nella risurrezione di Gesù troviamo certezza, e speranza per affrontare e superare le inevitabili crisi, stanchezza nel cammino cristiano, paure, difficoltà, avversità, in tutto questo siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amato, ed è risorto a garanzia della nostra fede, coraggio anche per affrontare la morte, perché Cristo ha vinto la morte, e noi con Lui.


Le conseguenze pratiche nella nostra vita, e nel nostro cammino di fede

"Ricordati di Gesù risorto d'infra i morti", anche noi se vogliamo continuare a perseverare e progredire nella fede dobbiamo costantemente ricordarci e considerare Gesù risorto e vivente.

Era il tema centrale della predicazione apostolica

apostoli

Il fatto e la certezza dell'avvenuta risurrezione avevano completamente cambiato la vita dei discepoli, sapevano di avere riposto la loro fede in un Dio vivente, che aveva parlato con loro, che aveva mangiato con loro, aveva camminato e sofferto con loro, lo avevano visto vivente, poi crocefisso, in fine risorto dai morti, questo dava loro forza per annunciare e predicare l'evangelo, a fronte d'ogni avversità e opposizione. Loro erano testimoni della risurrezione, come potevano tacere!

  • Un cambiamento di vita

Il messaggio della risurrezione aveva anche cambiato il modo di vivere dei primi discepoli, avevano compreso che il fine della fede in Cristo non era un regno terreno, ma il regno eterno di cui il loro Signore era il sovrano, ben presto cominciarono a realizzare la portata delle parole di Gesù e cominciarono a capire che quando Gesù diceva che si sarebbero incontrati di nuovo, intendeva parlare della sua risurrezione e della loro risurrezione, la vita eterna e il regno dei cieli, non furono più concetti astratti, ma una fondamentale certezza, questo li portò a vivere in modo diverso, a praticare con coraggio e fede gli insegnamenti di Gesù, realmente non ricercavano più le ricchezze e gli onori del mondo, sapevano di essere destinati a possedere un'eredità molto migliore. 

Rinunciavano alle loro case, ai loro averi, mettevano tutto in comune, un po' eccessivo, diciamo noi, forse, ma noi di fronte alla realtà della risurrezione come reagiamo, non dovrebbe la risurrezione di Gesù, pegno della nostra risurrezione, costringerci a vivere in modo più sobrio, sapendo che non siamo cittadini di questo mondo, ricordarci di Cristo risorto, non dovrebbe aiutarci a considerare la vita terrena in modo diverso, sapendo che non saremo sempre su questa terra. Sapendo di essere destinati ad una meta così gloriosa non dovremmo affrontare diversamente le nostre avversità, imparare ad essere più sereni, a vivere con più gioia, sapendo che: "La nostra fatica non è vana nel Signore", possiamo ottenere ogni giorno le forze necessarie per affrontare le fatiche dell'essere coerenti con la nostra confessione di fede, in ogni circostanza, e questa certezza di ricevere un giorno la corona della vita, grazie alla risurrezione di Gesù, dovrebbe accendere un fuoco nel nostro cuore, e spronarci a lottare per l'evangelo, con ogni costanza senza aspettarci nessun premio oggi, "perché grande è il nostro premio lassù nel regno dei cieli", ma non dimentichiamo che non vi può essere alcuna risurrezione, se prima non si passa per la croce e la morte! 

Conclusione 

" Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesú mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo, e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede, per conoscere lui, Cristo la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte. "(Filippesi 3:7-10)

Paolo era disposto a tutto pur di avere maggior comunione con Gesù, e non solo, ma di poter conoscere più intensamente e in modo sperimentale la potenza della sua risurrezione, perché sapeva che la forza per continuare e progredire nel cammino verso la meta risiedeva proprio nel ricevere e realizzare giorno dopo giorno questa potenza che scaturisce da Cristo risorto, questo ci aiuta a comprendere che non sarà mai sufficiente quello che abbiamo realizzato fino ad oggi, la manna nel deserto durava giusto un giorno, all'indomani bisognava uscire per raccoglierne ancora, così noi dobbiamo impegnarci con costanza e serietà a ricercare ogni giorno la comunione con il Signore, Gesù risorto e vivente che presto ritornerà. Per noi credenti questa deve essere la speranza che ci accompagna "notte e giorno", nelle prove, continua ad avere fede, passeranno il primo, e il secondo giorno, e arriverà il terzo, il giorno della risurrezione, la liberazione dai legami della morte.

inferno

Ma per tutti coloro che non credono, la certezza della risurrezione di Gesù, dovrebbe produrre sgomento e timore, perché se Cristo è risorto, significa che esiste una risurrezione dai morti, un giorno il Signore farà udire la sua voce maestosa e potente, e i morti usciranno dalle tombe, in risurrezione di vita eterna per quelli che hanno operato bene, in risurrezione di giudizio per tutti coloro che non avendo ricevuto Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore, dovranno rendere conto di tutte le loro opere, ed essere giudicati per tutti i loro peccati, non v'illudete ogni promessa di Dio ha il suo compimento in Gesù risorto, ed è scritto che: "L'uomo muore una sola volta dopo di che viene il giudizio e la morte eterna". 

 Ma per ogni persona che per fede oggi lo vuole ricevere nel proprio cuore, Gesù Cristo, il Signore risorto dai morti, proclama a gran voce:
"Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà mai".


 

“Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.”

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