Umiltà pratica | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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    • Pregare nel nome di Gesù

      Uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, ma allo stesso tempo, uno degli aspetti più fraintesi, è la preghiera. Come è vero che la preghiera è uno degli aspetti più importanti della vita cristiana, è altrettanto vero che è estremamente facile sbagliare grandemente in questo campo. Un errore è quello di non pregare abbastanza. È molto facile credere di non avere tempo di pregare. Questo è un ragionamento sbagliato, perché alla base di questa convinzione c'è il pensiero che non abbiamo veramente bisogno di Dio. Però, dall'altro estremo, uno può anche pregare tanto, ma pregare in modo sbagliato. Vogliamo esaminare alcuni brani della Bibbia che parlano della preghiera, affinché possiamo averne un concetto più conforme alla Bibbia. Se preghiamo a modo nostro, che però non è conformato alle verità che Dio ci ha lasciato nella Bibbia, le nostre preghiere possono essere inutili, o peggio ancora, possono essere un'offesa a Dio. Perciò, prestate molta attenzione alle verità che Dio ci insegna nella sua parola sulla preghiera. La Bibbia insegna che dobbiamo pregare al PADRE. Troviamo questo insegnamento ripetutamente, come anche quello che lo Spirito Santo prega per noi. Ma la verità che vogliamo considerare molto più a fondo in questo studio riguarda il fatto che dobbiamo pregare nel nome di Gesù Cristo. Consideriamo, molto attentamente, che cosa significa pregare nel nome di Gesù. Chi può pregare? La prima verità da capire quando consideriamo la preghiera è: chi ha diritto di pregare? Ovvero, chi può pregare, avendo la certezza biblica che Dio lo ascolterà? Chiaramente, oggi, come sempre, tante persone pregano. Ma il fatto che tante persone pregano non significa che vengono ascoltate da Dio. Secondo la Bibbia, sono coloro che hanno Gesù Cristo come Signore e Salvatore, e perciò come Sacerdote e Mediatore, che possono pregare. Per esempio, in Ebrei 4:14-16, che è stato scritto per coloro che hanno Cristo come Sacerdote e Signore, leggiamo che è per mezzo di Lui che abbiamo accesso al trono di Dio per essere soccorsi. Quindi, è per mezzo di Cristo che possiamo pregare. Chi è senza Cristo non ha questo libero accesso al trono di Dio. Leggiamo il brano. “14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.” (Ebr 4:14-16) Quindi, solamente chi è un vero figlio di Dio ha diritto di pregare. A CHI si deve pregare? Quando preghiamo, a chi dobbiamo rivolgere le nostre preghiere? E' giusto pregare solo a Dio Padre, o si dovrebbe pregare anche a Gesù e allo Spirito Santo? Cosa ne dice la Bibbia? In Matt. 6:9 Gesù ci insegna a pregare, e Lui ci dichiara chiaramente di pregare a Dio Padre. “Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;” (Mat 6:9) In Giov. 16:23 Gesù parla della preghiera al Padre. “In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà.” (Giov 16:23) La Bibbia ci insegna ripetutamente, sia con insegnamenti, sia con esempi, che dobbiamo pregare a Dio Padre. Allora, qual è il ruolo di Gesù e qual è quello dello Spirito Santo? Se dobbiamo pregare a Dio Padre, che ruolo hanno Gesù Cristo e lo Spirito Santo? Nel nome di Gesù Gesù ci ha insegnato di pregare nel suo nome. Fra poco esamineremo questo concetto. Lo Spirito Santo Per quanto riguarda lo Spirito Santo, non esiste alcuna preghiera nella Bibbia rivolta allo Spirito Santo, tranne una profezia in Ezechiele 37. Quindi, visto che non esiste alcuna preghiera rivolta allo Spirito Santo, è chiaro che non dobbiamo pregare a Lui. Ma qual è il suo ruolo? Lo Spirito Santo ha il ruolo di glorificare Cristo e di indicarci la giusta strada per giungere a questo fine. “Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giov 16:14) Si può anche leggere Giov. 14:14-26. Quando un grande faro illumina un palazzo di notte, se fa un buon lavoro, non lo si nota neanche, ma si nota ed ammira solamente il palazzo. Similmente lo Spirito Santo è come il faro: ci aiuta a vedere ed ammirare la persona di Gesù Cristo. Inoltre, lo Spirito Santo, prega per noi aiutandoci nel nostro debole ed incerto modo di porgere le nostre preghiere, perché, Egli conosce Dio nel suo profondo. “26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili; 27 e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.” (Rom 8:26-27) Che consolazione! Quindi, a chi dobbiamo pregare? Dobbiamo pregare a Dio Padre, nel nome di Gesù Cristo. per COSA si deve pregare? Per che cosa dobbiamo pregare? Possiamo pregare per qualsiasi cosa? Dio esaudisce ogni preghiera? È possibile chiedere qualsiasi cosa nel nome di Gesù, oppure, pregare nel nome di Gesù ci limita nelle nostre richieste? Chiaramente, nella carne, l'uomo prega per ottenere tutto quello che desidera. Prega per avere buona salute o per una guarigione, prega per avere successo negli affari, prega di superare gli esami a scuola, prega per avere sicurezza in viaggio, prega per un buon tempo durante le vacanze. Che cosa ne dice la Bibbia? Esaminiamo alcuni brani fondamentali sulla preghiera. Questi brani sono importanti per il loro insegnamento, ma spesso vengono presi fuori contesto ed interpretati male. Quando abbiamo un concetto sbagliato della preghiera, questo ci fa molto male spiritualmente. Giovanni 14 Consideriamo per primo il brano in Giovanni 14:12-14. Leggiamolo. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Prima di esaminare con cura questi versetti, ricordiamoci che a volte siamo tutti tentati di voler far dire alla Bibbia quello che ci è comodo. Cioè, nella carne, abbiamo la tendenza di interpretare la Bibbia non in base a quello che è realmente scritto, ma in base a quello che ci è comodo. Quindi, dobbiamo sforzarci di dividere rettamente questo brano. Alcuni credenti, e purtroppo anche delle chiese intere, interpretano erroneamente questo brano dicendo che noi possiamo chiedere qualsiasi cosa che desideriamo nel nome di Gesù, e Dio sicuramente ci esaudirà. Questo implica che la frase “nel nome di Gesù” diventa quasi una formula magica che ci fa ottenere quello che vogliamo. Questa falsa interpretazione fa diventare Dio il nostro servo celeste, soggetto ad ubbidire alla nostra volontà. Chi insegna questa falsa interpretazione cita la parte del brano che dichiara: “quello che chiederete nel mio nome, io la farò”, come se tutto l'insegnamento fosse racchiuso lì. Chi crede a questa menzogna, pensa che se preghiamo qualcosa con cuore, Dio la farà. Questo è un pensiero molto falso, e molto pericoloso. Pensiamo a come una persona che crede a questa falsità potrebbe pregare in diverse situazioni. Immaginate un credente che lavora in proprio. La sua attività comincia ad andare molto male, e lui rischia di perdere tutto. Non solo, ma ha anche dei grossi debiti con la banca legati all'attività. Citando questo versetto, egli chiede a Dio di salvare la sua attività. Perciò questo credente è sicuro, visto che ha pregato nel nome di Gesù, che Dio salverà la sua ditta. In un secondo esempio, un credente ha un figlio adulto ribelle, lontano dal Signore. Il credente prega, citando questo versetto, e così è convinto che Dio salverà suo figlio. In un altro esempio, un credente ha un figlio con una grave malattia. Il credente, prega, e citando questo versetto, dichiara che è sicuro che Dio guarirà suo figlio, visto che è convinto che si può ottenere qualsiasi cosa se la si chiede a Dio nel nome di Gesù. In un altro esempio, un credente sta cercando di comprare una casa, e avendone trovato una che gli piace tantissimo, prega, chiedendo a Dio di operare in modo che il proprietario abbassi il prezzo abbastanza da permettergli di comprarla. È convinto che Dio opererà per fargli ottenere quella casa al prezzo che desidera. Senza andare ad analizzare questi esempi in dettaglio, considerate il principio che sta alla base di questo modo di pensare. Se fosse vero che possiamo chiedere a Dio qualsiasi cosa che desideriamo, avendo la certezza che Lui ci esaudirà solamente perché abbiamo citato la frase “nel nome di Gesù”, allora, Dio diventerebbe il nostro servo celeste, pronto ad esaudire ogni nostra richiesta. Dio sarebbe soggetto alla nostra volontà. Se è così, allora Gesù ha sbagliato quando ha insegnato il Padre Nostro, perché avrebbe dovuto insegnarci a pregare: “sia fatta la nostra volontà, non la Tua” Però, Dio NON è il nostro servo, e NON esiste per esaudire le nostre preghiere come vogliamo noi. Non dobbiamo pregare che la nostra volontà sia fatta, ma che la volontà di DIO sia fatta! Ci sono tante verità bibliche che ci aiutano a capire questo principio. Per esempio, leggiamo Matteo 26:39, quando Gesù era nel Giardino: “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Gesù, nonostante i suoi diritti di Figlio di Dio, non chiese al Padre che cambiasse la sua volontà per esaudire la propria richiesta. Piuttosto, rese nota la sua richiesta al Padre, e poi, chiese che la volontà del Padre fosse fatta, non la sua. In Luca 22, Gesù stava preparando i discepoli per la sua morte. Egli spiegò a Pietro che sarebbe stato provato duramente. Notiamo che Gesù non chiese che Pietro potesse evitare la prova, pregò solamente per la fede di Pietro. Vi leggo. “31 «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; 32 ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli».” (Luca 22:31-32) Gesù NON ha chiesto che Dio gli togliesse la prova. In Apocalisse 2, Gesù sta parlando alle sette chiese. Notiamo quello che dichiara alla chiesa di Smirne. “8 «All’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita: 9 Io conosco la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono di essere Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana. 10 Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita. 11 Chi ha orecchi ascolti ciò che che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda.” (Apo 2:8-11) Egli spiegò che vari credenti in questa chiesa sarebbero stati messi a morte per la loro fede. Possiamo presumere che questi credenti erano padri e madri, e avessero le loro famiglie. Però, è evidente che la volontà di Dio per loro era che morissero per la loro fede. Dal brano però comprendiamo che la morte fisica non era una sconfitta, perché poi Gesù dichiarò che se quei credenti fossero rimasti fedeli fino alla morte, avrebbe dato loro la corona della vita. Quindi, Dio aveva stabilito il suo piano per quei credenti, e nessuna loro preghiera avrebbe potuto cambiare il perfetto piano di Dio. Non dovevano pregare Dio affinché li salvasse dalla morte fisica, presumendo per di più che Dio li avrebbe esauditi. Infatti, Dio ha un piano perfetto, che è la SUA propria volontà, e Dio fa TUTTO secondo la decisione della Sua volontà. È importante capire questa verità basilare. Quello che Dio fa, lo fa secondo la decisione della Sua volontà. Leggiamo Efesini 1:11 “In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà,” (Efe 1:11) Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, il mondo non sarebbe stabile, Dio non sarebbe Dio, e nulla sarebbe sicuro. La volontà di Dio cambierebbe di minuto in minuto, in base alle diverse preghiere che Gli arrivano da tutto il mondo. Se le nostre preghiere potessero cambiare la volontà di Dio, per esempio, non sarebbe vero quello che è scritto nel Salmo 139:15,16 che riguarda il momento della nostra morte e di quella dei nostri cari. “15 Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.” (Sal 139:15-16) Se Dio ci desse qualunque cosa che Gli chiediamo, questo brano non sarebbe vero, perché tante persone, vedendo arrivare la morte, pregherebbero, chiedendoGli di guarire o di superare il pericolo, e in questo modo sarebbe stata fatta la loro volontà, non quella di Dio. Se fosse così la morte non dipenderebbe più dalla volontà di Dio, ma dalla volontà dell'uomo. Non arriverebbe più al momento stabilito nel libro di Dio, ma nel momento stabilito da noi. Ma non è così! Non è l'uomo che stabilisce quando morirà, come non è l'uomo che stabilisce quando un certo problema deve risolversi come vuole lui. È il Signore che opera tutte le cose secondo la decisione della Sua volontà! Per esempio, leggiamo in 1Samuele 2:6-8 “6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. 7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. 8 Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo.” (1Sam 2:6-8) E' il Signore che determina le cose, tramite le nostre preghiere, non noi! Allora, qual è il senso di Giovanni 14:13, quando Gesù dichiara:    “e quello che chiederete nel mio nome, lo farò” (Giov 14:13)? Per capire bene questa verità, dobbiamo leggere non solo questa frase, ma tutto il suo contesto. Cosa significa “nel mio nome”? Dobbiamo capire il senso della frase, “nel mio nome”. Dobbiamo anche capire il motivo che ci spinge a pregare nel nome di Gesù. Gesù stesso ci spiega questa motivazione. Infine, dobbiamo capire altre condizioni che la Bibbia ci dà per poter pregare. Molto spesso, un brano non insegna tutta la verità biblica di un certo argomento, e deve essere considerato insieme ad altri brani. Quindi, qual è il senso della frase: “nel mio nome?” Chiedere “nel nome di Gesù” non è una formula magica che, aggiunta ad una preghiera, costringe Dio ad esaudirci. A quel punto, Dio sarebbe il nostro servo, e noi saremo i sovrani. Ma non è così! Pregare “nel nome di Gesù” non è una frase che si aggiunge a qualsiasi preghiera, per garantire che Dio farà come Gli abbiamo chiesto. Invece significa almeno due cose: 1. chiedere per i Suoi meriti Prima di tutto, pregare nel nome di Gesù significa pregare per i Suoi meriti, riconoscendo che noi non ne abbiamo. Nessun di noi merita alcuna cosa buona da Dio. Quindi, dobbiamo chiedere per i meriti di Gesù. Se chiedo un favore al mio migliore amico, lo chiedo nel mio proprio nome, cioè riconoscendomi degno, visto che sono il SUO migliore amico, che mi venga fatto questo favore. Però, se devo chiedere un grande favore all'amico del mio amico, che non conosco personalmente, so di non meritare da lui nulla (visto che non mi conosce), e perciò, non gli chiedo nel mio nome, ma gli chiedo nel nome del mio amico. Allora, chiedere nel nome di Gesù necessariamente implica un cuore umile. Chi chiede nel nome di Gesù SA che, per conto suo, non merita nulla da Dio. Perciò, questa consapevolezza della propria insufficienza cambia anche la richiesta stessa. Infatti chi sa di non aver nessun merito, non pretende nulla, e non considera Dio come Colui che esiste per esaudire i nostri desideri. Sa che Dio è sovrano, e va ai piedi di Dio umilmente, pronto ad essere sottomesso alla Sua volontà. Tutti questi sono aspetti del pregare nel nome di Gesù. 2. chiedere secondo la volontà di Gesù Dobbiamo però considerare anche una seconda verità estremamente importante nel fatto di chiedere nel nome di Gesù. Chiedere nel nome di Gesù significa anche chiedere secondo la Sua volontà, non la nostra. È importantissimo capire questo principio. Ripeto: chiedere nel nome di Gesù significa chiedere secondo la SUA volontà, non la nostra. Un soldato semplice, che porta gli ordini dati dal comandante agli altri, chiede nel nome del comandante. Non chiede quello che vuole lui, chiede quello che è la volontà del comandante. Infatti, se dovesse chiedere quello che vuole lui, usando il nome del comandante per ottenerla, sarebbe colpevole di un grave reato. In 1Giovanni 5:14,15, leggiamo una chiara spiegazione di quali sono le preghiere che Dio esaudirà. Leggiamo. “14 Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1Giov 5:14-15) Avete notato la frase: “se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce”? Chiedere nel nome di Gesù DEVE essere secondo la SUA volontà, non la nostra. Quindi, se preghiamo per ottenere qualcosa che desideriamo tantissimo, ma se non è la volontà di Dio, non possiamo chiederla nel nome di Gesù. Se preghiamo per quello che vogliamo noi, e aggiungiamo le parole, “nel nome di Gesù”, siamo come i pagani, usando quelle parole come un talismano, cercando di controllare Dio. Quindi, ricordiamo che chiedere nel nome di Gesù significa chiedere con umiltà, sapendo di non meritare alcuna cosa buona da Dio, e questo atteggiamento ci aiuta ad accettare qualsiasi cosa che Egli ci darà. Significa anche chiedere secondo la volontà di Cristo, non seconda la nostra volontà. Affinché il Padre sia glorificato Allora, qual è il senso di Giovanni 14:12-14? Per capire correttamente questo brano, dobbiamo leggerlo tutto, e leggere anche il suo contesto. “12 In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; 13 e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.” (Giov 14:12-14) Notiamo che le richieste che facciamo qua sono legate al fare opere per la gloria di Dio, e infatti, il MOTIVO per cui Gesù ci esaudisce è per glorificare il Padre. Gesù non risponde ad ogni nostra richiesta. Risponde se la richiesta glorificherà il Padre. Infatti, in Giacomo 4:2-4 leggiamo: “2 Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:2-4) Non avete perché non domandate, ovvero, perché non pregate, e se domandate spesso non ricevete, perché domandate per spendere nei vostri piaceri. Quando chiediamo per ottenere quella che è la nostra volontà, Dio non risponde. Torniamo agli esempi che ho dato all'inizio di questo studio. Pensiamo all'uomo che lavora in proprio e la sua attività comincia ad andare molto male, e si ritrova con tanti debiti. Egli prega Dio affinché salvi la sua attività. Sta pregando affinché Dio risolva i suoi problemi. Non sta cercando la gloria di Dio. Nell'esempio del genitore che ha un figlio che spiritualmente cammina male (che è ribelle), quel credente chiaramente vuole che suo figlio sia salvato. È buono pregare per la salvezza dei nostri cari. Però, in un certo senso, quella preghiera può essere anche un frutto di egoismo, perché quel genitore non sta cercando per prima cosa la gloria di Dio. Non gli pesa il fatto che tanti altri genitori hanno figli ribelli. Egli vuole che SUO figlio sia salvato. Sta pensando, in fin dei conti, a se stesso. Poi ho fatto l'esempio del credente con il figlio con una grave malattia. Il genitore vuole che il figlio sia guarito, perché vuole il piacere di goderlo per tanti anni ancora. Però, nemmeno questa richiesta è cercare la gloria di Dio. È una preghiera per non dover subire la sofferenza della morte di una persona cara.    Poi c'era il credente che chiedeva l'intervento di Dio affinché potesse comprare la casa che gli piaceva tanto. Anche qua, il credente sta cercando di ottenere da Dio quello che sarebbe il suo gradimento. Non sta cercando in primo luogo la gloria di Dio. Quindi, non dobbiamo credere la terribile menzogna che basta pregare aggiungendo la frase “nel nome di Gesù” e possiamo essere sicuri che Dio ci darà quello che Gli chiediamo. Chiedere nel nome di Gesù significa chiedere che sia fatta la Sua volontà e significa anche farlo con un cuore umile, che quindi cerca non il proprio comodo, ma la gloria di Dio. Un brutto risultato Che cosa succede, quando uno crede la menzogna che Dio esaudirà qualsiasi sua richiesta? Quando Dio NON esaudisce quella preghiera, la fede di quel credente viene fortemente scossa. Egli sta molto male, e solitamente, o cade in grave depressione spirituale, oppure, si arrabbia con Dio. Perciò credendo a quella menzogna quel credente rimane deluso di Dio. Giov. 15:5-7,16 Quindi, è importante capire il senso vero dei principi di Giovanni 14. Per capire meglio questo discorso, esaminiamo qualche altro brano in cui Gesù parla della preghiera. Questi brani fanno parte del contesto di Giovanni 14. Giovanni 15:5-7 “5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.” (Giov 15:5-7) Qui, Gesù insegna che dobbiamo dimorare in Lui, e che lo scopo è affinché possiamo portare molto frutto. Poi, Egli dichiara che solamente se dimoriamo in Lui e se le sue parole dimorano in noi, sarà fatto quello che domandiamo. Questa è una condizione importantissima. “Dimorare in Cristo” significa essere in una condizione di umiltà, di santità di vita e di sottomissione alla sua volontà. Quando le parole di Cristo dimorano in noi, esse ci esortano a conoscere e a seguire la Parola di Dio. Quindi, non viviamo più per la nostra volontà, ma per la sua. Solamente se ci ritroviamo in questa condizione possiamo domandare a Dio quello che vogliamo e ci sarà fatto, perché significherà che domanderemo quella che è la volontà di Dio. Un altro versetto importante è Giovanni 15:16 “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.” (Giov 15:16) Gesù risponde alle nostre preghiere quando servono per portare frutto che rimane in eterno. Ostacoli alle nostre preghiere È importante menzionare alcuni ostacoli alle nostre preghiere. L'orgoglio Una cosa che ostacola sempre la preghiere è l'orgoglio. Se abbiamo orgoglio, Dio si allontana da noi. “Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito.” (Sal 34:18) Quando abbiamo orgoglio non confessato, Dio resta lontano da noi. Possiamo fare bella figura davanti agli altri, possiamo apparire di essere zelanti, possiamo pregare tanto, ma sarà tutto inutile, tutto invano. Fino a quando non confessiamo il nostro orgoglio, Dio resterà lontano da noi. Mancanza di fede Un altro ostacolo alle nostre preghiere è la mancanza di fede, come leggiamo in Giacomo 1. “5 Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. 6 Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 7 Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore,” (Giac 1:5-7) Questo brano ci insegna l'importanza della fede. Chiaramente, dobbiamo ricordare le altre verità che abbiamo visto. Se prego qualcosa che non è secondo la volontà di Dio, posso avere la fede più grande del mondo, ma Dio non mi risponderà. Però, dall'altro lato, quando preghiamo secondo la volontà di Dio, è importante avere fede in Dio. Così, Dio viene glorificato, e noi saremo edificati. La Preghiera fatta con egoismo Abbiamo già menzionato prima che Dio non risponde alle preghiere fatte con egoismo, cioè, alle preghiere attraverso le quali vogliamo ottenere qualcosa NON per la gloria di Dio, ma perché è il nostro desiderio. Questo è ciò che ci dice Giacomo 4, quando parla delle preghiere fatte per spendere nei piaceri. Dobbiamo pregare, invece, per la gloria di Dio. Come conoscere la volontà di Gesù Visto che la preghiera che Dio esaudisce è quella preghiera fatta secondo la sua volontà, come possiamo sapere qual'è la volontà di Dio? Dio ci ha già rivelato molto della sua volontà, e ci insegna anche il modo in cui pregare quando non la conosciamo. Prima di tutto, come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Sappiamo quasi sempre quello che vorremmo noi, ma come dobbiamo pregare quando non siamo sicuri della volontà di Dio? Gesù stesso ci dà un esempio di come pregare in questi casi in Matt. 26:39; Marco 14:36; Luca 22:42. Leggo da Matteo. “E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Mat 26:39) Nella sua umanità, Gesù non voleva affrontare la sofferenza che sapeva di dover subire sulla croce. Però, il suo desiderio più forte rispetto al non voler subire quelle sofferenze, fu quello di voler fare la volontà del Padre. Quindi, ha esposto a Dio il suo desiderio, ma chiese che fosse fatta la volontà di Dio. Ed è così che anche noi dobbiamo pregare, quando non conosciamo con certezza la volontà di Dio in una certa situazione. Certamente possiamo portare tutti i nostri pesi a Dio, e anche dirGli quello che sarebbe il nostro desiderio, però poi dobbiamo confidare nella sua perfetta saggezza, e chiedere che sia fatta la Sua volontà. Conclusione La preghiera è una parte essenziale della vita cristiana e della nostra crescita. La preghiera è la nostra comunicazione con Dio, mentre lo studio della Bibbia è ascoltare Dio che ci parla. E importante pregare, però, è importante pregare nel modo che Dio stabilisce, per le cose giuste. L'unico vero accesso a Dio che abbiamo è quello per mezzo di Gesù, per merito di Cristo. Non solo, ma dobbiamo pregare secondo la SUA volontà, non secondo la nostra. Quando non siamo sicuri della volontà di Dio, è importante accettare la sua volontà, anche se è il contrario di quello che vorremmo noi. Infatti noi non sappiamo qual è la cosa migliore. Dobbiamo avere fede che la volontà di Dio è la cosa perfetta, anche se non siamo in grado di capire tutto quello che Dio sta facendo. Preghiamo, chiedendo che la volontà perfetta di Dio sia fatta! Preghiamo poi con fede, fede che Dio ci ascolta e ci esaudisce sempre, secondo la sua perfetta volontà. Non dimentichiamo che la preghiera non serve solo per fare richieste a Dio. Anche il ringraziamento ne è una parte molto importante. Inoltre, la preghiera serve anche per confessare i nostri peccati. E serve poi principalmente per chiedere che Dio sia glorificato. Le nostre richieste dovrebbero sempre essere per la gloria di Dio. Oh che possiamo diventare un popolo che prega sempre di più, non vedendo Dio come un servo celeste che esiste per darci quello che vogliamo noi, ma essendo spinti dal desiderio di vedere il nostro grande Dio glorificato! La nostra vera gioia, quella che ci riempirà per tutta l'eternità, consisterà nel vedere Dio glorificato. Quindi, che la gloria di Dio sia il desiderio del nostro cuore! Marco deFelice "Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste" (1 Giovanni 5:14-15) «Ti è piaciuto questo articolo? Non perderti i post futuri seguendoci»

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venerdì 18 maggio 2012
Unknown

Umiltà pratica

lavare i piedi
"Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate".(Giovanni 13:12-17)

Servitevi a vicenda con amore

A quanti di noi sarà capitato di voler dare un insegnamento, o di voler di voler aiutare un amico, un figlio, un fratello ecc… a rimuovere un comportamento che è palesemente sbagliato, ci sforziamo con le nostre parole di correggere, ma capita di non essere compresi, o addirittura non ascoltati, allora ci arrabbiamo, cominciamo ad usare mezzi repressivi, spesso però ci dimentichiamo di avere a disposizione uno strumento molto valido per insegnare: "L'esempio pratico" in altre parole dimostrare con i fatti, con un modo di comportarsi coerente con quello che desideriamo insegnare che è possibile agire, parlare, pensare diversamente. Certo dobbiamo ammettere che a volte può essere "scomodo", ma in alcune circostanze, anche se non in tutte è sicuramente più efficace di mille prediche!

Un esempio pratico, una predica efficace

Gesù pienamente consapevole di essere giunto all'epilogo della sua missione terrena, ed avendo amato i suoi, li amò fino alla fine, per tanto desidera trasmettere loro un ulteriore e fondamentale principio che doveva contraddistinguere tutti coloro che erano e che sarebbero stati suoi discepoli: Gesù era umile e mansueto, i suoi avrebbero dovuto essere umili, Lui era venuto per servire, i suoi erano chiamati a servire e non a ricercare potere ed onori.
Ma come fare per trasmettere loro questo principio, come inculcarlo nei loro cuori, se nel momento in cui aveva annunciato la sua morte ed il suo supplizio loro si erano solo preoccupati di "chi sarebbe stato il maggiore nel Regno dei cieli?".
Gesù desiderava celebrare con i dodici, compreso Giuda, la Pasqua, festa rituale di cui Lui stesso con il suo sacrificio, sarebbe stato l'adempimento eterno, ma come poteva essere in comunione spirituale con alcuni di questi discepoli dal cuore rivolto all'ambizione, al desiderio di potere, di primeggiare, e altri pieni di amarezza e indignazione? Avrebbe potuto fare un bel sermone, usare una parabola adatta alla circostanza, no! Questa volta era necessario qualche cosa di più radicale, qualche cosa che avrebbe rivoluzionato il loro modo di vedere le cose. Qualche cosa che avrebbe lasciato un segno indelebile nei loro cuori.
Così, nella piena consapevolezza della sua dignità, che era venuto da Dio, e a Dio ritornava, si accinge a compiere un gesto che era strettamente riservato ad una categoria umile, ai servi.

Nessuno prende l'iniziativa, anche se era usanza che prima di una cena celebrativa, una festa, dei servi lavassero i piedi agli ospiti, ma ora chi lo avrebbe fatto? Chi era servo e chi era ospite? Chi padrone e chi servo? Gesù prende il bacino, l'acqua, si cinge con l'asciugatoio, e si appresta a lavare i piedi ai discepoli.

Lo stupore dei discepoli che sicuramente in quel momento rivivevano nella loro mente i momenti in cui Gesù manifestava la sua potenza e la sua gloria: l'indignazione nel tempio, la sua forza e sicurezza nel cacciare i mercanti, la sua potenza e la sua fierezza nel sedare la tempesta, i miracoli, le guarigioni, e come sgridava e aveva autorità sui demoni, e quel giorno glorioso sul monte dove avvenne la trasfigurazione… ed ora vederlo ai loro piedi a svolgere il servizio di un servo, in ginocchio a lavare i loro piedi… e poi proprio nei loro confronti che poco prima meschinamente litigavano, e si contendevano il primo posto. Nessuno aveva il coraggio di parlare... ecco cosa intendeva quando diceva "Imparate da me ….", ecco il vero significato del "così non sia tra voi, ma il maggiore sia fra voi come il minore, e colui che governa come quello che serve" questa è la differenza fra il concetto umano e quello di Dio, nei rapporti interpersonali.

Seguire l'esempio, ed essere d'esempio

Vorrei aprire una piccola parentesi: essere servi non significa essere servili.
Gesù non era umile perché era nato povero, perché era un semplice figlio del falegname, perché era un nazareno, categoria un po’ disprezzata, perché sapete in realtà, anche i poveri sanno essere presuntuosi e arroganti, anche i disprezzati sanno far valere con prepotenza i loro diritti, e spesso tutta la loro umiltà altro non è che il non poter reagire o il subire loro malgrado le circostanze. Quella di Gesù era una scelta! Lui era venuto per servire, pur sapendo di essere Dio!

L'umiltà è la vera prerogativa del servo, ma non basta predicarla bisogna manifestarla.

Hai mai pensato a quanto sia importante l'esempio che tu puoi dare?
Le tue scelte, i tuoi modi di reagire, possono cambiare molte circostanze, tu puoi influenzare positivamente coloro che ti circondano, la dolcezza, un carattere veramente remissivo, possono placare l'ira, come potremo insegnare il perdono con efficacia se noi non siamo d'esempio?

Due lezioni importanti
Gesù lava i piedi  
Prima lezione: il nostro rapporto di comunione con Gesù.

Il rifiuto da parte di Pietro di lasciarsi lavare i piedi da modo a Gesù di applicare alcune lezioni spirituali al suo gesto:

Mettere in evidenza la falsa umiltà di chi non vede la propria sporcizia e per tanto non sente il bisogno di essere lavato.

La necessità di una costante purificazione. Rifacendosi alle usanze Gesù spiegava che chi già si era lavato tutto il corpo, aveva solo la necessità di lavarsi i piedi che durante la giornata si erano insudiciati. Questo rappresenta una necessità per tutti i credenti che desiderano avere una costante comunione con Cristo. Tutti coloro che sono già stati “salvati secondo la Sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione ed il rinnovamento dello Spirito Santo” hanno pur sempre la necessità di ricevere una costante purificazione dei propri peccati.

La certezza del perdono. Il fatto che Gesù metta l'accento sulla necessità del lavare solo i piedi, deve rassicurare tutti coloro che sono costantemente in ansia per la loro salvezza, se hai peccato, vai a Cristo con umiltà, e fatti lavare i piedi, ma attenzione questa non è una licenza a peccare, la Parola di Dio afferma “se alcuno ha peccato …”, è un condizionale, che dovrebbe essere considerato come una rara eccezione nella vita del cristiano!

Seconda lezione: il nostro rapporto di comunione con il prossimo.

Riconciliazione, Gesù ha preso l'iniziativa, "se il tuo fratello ha peccato contro di te vai…", e come andiamo: per lavare i piedi o per ottenere giustizia? Per portare pace e cercare riconciliazione, come ha fatto Gesù venendo verso noi peccatori o per castigare e per rivendicare i nostri diritti?

Ricordiamoci che Gesù ha preso l'iniziativa e Lui non aveva alcun torto da farsi perdonare, non supponeva di essere nel giusto, ma aveva perfettamente ragione.

Accoglienza. Per questo ancora una volta bisogna rifarsi alle usanze del tempo, l'ospite che veniva accolto, riceveva questa gentilezza, era accettato in casa. Noi come ci accogliamo, con gentilezza, con delicatezza, con premura? E non sto parlano dell'ospitalità casalinga, ma di come accettiamo chi è diverso da noi, chi non la pensa come noi.

Sottomissione e mansuetudine. Sappiamo stimare l'altrui più di noi stessi, o pensiamo di essere migliori? Sappiamo essere servi? Sappiamo umiliarci sotto la potente mano di Dio?
Viviamo il nostro rapporto con il prossimo secondo i principi divini, così come ci vengono insegnati nella Parola di Dio.

Dare sollievo. Così come chi dopo avere camminato trovava sollievo nell'essere accolto con una lavanda rinfrescante, anche noi dobbiamo lavare i piedi agli scoraggiati, agli stanchi, dare sollievo, consolare.

Disciplina. “lavare i piedi” può anche significare disciplinare, esortare al bene per togliere la sporcizia, ma sia la disciplina che l'esortazione non devono essere giudizio, critica, castigo, ma devono avere lo scopo di prendersi cura del fratello, il non abbandonarlo perché si comporta male e quindi diventa scomodo. Esortiamoci per l'edificazione incoraggiandoci a perseverare per raggiungere insieme la meta.

Capite quel che vi ho fatto?
 
La domanda di Gesù non è retorica, ma tende piuttosto a risvegliare le nostre coscienze, ci spinge a metterci in discussione, allontana da noi la superficialità il credere che “tutto ci è dovuto”.
Innanzi tutto consideriamo chi è che ci ha “lavato i piedi”, e che assume nei nostri confronti un atteggiamento di servo: è Gesù Cristo il Signore, il Re dei re, il primo e l’ultimo, l’alfa e l’omega, la Bibbia afferma che: “Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui, Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.” Colossesi 1:15-17.
Consideriamo ora chi eravamo e chi siamo noi per meritarci un simile trattamento? "E voi pure ha vivificati, voi ch'eravate morti ne' vostri falli e ne' vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell'aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli; nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ci ha amati, anche quand'eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (egli è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere ne' luoghi celesti in Cristo Gesù." Efesini 2:1-6, e poiché la Bibbia afferma con autorità che non vi è nessun giusto, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, quel capite è rivolto oggi a tutti noi. Sentiamo il bisogno di questo continuo lavaggio di purificazione?

Siete beati se le fate!

Non basta sapere, conoscere, apprezzare l'insegnamento e gli esempi, ma noi stessi dobbiamo ricercare la beatitudine del fare secondo l’esempio di Cristo “… affinché conosciate per esperienza la buona perfetta accettevole volontà di Dio”.
Il cammino del credente è fatto di esperienze pratiche, l’Evangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, ciò significa: liberazione dalla condanna del peccato, e dalle sue conseguenze: “la morte eterna”, ma anche la liberazione oggi, dai legami e dalle manifestazioni del peccato, fra le quali possiamo sicuramente includere: invidia, ira, rancore, risentimenti orgoglio, presunzione egoismo ecc…, sentimenti che producono tutt’altro che beatitudine, ma la Parola di Dio ci invita alla mansuetudine, all’umiltà, al prendere l’iniziativa per perdonare, per cercare la riconciliazione, per “lavare i piedi al prossimo”, promettendo in tutto questo la scoperta della felicità, “siete beati se le fate”.
La vita del credente, del discepolo di Cristo è una vita vissuta nella fede che il Figliolo di Dio ci ha tanto amato che ha dato se stesso per noi, ma è anche fede che ci chiama e ci sfida a rinunciare a noi stessi, alla nostra vita, per prendere la croce, e seguire Gesù per morire ai nostri desideri, alle nostre presunte ragioni, al nostro orgoglio, al nostro amor proprio… Gesù lo descrive come “perdere la propria vita per amore suo”, ma è anche la fede che ci permette di scoprire e sperimentare la vera vita, quella nascosta in Cristo.

A chi devo lavare i piedi?

Certamente quest’attitudine di umiltà e disponibilità la dobbiamo manifestare in ogni ambiente nel quale come figlioli di Dio ci muoviamo, nella famiglia fra moglie e marito, figli e genitori, nella chiesa tra fratelli senza distinzioni di rango, cultura e appartenenza, sottomettendoci gli uni gli altri nel timore di Dio, ma anche sul posto di lavoro nella vita sociale in genere verso tutti … e qui casca l’asino: Verso tutti!? Diciamo che già di per se stesso è un servizio poco attraente, ma sopportabile, se rivolto alle persone care, agli amici, a quelle amabili, dal carattere disponibile, ma proprio verso tutti non mi sembra il caso… Quel vicino così presuntuoso, quel collega così prepotente, quel fratello così superbo… questo proprio no! Lui si dovrà umiliare per primo!
Consideriamo per un momento le persone alle quali Gesù ha lavato i piedi quel giorno, erano tutti amabili, tutti amici, non vi era forse anche un Giuda il traditore? E non ha comandato Gesù “fate come Io ha fatto”? Noi spesso siamo propensi ad essere disponibili verso le persone concilianti, ma altrettanto spesso non siamo disposti a lavare i piedi ai caratteri difficili (chissà cosa pensano gli altri di noi?) non sappiamo umiliarci davanti ai superbi per conquistarli a Cristo, non sappiamo servire imitando il Maestro, anche quando non c’è nessun merito o premio da ricevere. Siamo incapaci di subire qualche torto per amore di pace, non ci abbassiamo davanti all’altro per “lavargli i piedi” per servirlo e per dargli ristoro, ma al contrario molto spesso pretendiamo di essere capiti, perdonati, serviti e onorati… ma nel Regno di Dio vi sono regole diverse: "tutto quello che gli altri volete che vi facciano fatelo voi a loro", questa è una delle leggi che regolano i rapporti di convivenza nel regno di Dio.

Conclusione
lavare
Dobbiamo ricordarci dell'umiliazione di Gesù, il quale essendo ricco si è fatto povero per amore nostro, pur essendo Dio benedetto in Eterno, è stato maledetto sulla croce al posto nostro, Lui che non aveva peccato è stato fatto peccato per noi. Ricordare quel gesto d’amore unico e perfetto, quella misericordia che sgorga dalle sue labbra “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” quella grazia abbondante che viene dal suo "sangue del patto versato per molti per la remissione dei peccati”.
Tutto questo ci aiuterà a riflettere sulle nostre meschinità, sui nostri malumori inutili, le nostre assurde pretese di essere migliori e più importanti degli altri, ci aiuterà a capire che Cristo pur essendo il Signore, si è umiliato, ha perdonato, ha subito ogni sorta di cattiveria e d’ingiustizia senza avere alcuna colpa, e lo ha fatto senza mormorare, senza lamentarsi, e senza mettere in mostra la propria “magnanimità”. Alla luce di tutto questo le nostre insoddisfazioni e le critiche e i giudizi poco caritatevoli, le inutili parole, le espressioni offensive, devono svanire per lasciare posto alla mansuetudine all’umiltà, alla dolcezza ed alla vera carità, non dimentichiamoci che Gesù essendosi fatto servo, umile ubbidiente fino alla morte, ha anche ricevuto il nome che è al disopra di ogni altro nome.
Non è facile esortare al perdono e all'umiltà, se chiedessi in questo momento: quanti sono disposti a fare un'offerta per le missioni? Molti lo farebbero volentieri. Andiamo a predicare per le strade? Nascerebbe l'entusiasmo, tutti per le strade. Un appello per servire nella chiesa: tutte le mani alzate. Ma un appello all'umiltà che ci chiama a perdonare, senza far conto delle nostre presunte ragioni, un perdono incondizionato, senza riserve né rivendicazioni, questo è difficile, non suscita molti entusiasmi, eppure lo dobbiamo fare, e penso che se ciascuno di noi guarda ora dentro se stesso, onestamente, sicuramente troverà qualche cosa di cui deve chiedere perdono, alla moglie, al marito, ai figli ai fratelli, alla sorella, quelle parole poco gentili, quei pensieri poco edificanti, quei giudizi facili, le critiche, non dovremmo umiliarci e lavarci i piedi gli uni e gli altri, riconoscere le nostre mancanze e perdonarci a vicenda come Cristo a perdonato noi?
Se pensi che nessuno si offre per lavarti i piedi, considera che Cristo nei tuoi confronti lo ha già fatto, e lo sta facendo, e lo ha fatto per primo.



"Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso." 
(Filippesi 2:3)

Liberamente adattato da internet



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2 comments:

  1. Le fede in Cristo è la filosofia di vita più pratica che l'uomo possa conoscere, ed è la dottrina più incisiva che l'uomo possa concepire, perchè richiama la coscienza di ciascin credente a mettere in pratica gli insegnamenti del maestro perfino a mettere in gioco se stessi ffinchè in ciò sia manifestata laglora di Dio...Romani 12,9-21 ci indica il senso della vita cristiana, la reale comunione fra chi crede e Cristo, emblema della potenza di Dio..."L'amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. 10 Quanto all'amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all'onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. 11 Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; 12 siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, 13 provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l'ospitalità.
    14 Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. 16 Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.17 Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. 20 Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene."

    Dio sia benedetto in eterno!!!!

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  2. Caro wids72, tutto nell'uomo è deparavazione, fin quando non interviene la Grazia di Dio a redimerlo e a cambiarlo, "Affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto: «Chi si gloria, si glori nel Signore»."(1 Corinzi 1:29-31)...sia a Dio ogni gloria

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