Quando la gioia è lontana | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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mercoledì 20 gennaio 2016

Quando la gioia è lontana



sofferenza
Ho udito e le mie viscere fremettero, a quella voce le mie labbra tremarono; un tarlo entrò nelle mie ossa, e fui preso da gran paura dentro di me. Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell'avversità, che verrà contro il popolo che lo invade. Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. L'Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture» (Abacuc 3.16-19) 


Prima o poi ognuno di noi affronta tempi difficili. Problemi in famiglia, una malattia grave.  Il lavoro va male, abbiamo problemi finanziari. Le nostre migliori speranze, i nostri sogni pian piano svaniscono. Ci sentiamo schiacciati dal peso di una delusione, le cose non stanno andando come ci aspettavamo e sembra che la situazione non migliorerà. Forse ricordi quando cose del genere sono successe a te; o è proprio quello che stai vivendo ora; o quello che ti aspetta tra qualche mese o tra qualche anno. La gioia è lontana! Quando viviamo nel buio più profondo tendiamo a respingere i consigli e gli incoraggiamenti, perché siamo convinti che vengano da persone che non hanno la minima idea di quello che stiamo vivendo. Come reagiresti se in mezzo a tali problemi qualcuno ti dicesse che devi gioire? Non solo suonerebbe inappropriato, ma sarebbe impossibile! Sarebbe l’ultima cosa che vorremmo sentirci dire. 

Perché dovrei gioire?

Lo scopo principale di Dio è glorificare se stesso e godere di stesso per sempre. E’ difficile da capire perché siamo abituati a pensare più a noi stessi che ai progetti di Dio. Quando parliamo dei progetti di Dio li descriviamo con noi stessi al centro delle sue attenzioni. Diciamo, ad esempio, che il suo scopo finale è la salvezza del mondo, la conversione dei peccatori, la restaurazione della creazione o cose simili.  Ma questi non sono gli scopi finali di Dio. Dio sta compiendo tutte queste cose per uno scopo ancora più grande: la sua gioia nel glorificare se stesso.
Il fondamento più stabile per la nostra gioia non è la fedeltà di Dio verso di noi, ma verso se stesso. Se Dio non fosse costantemente impegnato nella conservazione, esposizione e nel godimento della Sua gloria, noi non avremmo alcuna speranza di poter gioire in Lui. Ma proprio perché sta impiegando tutto il Suo potere e la Sua saggezza per massimizzare il godimento della Sua gloria, io e te abbiamo una motivazione stabile per gioire. E’ sconcertante, ma è quello che la Scrittura dice continuamente. La sovranità di Dio è il fondamento della Sua gioia e della nostra. "Il nostro Dio è nei cieli e fa tutto ciò che gli piace" (Salmo 115:3). Dio ha il diritto e il potere di fare tutto ciò che lo rende felice, in sole 3 parole: Dio è sovrano! Se Dio è sovrano e può fare tutto quello che gli piace, allora niente di ciò che decide di fare può fallire e nessuno può ostacolare i suoi progetti.… Il piano dell’Eterno dimora per sempre e i disegni del suo cuore per ogni generazione” (Salmo 33:11) - "Io sono Dio, e non ce n'è alcun altro; sono Dio, e nessuno è simile a me. Io annuncio la fine sin dal principio, molto tempo prima dico le cose non ancora avvenute; io dico: Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà" (Isaia 46:9-10) - "non c’è nessuno può fermare la sua mano o dirgli: "Che hai fatto?" (Daniele 4:35). E se nessuno dei suoi progetti può fallire, allora Dio deve essere il più felice di tutti gli esseri. Ecco perché io devo gioire: perché Dio, il mio Dio, è un Dio che gioisce. Riuscite a immaginare come sarebbe se il Dio che ha creato il mondo e lo governa fosse un Dio infelice, continuamente scontento? Sarebbe come avere un padre che si lamenta sempre, depresso, mai contento. Se avessimo un padre del genere non lo cercheremmo, piuttosto faremmo attenzione a non disturbarlo per non farlo arrabbiare! Faremmo qualsiasi cosa per ottenere il suo favore ed evitare che ci punisca. Un figlio non riesce a godersi suo padre se è un padre infelice! Se Dio non fosse un Dio che gioisce, la tua gioia non avrebbe alcun fondamento.
Dio è un Dio gioioso, ma vuole che anche tu lo sia. Gesù è venuto sulla terra per questo: Perché avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza” (Giov. 10.10). Dio vuole per te una vita piena di gioia. La sera prima di morire, più volte Gesù parlò ai discepoli della gioia che voleva avessero nella loro vita. Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Giov. 15.11) -Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia… Io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia… Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa.” (Giov. 16.22,24). Nel contesto della Parola di Dio, la gioia non è un optional: non solo Gesù è venuto perché l’avessimo, ma la Sua Parola ci comanda di essere gioiosi:Siate sempre allegri” (1Tess 5.16)Rallegratevi del continuo … lo ripeto ancora: Rallegratevi“ (Fil. 4.4). Questo mi fa pensare che la gioia non può essere legata solo a come mi sento. Non può essere una semplice conseguenza delle circostanze, altrimenti Dio non mi avrebbe chiesto di rallegrarmi sempre, perché non tutte le circostanze mi portano naturalmente ad avere gioia. Rallegratevi sempre significa fatelo anche quando tutto intorno a voi vi spingerà a non farlo. Sicuramente non significa festeggiare per la morte di un nostro caro o fare finta che i problemi non esistono. Ma allora...

Perché non ho la gioia?

Esiste una tristezza legittima. La Bibbia dice di gioire con chi gioisce ma anche di essere tristi con chi è triste. Il fatto che Dio sia un Dio gioioso non significa che non provi mai tristezza. La tristezza e uno stato d’animo abbattuto sono parte del nostro essere umani e la Bibbia non ci nega questi sentimenti. A volte, ma non è di questo che sto parlando. Mi riferisco all’incapacità cronica di gioire indipendentemente dalle circostanze e al continuo essere insoddisfatti di ciò che accade nella vita. La mancanza di gioia credo sia da ricercare principalmente in noi stessi. E’ possibile che la nostra condizione di buio spirituale sia in parte causata da abitudini peccaminose che non siamo disposti a confessare e abbandonare.
Il grande re Davide può essere ricordato come un re gioioso. Tanti dei suoi salmi rivelano la sua gioia; era un musicista, perciò aveva il grande privilegio di poterla esprimere attraverso la musica, il canto e la lode. Un giorno il grande re, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vide da lontano una donna bellissima che faceva il bagno. Si chiamava Batseba. Davide la desidera e manda un suo servo a chiamarla. Era il re, poteva avere tutto ciò che voleva e chiunque voleva. La donna fu portata nel palazzo reale, i due trascorsero una notte insieme e Davide appagò i suoi desideri. Guarda caso, Batseba rimane incinta e cominciano i guai: il re non poteva permettersi un tale scandalo, perciò studia un piano per non far circolare la notizia e quando si accorge che non funziona, fa il possibile per far morire Uria, il marito di Batseba. Ordina al capitano dell’esercito di metterlo al fronte, dove la battaglia è più dura, in modo che rimanga solo di fronte al nemico. Ovviamente Uria muore, lo scandalo è scongiurato e Davide può dormire sonni tranquilli.
Dopo circa un anno il profeta Nathan fa visita a Davide, che nel frattempo ha avuto un figlio da Batseba. “Carissimo Nathan, come va?” Nathan gli disse (2Sam. 12.1-4): «C’erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. Il ricco aveva un gran numero di greggi e mandrie; ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnella che egli aveva comprato e nutrito; essa era cresciuta insieme a lui e ai suoi figli, mangiando il suo cibo, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un viandante giunse a casa dell'uomo ricco; questi rifiutò di prendere [un animale] dal suo gregge … per preparare da mangiare al viandante … ma prese l'agnella di quel povero e la fece preparare per l'uomo venuto da lui». Da buon re, Davide reagisce dicendo: “Quell’uomo deve morire!” – “Sei tu quell’uomo, caro Davide. Tu ti sei reso colpevole di adulterio e di omicidio” e così Nathan gli ricorda quello che ha fatto con Batseba e le conseguenze del suo peccato. Davide si pente ma nel Salmo 51, scritto dopo queste cose, c’è una frase che colpisce. Davide dice: Rendimi la gioia della tua salvezza” (Sl.51.12). Per un anno intero da quando aveva peccato, Davide non ha avuto la vera gioia. Chissà quante battaglie vinte, quante circostanze che avrebbero potuto dargli gioia. Era il re e aveva tutto, come non avere buoni motivi per essere gioioso? Ma probabilmente non è stato così: per un anno intero la vera gioia si allontanò dal cuore di Davide a causa del suo peccato!
La gioia è fondamentalmente una questione di buoni rapporti. Il peccato toglie la gioia perché rovina i tuoi buoni rapporti con Dio. La ricerca della gioia deve implicare necessariamente odio per il peccato. Nella lotta per la gioia è vitale prenderlo sul serio, odiarlo e rinnegarlo. Uno dei motivi per cui molti credenti non hanno gioia è perché non sono disposti ad abbandonare un determinato peccato nel quale trovano grande piacere. Finché ho taciuto le mie ossa si consumavano, tra i lamenti che facevo tutto il giorno” (Sl. 32.3): è la descrizione che fa Davide dello stato d’animo causato dal suo peccato. Se ti stai chiedendo perché non hai la gioia, non continuare a fare la pace con i tuoi peccati, comincia a fargli guerra!
Altre volte il senso di insoddisfazione si nutre delle nostre abitudini egocentriche, abitudini di vita non proprio peccaminose, nel senso stretto del termine, ma comunque egoistiche. Siamo totalmente concentrati su noi stessi, da non curarci degli altri. La nostra è una visione ristretta della vita, il nostro mondo siamo noi, nostra moglie o nostro marito e i nostri figli. Facciamo in modo di mettere da parte più tempo possibile per noi, evitando ulteriori responsabilità. Non ce ne rendiamo conto, ma in questo modo creiamo un muro, diventando indifferenti ai bisogni degli altri, ai dolori e le sofferenze del mondo. L’obiettivo potrebbe essere legittimo: “voglio curare me stesso, dedicare del tempo alla famiglia e non trascurarla”. Ma quando diventa un obiettivo esclusivo, entriamo in un vortice che ci porta poco a poco all’insoddisfazione e divora pian piano la nostra gioia.
La Bibbia dice che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At. 20.35). In Isaia 58.10,11 è scritto: Se provvedi ai bisogni dell'affamato e sazi l'anima afflitta, allora la tua luce sorgerà nelle tenebre e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. L'Eterno ti guiderà del continuo, sazierà la tua anima nei luoghi aridi e darà vigore alle tue ossa; tu sarai come un giardino annaffiato e come una sorgente d'acqua le cui acque non vengono meno”. Se ci adoperiamo per gli altri, Dio promette di renderci simili a “un giardino ben annaffiato”… e un giardino così è un giardino felice, perché ha sempre l’acqua di cui ha bisogno. Saremo “come una sorgente la cui acqua non manca mai”… e una sorgente così rende felice chi è assetato. Il modo con cui Dio allontana da noi il buio dell’insoddisfazione trasformandolo in luce è “provvedere al bisogno dell’affamato” e “saziare l’anima afflitta”. Dio ci ha creati per prosperare e gioire adoperandoci per gli altri e per quel ministero di servizio che impegna, stanca e ci toglie tutte le energie.
La maggior parte dei nostri sacrifici si concentra sul lavoro, sulla nostra intensa vita familiare e su noi stessi. Ben poco siamo disposti a sacrificare energie per servirci gli uni gli altri. E col passare del tempo, queste abitudini egocentriche ci tolgono la gioia, questa visione limitata della vita cristiana rende a sua volta limitata la nostra gioia. Essere continuamente al centro delle tue attenzioni non ti darà la gioia che ti manca. Ci sarà sempre più gioia nel dare che nel ricevere.
Dobbiamo ammettere, però, che a volte questa gioia diventa un sogno. Siamo convinti di essere figli di un Dio gioioso e siamo d’accordo con Lui che dovremmo gioire sempre. Ma prima o poi arrivano i tempi difficili. Le persone ci deludono. Credevamo di poter spaccare il mondo e non doverci preoccupare per la nostra salute, ma all’improvviso siamo devastati dalla notizia di una grave malattia. I nostri problemi finanziari ci schiacciano e ci riempiono la mente per tutto il giorno e per tutta la notte. Abbiamo investito tempo e denaro per la nostra famiglia e forse stiamo vivendo problemi che mai avremmo immaginato di dover affrontare. Quando la gioia è lontana, cosa posso fare?

Come posso avere la gioia?

C’è un profeta nella Bibbia che forse la pensava come noi, si chiama Habacuc. E’ un contemporaneo di Nahum, Sofonia e Geremia. Quest’ultimo aveva profetizzato che Babilonia avrebbe invaso Giuda, distrutto Gerusalemme e il tempio e mandato in esilio l’intera nazione. Ciò avvenne dal 606 al 586 aC. Habacuc si chiede come mai un Dio santo possa usare una nazione pagana per castigare il suo popolo e perché permetta il declino morale e spirituale della nazione di Israele senza intervenire per fermarlo. Le circostanze che sta vivendo Habacuc sono tristi, il popolo è lontano da Dio e va incontro alla punizione. Desidererebbe vedere Israele rivivere (3.2) ma Dio non risponde alla sua preghiera. Tante domande, Habacuc non è convinto che Dio stia agendo bene, è pronto anche a discutere con Lui.
Ma in mezzo a una tempesta di avvenimenti e sentimenti contrastanti, Habacuc reagisce con le parole che abbiamo ascoltato all’inizio di questo messaggio: “Ho udito e le mie viscere fremettero, a quella voce le mie labbra tremarono; un tarlo entrò nelle mie ossa, e fui preso da gran paura dentro di me. Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell'avversità, che verrà contro il popolo che lo invade. Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. 19 L'Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture» (Hab. 3.16-19).
Se vuoi avere gioia in mezzo alle tempeste della vita, prima di tutto devi sviluppare una visione realistica. Habacuc descrive nel dettaglio cosa potrebbe accadere: niente frutta, niente olio, niente grano, niente cibo per gli animali… quindi niente animali nelle stalle. Praticamente, un totale fallimento! E’ il risultato peggiore che ci si potrebbe aspettare ma Habacuc non lo nega, lo affronta in modo realistico. Spesso cerchiamo di alleviare la pesantezza delle circostanze minimizzando il problema. Diciamo: “guarda la tua situazione da un altro punto di vista, vedrai che non è poi così male”. Come se ci fosse sempre un modo semplice per risolvere i problemi, come se rendessimo i problemi più grandi di come sono realmente, quando invece spesso si tratta di problemi veramente gravi! Non è vero che tutto si risolverà, non va sempre così. Questo è fatalismo, non realismo e non aiuta a raggiungere la gioia che stiamo cercando. Può sembrare strano ma a volte è utile avere l’atteggiamento di Habacuc: aspettarsi il peggio e affrontare la realtà così com’è!
 “Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadermi in questa situazione?” Verbalizzala, descrivila nei dettagli e non avere paura di affrontarla così com’è. “… il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti… il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo… le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle…" .
Una volta che hai davanti a te una visione reale di quello che ti sta accadendo, scegli di gioire. Si tratta di volontà più che di emozioni. Non capiremo mai la vera gioia fino a quando continueremo a considerarla solo una questione di sentimenti. Il NT ci esorta a gioire sempre. Supponiamo che significhi che dobbiamo “sentirci felici e gioiosi”. Sarebbe possibile? Ti senti felice dopo che hai accartocciato la tua auto contro un muro? Dopo che ti sei dato una martellata sul dito? Ti viene da sorridere quando il tuo capo dice che è costretto a licenziarti perché non ha più la possibilità di pagarti lo stipendio? No, non può essere una questione di come ti senti, altrimenti i comandamenti di Dio non avrebbero senso. Com’è possibile ordinare a qualcuno di gioire? Solo se la gioia è qualcosa che tu fai più che una cosa che ti senti di fare! Habacuc è determinato a gioire: “Io esulterò… io mi rallegrerò”. Non sono le circostanze che provocano la sua gioia, è la sua gioia che domina le circostanze. Ci sono situazioni che non sarai in grado di cambiare, è probabile che Dio non risponderà come ti aspetti ma ti chiede di gioire comunque. Habacuc ha deciso: “Accada quello che accada, io sono determinato a gioire”.
Ma è assurdo gioire in circostanze drammatiche, è umanamente impossibile. Se fosse qui Habacuc gli chiederemmo: “dicci qual è il tuo segreto!“…esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza…” “Rallegratevi del continuo nel Signore…” Se vuoi gioire in mezzo ai problemi della vita sviluppa una visione realistica, scegli di gioire ma poi gioisci nel Signore. Nessuna tecnica psicologica, nessuna fiducia in se stessi ma gioia “nel Signore”. Vivere in questo mondo significa, prima o poi, avere a che fare con il dolore e la sofferenza. Ma non significa che non si può gioire. Non significa che non si può gioire nella sofferenza. Non si tratta di celebrare una morte, una sconfitta o una profonda delusione. Quello che celebriamo è il Signore, non il dolore che stiamo vivendo. La Bibbia non ti spingerà mai a rallegrarti perché il tuo corpo è tormentato dal dolore, o perché tua moglie ti è stata portata via dalla morte, o perché il lavoro di una vita svanisce in poche ore. Solo i demoni o i pazzi sono capaci di ridere dei disastri della vita. Gioire nel Signore è un’altra cosa, che solo i figli di Dio sono capaci di fare. L’espressione “nel Signore” indica la fonte dalla quale la gioia dipende. Paolo diceva: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” e questo include gioire in tempi difficili. È una gioia completamente scollegata dalle circostanze e interamente collegata alla persona di Dio. Fino a quando la faremo dipendere dalle nostre relazioni, dai nostri beni, dalla chiesa, dai nostri standard spirituali non avremo mai la gioia di cui Dio ci vuole riempire e per cui Gesù è venuto a morire.
Forse sei frustrato perché non riesci a raggiungere le tue mete spirituali. Sei deluso dalle persone, perché ti aspetti che si comportino in modo diverso, come tu ti comporteresti. Non vedi in loro lo stesso impegno ed entusiasmo con i quali tu stai servendo Dio e la sua chiesa. Hai dato tutto te stesso per risolvere una situazione difficile a lavoro o nella tua famiglia, ma le cose non cambiano. Quanta delusione, quanto frustrazione e insoddisfazione.
Un giorno Gesù mandò settanta dei suoi discepoli a predicare. Quando essi tornarono dalla missione erano pieni di gioia. “Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel tuo nome”. Gesù ripose: “Non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. E’ probabile che non guarirai… la situazione che stai cercando di risolvere forse non si risolverà… la relazione che stai cercando di ricucire non si ristabilirà. Non far dipendere la tua gioia da queste cose, falla dipendere dalla presenza di Dio nella tua vita. Falla dipendere dalla verità che il tuo nome è stampato nel cielo. Solo così sarai in grado di gioire sempre, anche quando intorno a te non ci saranno motivi per farlo. Perché Dio è con te anche se non guarirai… Continuerà ad essere fedele anche se il tuo grande problema non si risolverà… Nessuno potrà separarti dal suo amore, anche se non dovessi ricevere amore da nessuno. 




"Esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. L'Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture” 
(Abacuc 3:18-19)

Liberamente adattato da internet 

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