Costruire nella roccia | CONSAPEVOLI NELLA PAROLA

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martedì 4 gennaio 2011

Costruire nella roccia

roccia


"Perché mi chiamate Signore, Signore, e non fate quel che dico? Chiunque viene a me ed ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi somiglia. Somiglia ad un uomo il quale, edificando una casa, ha scavato e scavato profondo, ed ha posto il fondamento sulla roccia; e venuta una piena, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto scrollarla perché era stata edificata bene. Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, somiglia ad un uomo che ha edificato una casa sulla terra, senza fondamento; la fiumana l'ha investita, e subito è crollata; e la ruina di quella casa è stata grande." (Luca 6:46-49)
Ogni persona indubbiamente desidera una vita serena e tranquilla, ma poiché tutti siamo ormai consapevoli che le vicende della vita ci possano privare facilmente di questa serenità, ci si adopera allora per acquisire, non si sa bene come, le energie necessarie per reagire positivamente alle difficoltà. Si lavora sulla propria personalità per sviluppare un carattere più deciso, s’indaga sulle proprie debolezze per accrescere l’autocontrollo e affrontare così la vita non più come dei perdenti, ma come vincitori. Abbondano le soluzioni umane, religioni, psicoanalisi, tecniche di rilassamento, magia bianca e nera, e altro ancora, ma una vita spirituale sicura, prospera, che non cede di fronte agl’inevitabili rovesci della vita e ci rende vincitori nei confronti delle ansie delle paure, non è frutto del caso e neppure dei semplici sforzi dell’uomo. La soluzione? Ancora una volta è la Parola di Dio che ci viene in aiuto, non con una soluzione alternativa, ma con l’unica soluzione valida, una fede fondata sulla “Roccia”, Gesù Cristo il Signore.

Due condizioni

Gesù richiama i presenti alle proprie responsabilità


Alla fine del suo discorso Gesù si appella alla coscienza dei presenti, compresi i discepoli, per richiamarli alle proprie responsabilità, le parole pronunciate sono belle, più che validi i concetti espressi, molti riconoscono in lui un’autorità particolare per il modo con cui li ammaestra, ma Gesù dichiara fermamente che se questi insegnamenti non sono messi in pratica a nulla servono, se accolti solo intellettualmente senza tradursi in azione non produrranno nessun beneficio e nessun frutto positivo nella vita dell’ascoltatore.

Due uomini, due terreni, due modi di edificare, due risultati diversi

Gesù in questa parabola vuole mettere a confronto due modi differenti di accostarsi a Lui e di vivere la fede, ci presenta due persone l'uno accorto l’altro disavveduto, ambedue decidono di costruire una casa, uno sceglie un terreno solido dove porre le fondamenta, l’altro disavveduto, si accontenta di costruire senza spendere troppo tempo in ciò che non si vede “le fondamenta”, l’unico elemento comune è la tempesta, l’inondazione, di fronte alle quali una casa regge l’altra inevitabilmente a causa della sua instabilità crolla ed è la rovina completa.


Due tipi di fede, due tipi di credenti



credere

Così anche nell’ambito della fede vi sono due categorie di persone, coloro che si avvicinano alla religione, simpatizzano per Cristo, condividono intellettualmente, ma non realizzano mai un vero ravvedimento, vi sono invece persone che colpite dalla forza della Parola di Dio si pentono dei loro peccati, si ravvedono, diventano delle nuove creature riconoscendo in Gesù Cristo l’unico Signore e Salvatore, entrano a fare parte della schiera dei salvati per grazia.
Per i primi tutta la loro religiosità risulterà un vano aiuto nel momento della prova, e quando saranno aperti i libri davanti al “trono bianco”, con grand’amarezza scopriranno che i loro nomi non si trovano scritti, perché in realtà non hanno mai riconosciuto veramente in Gesù Cristo l’unico Salvatore, ma hanno continuato a confidare nelle loro opere, nella loro apparente giustizia.


Per la seconda categoria non vi sarà prova troppo grande e difficile da sopportare, perché nulla li potrà separare dall’amore di Gesù, e poiché in Lui hanno ricevuto il perdono e la grazia, su di loro non vi è più alcun giudizio, sono passati dalla morte alla vita.
Purtroppo però anche fra i credenti si crea una divisione. Vi sono coloro che edificano saggiamente e pongono delle basi solide per la loro vita spirituale, vivono la loro fede con la dignità dei figlioli di Dio, cercando di crescere e maturare nella fede, avvalendosi degli strumenti di grazia che il Signore mette loro a disposizione, poiché noi non siamo di quelli che dicono: “Aiutati che il cielo ti aiuta”, ma crediamo che: “ il nostro aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra”, un aiuto che va’ richiesto per mezzo della preghiera, va' realizzato per mezzo dello Spirito Santo, va' vissuto per esperienza nell’ubbidienza alla Parola di Dio.

Vi sono invece credenti che restano fermi al punto di partenza, non curandosi del loro progresso spirituale, per nulla preoccupati di dove stanno andando e di ciò che stanno facendo e se veramente camminano nella volontà di Dio, ma ricordiamoci che benché il Signore ci abbia salvati per mezzo del Suo sacrificio, e nulla possiamo aggiungere a tale fondamento, resta sempre da parte nostra la responsabilità di vegliare e crescere nella grazia e nella conoscenza, l’Apostolo Paolo scrive a Timoteo suo giovane collaboratore: “Io so in chi ho creduto …” 2 Timoteo 1:12, ma afferma anche: “Custodisci il buon deposito ...” 2 Tmoteo 1:14.
Partiamo dall’esempio negativo, per giungere poi a conoscere quali sono i presupposti corretti per vivere una vita spirituale esuberante piena di frutti di giustizia alla gloria di Dio, sia nei giorni di sole sia nel mezzo delle inevitabili tempeste.

 Una casa instabile - Le cause


instabilità

Un costruttore disavveduto

Sono tante le persone che si adoperano con estrema diligenza per assicurarsi un futuro tranquillo, accantonano qualche risparmio per i tempi difficili o per gli imprevisti, cercano di pianificare la propria vita per essere più sereni, nelle decisioni difficili valutano con molta attenzione i pro e i contro, sono definiti “avveduti”, ciò non è sbagliato, se non diventa un’ossessione, ma domandiamoci piuttosto quanti sono così avveduti nelle cose spirituali, quanti si preoccupano di farsi un tesoro lassù nel cielo, quanti si curano delle cose che non si vedono (quelle spirituali), ma che sono quelle eterne, quanti si curano di rendere la propria vita spirituale più sicura per affrontare i momenti difficili, le prove, le tentazioni, e se pensiamo di esserne esenti forse dobbiamo rivedere il nostro modo di credere! Quanti sono disposti a “perdere” del tempo per scavare delle solide fondamenta, quanti piuttosto preferiscono al contrario costruire in fretta per mostrare al mondo un bell’edificio? Nella fretta non valutano attentamente i rischi, non prevedono, si accontentano di fare, ma non di essere, si corre il rischio dell’irruente Pietro: “Simone, Satana ha chiesto di vagliarvi … Signore con te andrò fin’anche alla morte”, pochi giorni dopo miseramente tradì il Signor Gesù.

Un terreno instabile


Superficialità. Tanti hanno una visione unilaterale della fede, accettare la parte che non crea problemi, riconoscere Cristo crocefisso, ma rifiutare di prendere la propria croce. Credenti convinti che vivere una vita esuberante sia fare, fare e poi ancora fare, credenti che non trovano il tempo per fermarsi ai piedi del Signore semplicemente per adorare, che non amano lasciarsi investigare dallo Spirito Santo, perché ciò richiede tempo e pazienza ma noi abbiamo fretta di costruire, ma quante volte l’Eterno diceva al suo popolo: “Ascolta Israele”, e ancora la scrittura dice: “Sta’ in silenzio davanti all’Eterno”, e l’Apostolo Paolo consigliava ai Corinti ed anche a noi “esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede”.

Religiosità. Cercare di piacere a Dio sulla base dei nostri sforzi. Un’ubbidienza formale a tante belle regole per quanto ortodosse possano essere, non ci sarà di aiuto per gettare fondamenta sicure, anzi è proprio un comportamento religioso che può produrre un pericoloso senso di autocompiacimento e giustizia fondati sulle proprie capacità, ma ciò che conta per Dio non sono i nostri formalismi, ci avevano già provato senza successo gli scribi e i farisei, il Signore desidera un cuore umile, disponibile, “stracciatevi il cuore e non le vesti” Gioele 2:13, “Io sono con colui che è umile e contrito di cuore” dice il Signore in Isaia 57:15.
Tutta la nostra religiosità non servirà a nulla nel giorno della prova. Potrebbe non accadere mai, ma immaginiamo se un giorno dovessimo trovarci nella persecuzione, non più le belle corali, niente musica evangelica, addio alla possibilità di frequentare la comunità, forse ci troveremo soli, forse in prigione, non più i fratelli con cui rallegrarci, allora ci resterà solo il Signore, e se non avremo imparato ad avere comunione intima con Lui, come potremo resistere?  Spesso dichiariamo che Dio è vivente, ma lo realizziamo veramente, o rischia di diventare una dichiarazione religiosa?


Carnalità. E' molto pericoloso valutare il livello della propria maturità spirituale, o quella d’altri credenti, sulla base delle esperienze emotive, le emozioni fanno parte della nostra vita, qualcuno ha affermato che siamo fatti d’emozioni, ma potremo noi costruire un edificio importante come quello della nostra vita spirituale, su di un terreno instabile come lo è quello dell’emotività? Le emozioni variano e i nostri sentimenti sono mutevoli, oggi abbiamo avuto una buona giornata, ci sentiamo bene, ci viene così facile lodare il Signore, ci sentiamo ferventi, il giorno dopo siamo afflitti, la nostra preghiera è silenziosa e sofferta, ma il Signore è sempre lo stesso, a volte sentiamo particolarmente la presenza del Signore, un fremito particolare percorre tutto il nostro corpo allora tutto è bello, si afferma che è stata una riunione benedetta, come se le benedizioni scaturiscano dalle nostre emozioni, ma in quello stato d’animo tutto sembra più facile il cammino più percorribile, svaniscono timori e perplessità, ci sentiamo in pace con tutti, come amiamo i fratelli in quei momenti, ma poi tutto passa, alla riunione successiva ci sentiamo freddi, non avvertiamo nulla, che faremo allora? Non ameremo più, non saremo più spirituali perché “non sentiamo” nessuna emozione, insieme alle emozioni avremo perso tutto il nostro vigore. No! Il signore dice: “ Nel tornare a me e nel tenervi in riposo starà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia starà la vostra forza” Isaia 30:15.


Le conseguenze


Le prove evidenziano le false o infondate professioni di fede. Nel momento della prova non serviranno a nulla i nostri sforzi, le nostre convinzioni, le nostre apparenze, la conoscenza teorica non ci potrà essere d’aiuto, saremo come una casa senza fondamenta.

Una casa stabile

roccia


 Un fondamento sicuro, “La roccia”



“Gesù”! Certamente, Cristo è il fondamento sicuro su cui poggiano le basi della nostra fede della nostra salvezza ma tutto questo rischia di rimanere solo un concetto teorico astratto, se non produce qualche cosa di concreto, se non lo sperimentiamo personalmente, e non solo per sentito dire!

Per raggiungerlo è necessario scavare, e scavare profondo

 Certamente quando nel campo della fede si parla di operare, il nostro io si ribella, giammai! Siamo salvati solo ed esclusivamente per grazia, ed è assolutamente vero, ma in questo caso scavare non significa compiere opere meritorie per guadagnare la salvezza, non sono i nostri sforzi umani piacere a Dio, non si tratta di una particolare attitudine al misticismo e alla meditazione profonda, o qualche forma di penitenza religiosa.



Quale significato ha: scavare?



Scavare, e scavare profondo significa, per quanto rientra nella nostra competenza, adoperarsi per rendere sicuro il nostro cammino, e portare frutto.


Scavare profondo è paragonato al mettere in pratica la Parola di Dio 


"Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, avendo cura di mettere in pratica tutto ciò che v'è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai" Giosuè 1:8.

Molti pensano che sia sufficiente conoscere l’Evangelo perché la propria vita sia trasformata, ma se non lo mettiamo in pratica resteremo dei religiosi teorici. Voglio fare l’esempio della prescrizione del medico, sarà idonea alla malattia, sicuramente, la cura indicata, ma se non si va' in farmacia per comprare il farmaco e poi non è somministrato secondo le indicazioni, non sarà d’alcun beneficio per il malato. Solo l’ubbidienza alla Parola di Dio rende sicuro il nostro cammino spirituale, "La tua parola è una lampada al mio piè ed una luce sul mio sentiero" Salmo 119:105.
Per edificare su di un terreno solido è necessario vivere concretamente l’Evangelo. Non basta ascoltare, conoscere, non è sufficiente sapere che bisogna ravvedersi, dobbiamo ravvederci! Non basta essere informati che Gesù era mite ed umile, ma dobbiamo anche noi manifestare il frutto dello Spirito Santo che è: amore, pace, mansuetudine, non basta sapere che Gesù è morto sulla croce, dobbiamo prendere la nostra croce, rinunciare a noi stessi e seguirlo. Non basta ascoltare, imparare, bisogna mettere in pratica, in altro modo illudiamo noi stessi, "Perciò, deposta ogni lordura e resto di malizia, ricevete con mansuetudine la Parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre. Ma siate facitori della Parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi" Giacomo 1:21-22.
L’ubbidienza è il fondamento della comunione con il Padre, senza la quale siamo privi di vita, "E Colui che mi ha mandato è meco; Egli non mi ha lasciato solo, perché fo del continuo le cose che gli piacciono" Giovanni 8:29.


Scavare profondo è una vera conversione


I frutti del vero ravvedimento sono un terreno stabile e rendono sicuro il nostro edificio spirituale. Non possiamo assolutamente pensare di edificare una casa stabile rimanendo legati a qualche peccato non confessato, mantenendo nel cuore delle impurità, fate morire le vostre membra che sono sulla terra” dice Paolo, Colossesi 3:5-6. Il peccato indebolisce la nostra vita spirituale, contrista lo Spirito Santo, che è il nostro aiutante, il Consolatore, ci condanna nella coscienza e ci fa sentire colpevoli e lontani da Dio, per tanto mancherà la pace. Se desideriamo una vita spirituale prospera dobbiamo confessare e abbandonare il peccato. Ma la vita del credente non può e non deve essere solo “non fare il male”, deve esserci anche un’azione positiva, dobbiamo imparare a fare il bene, "lavatevi, purificatevi, togliete d'innanzi agli occhi miei la malvagità delle vostre azioni; cessate del far il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate ragione all'orfano, difendete la causa della vedova!" Isaia 1:16-17, e più saremo impegnati nel fare il bene, secondo la volontà di Dio, più le radici della nostra fede andranno in profondità.


Scavare profondo è il nostro progresso nella santificazione



La volontà di Dio è che ci santifichiamo, che significa separarsi da ogni forma di contaminazione per consacrarsi a Dio. Non possiamo di conseguenza pensare di eliminare dalla nostra vita i peccati più grossolani, e tollerare una serie di “cattive abitudini”, che guastano la vigna del Signore, "le mosche morte fanno puzzare e imputridire l'olio del profumiere; un po' di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria" Ecclesiaste 10:1.


Immaginate un costruttore che debba edificare una casa, il quale sapendo che nel terreno si trovano degli ordigni bellici inesplosi, non li faccia eliminare dagli artificieri, sarebbe una follia, prima o poi potrebbero esplodere, così potrebbe essere per tutti quei peccati sottovalutati, quei desideri impuri che a volte restano assopiti nel cuore, non tolleriamoli, non accarezziamoli, gridiamo al Signore che investighi il nostro cuore e che ci liberi, non limitiamoci a “falciare il giardino”, pareggiando erba ed erbaccia velenosa, rendendolo apparentemente ordinato, dobbiamo lasciare che il Signore tolga le radici dell’erbaccia, affinché non ricresca più.



Scavare profondo significa passare del tempo in preghiera



Per ultima cosa, anche se non meno importante, perché la nostra casa spirituale sia sicura, ed abbia solide fondamenta non può assolutamente mancare la preghiera. La Scrittura invita tutti i credenti ad indossare la perfetta armatura che il Signore mette a nostra disposizione per resistere nelle difficoltà e ad ogni sorta d’attacco spirituale, ma se manca la preghiera saremo come un soldato abbandonato a se stesso privo di direttive, ben armato, con delle buone difese, ma che non può ricevere ordini perché a perso il contatto con il proprio comandante e per tanto in difficoltà. "orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi" Efesini 6:18.


Conclusione



fondamento

Oggi il Signore interpella anche noi per mezzo della sua Parola, chiedendoci su quale terreno vogliamo gettare le fondamenta della nostra vita spirituale? In base alla nostra scelta ed all’impegno con cui siamo disposti a scavare possiamo già fin da ora stabilire se la nostra sarà una casa che resisterà alle intemperie, o se crollerà inesorabilmente alla prima tempesta.
Adoperiamoci per costruire sulla roccia, non accontentiamoci di una fede apparente, non affidiamoci a delle semplici emozioni, ravvediamoci e abbandoniamo il peccato che ancora signoreggia sulla nostra vita.


Per la grandezza del suo amore, il Signore non permette che tu possa continuare ad edificare su di un terreno così instabile, desidera toglierti dal terreno pericoloso delle facili illusioni, vuole che tu cresca sicuro, forte, e con dolcezza ma con estrema fermezza desidera debellare il peccato che ancora ti rende debole e a volte addirittura dubbioso.


Tutto questo non significa che non troveremo più nessuna difficoltà lungo il cammino, prove ne avremo sempre, forse ci sarà forse una malattia, una sofferenza spirituale, oppure potremmo essere attaccati a motivo della nostra fede e di certo come tutti gli uomini incontreremo difficoltà di vario genere, ma se abbiamo edificato sulla roccia non saremo abbattuti e per mezzo dello Spirito Santo il Signore ci farà udire la sua voce.  


 

“ tu, non temere, perché io son teco; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia"
(Isaia 41,10)

Liberamente adattato da internet

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